Era assurdo pensare a come quello strumento avrebbe potuto aiutarla, fino a quel momento le aveva procurato solo tanta inquietudine. L'aveva lasciato dove non avrebbe potuto vederlo, il più lontano possibile da lei e dalla sua casa, ma non era riuscita a liberarsene completamente, e non riusciva a spiegarsi il motivo.
Era come se quell'oggetto non riuscisse a stare lontano da lei, e la cosa era reciproca. Era riuscito a tornare a casa. Arthur lo stringeva nella mano, aprendo la porta. Non aveva la minima idea di cosa fosse, e non si era posto neanche la domanda, era sicuro appartenesse a sua moglie, pensava fosse una delle sue strane cianfrusaglie da ragazza di borgo.
«Sono tornato.» annunciò a gran voce il signor Chevalier, entrando in casa.
Appena superato l'ingresso vide la moglie venirgli in contro con un broncio disegnato in faccia. Scuoteva la testa con gli occhi sgranati, e gli faceva cenno di fare silenzio. Arthur si tolse la giacca silenziosamente, poggiandola sull'appendiabiti, e iniziò a guardarsi intorno.
«Robin dov'è?» si chiese.
Evelyne incrociò le braccia. «Dove pensi che sia? A fare una passeggiata? È di sopra, sta dormendo, non svegliarlo.»
«È mio figlio, posso anche svegliarlo se voglio.» Arthur aveva sorriso, ma non era affatto ironico, lo avrebbe fatto davvero.
«Non è un giocattolo.»
«Uffa, ma io volevo giocare con le sue guanciotte.»
«Giocherai quando sarà sveglio.»
Dopo una smorfia triste, Arthur tornò subito serio. «A proposito, ho trovato questo in macchina, è tuo?»
Le aveva mostrato l'oggetto ricevuto dal signor Girard, il chiodo e la moneta sigillate in quell'involucro di vetro. Alla sua vista, Evelyne impallidì, il terrore era ben visibile nei suoi occhi, ma il marito non si accorse di nulla, preso dalla foga di andare a salutare il suo bambino.
Neanche Evelyne si era resa conto di una cosa: a quella domanda aveva annuito, quasi inconsciamente, come se quell'oggetto le appartenesse da sempre. Quando lo prese in mano avvertì una sorta di legame, senza capire da dove derivasse. Le scappò un sorriso vedendo il marito correre su per le scale per andare a salutare il piccolo Robin, ogni volta le faceva sempre lo stesso effetto, erano due genitori pazzi d'amore per il loro figlio, era quasi magico quello che si era creato in quella famiglia da quando era nato lui.
Si distrasse a osservare quell'amuleto nella sua mano, e il solito presentimento angoscioso tornò a farle visita. Pensò a quanto fosse cambiata in poco più di un anno, quella famiglia le aveva donato una sicurezza di sé che prima non aveva mai avuto, se qualcuno le avesse dato la possibilità di tornare indietro avrebbe senza dubbio lasciato l'amuleto nelle mani del vecchio antiquario. La vecchia Evelyne, quella giovane ragazza insicura e ingenua, non c'era più. Non aveva preso quell'oggetto per educazione, ma semplicemente perchè una minuscola parte di lei credeva di aver bisogno di aiuto, e si chiedeva se sarebbe andato davvero tutto bene.
La nuova lei non aveva quei dubbi, quando guardava l'amore che univa quella famiglia era pronta ad affrontare qualsiasi cosa. Avrebbe benissimo potuto buttare quell'amuleto nel cestino, eppure non riusciva a farlo, c'era qualcosa che le diceva che un giorno o l'altro avrebbe avuto bisogno di quell'oggetto, e ciò la terrorizzava perché, nel corso della gravidanza, lei aveva rivisto il signor Girard, e il vecchio gli aveva spiegato la reale identità dell'oggetto. Era terrificante pensare che prima o poi avrebbe avuto bisogno di uno strumento simile, ma il vecchio antiquario era stato chiaro, e lei non aveva mai dimenticato le sue parole del loro ultimo incontro.
Da tre mesi, ormai, era venuta a sapere di essere incinta. Aveva da poco passato la fase in cui si chiedeva ossessivamente com'era potuto accadere nonostante lei fosse sterile, ed era una donna nuova, radiosa e felice. Era finalmente tornata a sentirsi libera, e se ne stava ferma immobile nella Place de la Bastille con un sorriso stampato in faccia, fissando il genio della libertà in cima alla colonna di luglio. Sapeva finalmente cosa provava quella piccola scultura di bronzo che osservava la piazza dalla cima della colonna posta al centro.
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La Gravida
TerrorEvelyne, sterile dalla nascita, riesce finalmente a coronare il suo sogno di diventare madre. Attribuisce il merito di questo miracolo alla riproduzione di un quadro acquistato in un mercato dell'antiquariato, La Gravida di Raffaello, ma la nascita...
