Capitolo 15 -Rose

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care, piccole vesciche

non entrerò mai più in un bagno

corri, corri!

"Sai, Lindor, forse ti perdono."

Sbocconcellavo pigramente una barretta Milky way al cioccolato - di cui Sophie Morgan mi aveva gentilmente fatto diventare dipendente- e allo stesso tempo passavo lo sguardo dal mio amico Lysander Scamander, al tramonto e alla mia gustosa porzione di calorie della giornata.

Il diretto interessato ci mise un po' a capire che la mia affermazione era rivolta a lui e alla sua zazzera di capelli biondo sole. Mi guardò di sbieco e quando fui sul punto di pensare che stesse per inchinarsi, implorare pietà nei confronti della mia magnificenza o qualunque altro strano rito di adulazione, disse semplicemente: "Ah, si? E per cosa?"

Le mie aspettative vanno in frantumi come una boccia di vetro lanciata dal grattacielo più alto del mondo, ne ero al corrente. Ma almeno avevo le barrette al cioccolato che erano un ottimo equivalente del vecchio, buon sesso.

"Per avermi scaricata, brutto coglione che non sei altro!" sibilai e benché quella mattina era sgambettato via come un razzo senza farsi più vedere fino a quel momento della sera in cui era apparso dal nulla - tipo i funghi -, non ero realmente arrabbiata con lui.

La sua risata risuonò lungo il ponte. Mi sporsi poggiando i gomiti sul guardrail -l'unica cosa che impediva a me e al mio fascino irresistibile di non cadere di sotto e annegare in modo poco elegante- e vidi il pelo dell'acqua scintillare d'arancio come il cielo che si stagliava sopra le nostre teste e sul castello.

Quel tramonto era, in poche parole, come la sottoscritta: rosso fuoco e al di sopra di voi insulsi comuni mortali. Sono modesta? Si, può darsi.

"Non puoi fare a meno di portare rancore, eh? Neanche se è rancore totalmente ingiustificato." ridacchiò Lys con il suo solito tono da chi vuole pararsi bellamente il culo.

Ingiustificata era sicuramente la sorte che spettava alle persone che decidono di fare fuori qualcuno con un ascia e un motosega.

Sophie Morgan non aveva spiccato parola fino a quel momento. Era rimasta assorta nei suoi pensieri, con gli occhi puntati sull'orizzonte. Ogni tanto scartocciava qualche caramella facendo scricchiolare la carta. A un certo punto la sentii ridere, forse alquanto divertita dalla situazione. "Andiamo, Rose. Non prendertela con Lys. Probabilmente stava inseguendo il suo grande forse." e lanciò un occhiata furbetta al ragazzo, il quale non fece a meno di farle un gestaccio.

"Immagino che il suo grande forse è senza ombra di dubbio la McGranitt." dissi e sorrisi senza dare un freno alla voglia di rendere impossibile la vita di Lysander. In senso positivo ovviamente: la mia presenza migliora incondizionatamente la vita di chiunque. Inutile negarlo. "Altrimenti non si spiega come qualcuno possa reggere la sua petulanza, se non dotato di pazienza immane."

Anche Lysander rise e mi diede un'affettuosa spinta con il braccio. "Ah, ah, ah. Molto divertente, Rosalin."

"Quando la smetterai di chiamarmi Rosalin?"

"Più o meno quando tu la pianterai di chiamarmi Lindor." pigolò. "Quindi, mai."

"Giusta osservazione, amico mio" gli lanciai un'altra caramella e sperai che Lysander avesse i riflessi pronti che ovviamente, e sottolineo ovviamente, non aveva per niente. La caramella precipitò e cadde risucchiata dall'acqua. "Lys, sei un emerito idiota! Era l'ultima, porca paletta!"

Sophie si affacciò verso il bordo forse aspettandosi di vedere quella caramella cominciare a nuotare allegramente per poi essere mangiata da una balena. Non successe, per fortuna.

EUPHORIA -scoroseDove le storie prendono vita. Scoprilo ora