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La coperta sporca di sangue era stata lasciata, per la fretta, su un mobiletto affianco alla culla di Robin, e a distanza di un giorno era ancora lì. Evelyne le diede un'occhiata, mentre mise suo figlio a nanna. Tanta preoccupazione per nulla, il medico aveva diagnosticato solo un comune sanguinamento dal naso. Guardando quella coperta sporca si promise di non provare mai più tanto spavento come quello provato la sera prima.

Avvolse delle coperte pulite sul bambino, e notò un raggio di luce che penetrava dalla finestra, illuminando il suo viso. Si apprestò a chiudere le tapparelle, nulla avrebbe potuto disturbare il sonno di suo figlio. Tornò da lui, e continuò a fissarlo, era diventato il suo passatempo preferito, più lo guardava e più si rendeva conto che non aveva mai desiderato niente di meglio, Robin era tutto ciò che voleva dalla vita, il resto era diventato solo di contorno. Era triste, vero, ma quella piccola creaturina la faceva sentire così, ed era la donna più felice del mondo.

«Ci hai fatto prendere un bello spavento.» le sussurrò, accarezzandogli il viso. «Tuo padre stava per... lasciamo stare. Sei sano come un pesce, ha detto il medico.»

Quando guardava suo figlio non poteva fare a meno di sorridere, neanche se ne accorgeva, ma sorrideva sempre. In quel momento lo odiava per quello che gli aveva fatto passare quella notte all'ospedale, ma allo stesso tempo lo amava, nessuno mai le aveva fatto provare una paura tanto forte da scuotere la terra sotto i suoi piedi.

Il tempo scorreva più lentamente quando era sul bordo di quella culla, ma non era infinito, quei momenti erano destinati a finire, e lei, nella sua innocenza di neo mamma, non faceva altro che goderseli appieno. I secondi tornarono alla loro scansione originale quando suonò il citofono. Evelyne non avrebbe mai potuto avere indietro quel momento, e qualcuno lo aveva appena interrotto.

Iniziò a scendere le scale furente di rabbia. «Arrivo.»

Era un orario insolito, nessuno suonava mai a quell'ora, o per lo meno nessuno lo aveva mai fatto da quando si era trasferita lì. Era quasi ora di pranzo, il postino arrivava molto prima solitamente, e il marito non sarebbe arrivato prima di cena. Scese senza chiedersi chi fosse, ma quella persona iniziò a bussare dall'impazienza, e lei si chiese il motivo di tanta fretta.

«Sto arrivando, datemi tempo.» si lamentò lei.

Arrivata alla porta sentì bussare ancora una volta. Era a un passo dal perdere la pazienza, avrebbe voluto non aprire, non aveva voglia di perdere tempo con una persona tanto maleducata e insistente, ma se avesse sentito ancora un'altra volta bussare sarebbe potuta impazzire.

Aprì la porta, e la sua espressione furiosa mutò rapidamente. Di fronte a lei riconobbe Edmond Girard, l'antiquario che le aveva donato l'amuleto necromantico. Impallidì di colpo, e il terrore fu presto visibile sul suo viso d'avorio. «No... non è possibile. Mi ha seguita fino a casa?» si voltò di scatto verso l'interno dell'abitazione, cercando il telefono con lo sguardo. «Chiamo la polizia.»

«Aspetti, la prego.» la interruppe lui. «È importante.»

Evelyne non sapeva come quell'uomo ci riuscisse, ma era capace di farla rimanere tranquilla, nonostante l'avesse seguita fino a casa e si fosse fatto trovare fuori alla porta nel momento in cui era a casa da sola. Era un anziano all'apparenza innocuo, pacato e silenzioso, solo un po' insistente, e non si sentiva per nulla in pericolo in sua presenza, al contrario.

«Che ci fa qui?» gli chiese, lasciando la porta socchiusa.

«Sono passato a vedere come stava.» il signor Girard notò la pancia della giovane madre. «Il bambino? È nato?»

Lei annuì sorridendo, ancora una volta lo fece senza accorgersene, aveva pensato alla sua piccola creaturina solo per un istante, e bastò per farla sorridere nonostante la sgradevole situazione.

Girard iniziò a sbirciare all'interno dell'abitazione. «Ha notato qualcosa di strano? Nel bambino, intendo.»

«Di cosa sta parlando? Il mio bambino è sano come un pesce.» Evelyne ripeté le parole del medico.

«Non ha notato nulla di anormale?»

«Ammetto che mi sta spaventando, ma ancora di più infastidendo.»

La giovane donna chiuse la porta, ma il vecchio antiquario la fermò infilando il piede nella fessura. Trattenne il dolore, e nello stesso istante lei riaprì la porta. «Aspetti.»

«Che altro vuole ancora?»

«Deve ascoltarmi, suo figlio è in pericolo, se ci tiene a lui deve darmi retta.»

«Lei sta delirando, non voglio essere maleducata, la prego, se ne vada, devo chiudere.»

«Mi ascolti, quel quadro...»

Evelyne si accigliò. «Ce l'ha ancora con il quadro? La sua è una fissazione.»

«Non ha notato nulla di strano nemmeno in quel dipinto? Stento a crederci.»

«Mi dispiace deluderla, ma è così, nulla di strano, qui è tutto ok.»

Il signor Girard tornò a sbirciare all'interno dell'abitazione, destando le preoccupazioni della proprietaria. «Il dipinto è dentro, giusto?»

«È nel salone.»

«Si fidi di me, non aspetti che succeda qualcosa prima di intervenire.» le consigliò l'antiquario. «Se non mi crede, provi a scattare una foto a quel dipinto.»

«Una foto?»

Il vecchio signor Girard si rovistò nella giacca, estraendo un bigliettino da visita per consegnarlo alla giovane donna. «Prenda, se avrà bisogno di qualcosa saprà dove trovarmi.» l'uomo le sorrise. «Noto con piacere che ha deciso di legare l'amuleto al portachiavi all'ingresso, se vuole posso spiegarle meglio come si usa.»

«Non è necessario, grazie lo stesso.» Evelyne prese il bigliettino, senza ricambiare il sorriso, e provò di nuovo a chiudere la porta.

«Aspetti, la prego.» il signor Girard alzò il tono di voce e si fece insistente, ma aveva i suoi buoni motivi. «Tenga l'amuleto il più possibile vicino a lei, me lo prometta.»

Di sopra il bambino si svegliò di colpo, scoppiando in un triste pianto, ed Evelyne strinse i pugni, cercando in tutti i modi di non risultare maleducata. «Adesso che ha svegliato il mio bambino, può andarsene, per piacere?»

«Non si preoccupi, smetterà di piangere a breve, lei è lì con suo figlio.»

Un brivido artigliò la schiena della ragazza, spaventata dalle agghiaccianti parole del vecchio. «Se ne vada, la prego.»

«Un'ultima cosa: qualsiasi cosa faccia, non bruci il quadro e non tenti in alcun modo di liberarsene, è importante che...»

«Arrivederci.»

Evelyne gli chiuse la porta in faccia, e nello stesso istante il piccolo Robin smise di piangere, proprio come le aveva detto lui. Prima di salire le scale per raggiungere la stanza del figlio, incrociò lo sguardo con l'amuleto dell'antiquario. Avrebbe voluto prenderlo, riaprire la porta, e consegnarlo di nuovo nelle mani del vecchio. Ma qualcosa glielo impedì, in un modo o nell'altro non riusciva a separarsi da quell'oggetto.

Venne attratta subito dopo dal quadro che raffigurava La Gravida, la giovane donna si sentì chiamare un'altra volta ancora dalla voce di quel dipinto, superò il tavolo al centro del salone e si posizionò di fronte all'opera d'arte. Si accorse che qualcosa era cambiato, la figura nel dipinto era smagrita, la sua pancia sembrava essersi sgonfiata, come se non fosse più incinta.

La GravidaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora