Saranno giorni
Sfortunatamente
LUNGHI
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"Ma questo deve dormire per forza in camera mia?"
Arricciai il naso per la frustrazione, e con l'aria affranta, mi accomodai su uno dei gradini in marmo bianco e lucido della scala principale che dava sul portone ma che comunque mi dava una perfetta visione del salotto. Avevo difronte un Lysander Scamander dall'espressione del volto più tosto divertita alla vista di una rossa sedicenne in preda ai capricci, degni di una bambina di poco più di quattro anni. Lindor alzò gli occhi al cielo e a quel punto fui giustificata a tiragli un bel calcio negli stinchi, talmente forte che non lo infastidì neppure. Quanto sono inutile, sbuffai.
Il ragazzo aveva in mano un solo e semplice bagaglio a mano costituito da un borsone sportivo sul quale poco dopo notai lo stemma della casata Corvonero. E te pareva, pensai, tale e quale a come era da bambino, un secchione petulante a cui piace leggere volumi per bambini sugli animali in calore.
Mentre osservavo le rifiniture dorate di quello stemma e mentre pregavo non so quale buon santo di risparmiarmi una tale punizione, sentii dalla porta della cucina un sonoro buffo da parte di mia madre, la quale esprimeva palesemente la sua indiscussa voglia di farmi fuori. "Rose, non abbiamo altre stanze disponibili al momento, non fartelo ripetere." disse la donna indaffarata dalle sue faccende. Prima che potessi aprire bocca per proporre un intelligente rimedio, lei mi succedette e con voce petulante aggiunse: "Se stai pensando al divano, puoi anche scordartelo."
Sbuffai. Cavolo, pensai, quanto odio mia madre. "Agli ordini, Hermi." Odiava essere chiamata con quel nomignolo per cui colsi l'occasione di prenderla un pò in giro come anche facevano i suoi colleghi di lavoro. Hermi mi lancio occhiataccia; le feci la linguaccia.
Quando sentii la porta della cucina chiudersi alle spalle di mia madre, mi alzai in piedi e cominciai a salire le scale. "Andiamo, Lindor." Dissi e lo sentii sospirare mentre lo guidavo verso la mia stanza.
Strisciavo i piedi sul ripiano lucido delle scale e fantasticavo sul fatto che, se fossi scivolata come una vera e autentica cretina, sarei caduta addosso a Lindor il quale sarebbe caduto a sua volta appresso a me e a quel punto c'era da discutere se si sarebbe sfondata la porta o il muro. Mentre mi concedevo un breve momento di lieve follia, mi resi conto finalmente di quanto fosse silenzioso il mio vecchio e preistorico amico. Aveva lo sguardo basso, gli occhi però sereni, il borsone che penzolava da una spalla.
"Eccoci arrivati." dissi, poggiando la mano sulla maniglia della porta. "Benvenuto nella mia lussuosa stanza." Lo vidi alzare gli occhi al cielo e ridacchiare lievemente: mi sfuggi anche a me una risata e improvvisamente sembrò che la tensione che inizialmente si era creata si fosse dissolta, lasciando posto solo a qualche vecchio e innocuo ricordo.
Aprii la porta con la mia solita delicatezza spalancandola e, da fantastica gentildonna quale sono, con un gesto eloquente della mano quasi un inchino, lasciai passare per primo il mio ospite il quale si inoltrò, corrugando la fronte, in quel luogo.
Bhe, in realtà mentivo spudoratamente riguardo alla mia nuova camera. Era tutto purché sontuosa. Era un accumulo eccessivo di scatoloni enormi e quel bianco candido mi accecava quasi gli occhi. E io mio nome e secondo nome incisi entrambi sulla porta non facevano altro che peggiorare la situazione, rendevano il tutto come una stanza d'ospedale. È inquietante, pensai. Ma in fin dei conti avevo una bella vista sulla strada e sulle altre piccole casette londinesi dai colori tutti diversi. Non mi dispiaceva affatto, ma forse avrei preferito il panorama newyorkese.
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EUPHORIA -scorose
FanfictionDal momento in cui realizzai che Cupido aveva tutta l'intenzione di rifilarmi una delle sue stupidissime freccette nel didietro, mi sentii in dovere di prendere un lanciafiamme e scagliarglielo contro facendo un bell'arrosto di angioletto indemoniat...
