Capitolo 10 -Rose

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quasi perdo un arto

odio gli addii non addii

si parte!

Mia madre attraversò il muro; Lysander Scamander pure; anche Isabelle Redon lo attraversò emozionata come se fosse la cosa più emozionante della terra. Per quanto mi riguarda penso che la vita mi odi talmente tanto da far si che rimanessi bloccata come un salame in uno stupidissimo muro e per di più in compagnia di quel completo idiota di Thomas Grier. Direi grandioso.

La situazione, divenuta particolarmente drammatica, mi fece passare come una che poteva essere potenzialmente idiota quasi quanto lui, il che non era vero perché modestamente io sono un gran bel pazzo di genia. E come se non bastasse la risata nervosa e stressante e antipatica e insopportabile di Thomas mi fece venire voglia di fracassarlo di botte. "Smettila di ridere o ti faccio saltare anche quell'altro piede." lo minacciai.

La cosa positiva era che almeno mi sentivo tutte le parti del corpo al proprio posto, se solo non fosse per il fatto che il mio povero braccio destro era bloccato e incastrato nel muro. Non mi faceva male anzi considerai questa situazione molto divertente: immaginavo che qualche povero babbano potesse accorgersi dello strano arto inerme che gli faceva il dito medio e che lo salutava da lontano. Questa cosa mi fece ridacchiare un po'.

Potevo anche constatare che la mia posizione era più tosto comoda e normale, per certi versi. Ma di certo non potevo dire la stessa cosa per il mio amico Thomas che aveva il piede bloccato nel muro, così tanto in alto da farlo sembrare una ballerina di danza classica durante un'esibizione. Era parecchio esilarante.

Isabelle rise, così contenta di non trovarsi nella mia situazione e in quella del suo fidanzato. Esattamente! Thomas finalmente era riuscito a farsi coraggio e dichiararsi alla mia migliore amica. Be', dopo tre anni passati a fingere di non seguirla con lo sguardo ovunque andasse come se non volesse perdersi nessun suo movimento e di non sbavarle dietro come fosse un cane... è un gran bel traguardo.
Quando erano piombati nella mia nuova camera, la sera prima, facendomi una sorpresa e mettendomi al corrente della novità non potevo credere alle mie orecchie e quasi rischiai di cadere dalla sedia.

Mia madre si portò una mano alla fronte e ci guardò sconsolata come se fossimo due completi casi persi. Ammetto di odiare Hermione Granger quando faceva la saputella so-tutto-io. Ma infondo sapevo che era lei quella che aveva oltrepassato cinquemila volte quel muro senza fare la figura della cretina come nel mio caso.

"Il problema" disse "è che non ci avete creduto abbastanza."  Frugò nella borsetta a perline per cercare qualcosa.

Ah, certo. Perché ovviamente è normale credere in un muro di mattoni. "In realtà il problema è che...okay, si forse hai ragione. Ma adesso posso riavere il mio braccio? È inquietante."

La donna impugnò la bacchetta e con un incantesimo non verbale liberò il mio braccio e il piede di Thomas. Adesso poteva vantarsi non solo di aver salvato il mondo magico ma anche gli arti di una potenziale fantastica strega e di Kung Fu Panda americano versione magra.

Mi massaggiai il braccio assicurandomi che fosse tutto apposto e ringraziai mia madre con un bacio volante. Thomas una volta liberato si ritrovò con il culo per terra, ma il piede era intero per mia sfortuna. Isabelle gli andò incontro per dargli una mano a rialzarsi e lui le diede un bacio sulle labbra, a stampo, casto, solo perché era presente mia madre altrimenti avremmo tutti assisto alla procreazione di tante piccole Izzy e tanti piccoli Thomas. Una famigliola felice.

Sorrisi alla scena. Infondo ero tanto felice per loro, lo ero un po' meno perché adesso che il mio braccio era salvo non avevo più nessuna scusa per tardare l'ultima cosa che avrei voluto fare: partire.

EUPHORIA -scoroseDove le storie prendono vita. Scoprilo ora