12

102 68 7
                                        

Il telefono squillò per ben tre volte, quel rumore ridondante risuonò per i corridoi dell'enorme proprietà della famiglia Roussel. Dei passi leggiadri e discontinui si muovevano verso quel telefono, erano i passi di Claude. Era incuriosito, non arrivavano tante telefonate in quella casa, non aveva la minima idea di chi potesse essere, ma non aveva fretta, lui amava farsi attendere.

Raggiunse il telefono con molta calma, scendendo una rampa di scale fino all'ingresso, un ampio spazio in stile vittoriano che accoglieva gli ospiti che arrivavano dal giardino pensile intorno all'abitazione.

Non fece neanche in tempo a dire pronto che la voce dall'altra parte del filo tuonò in un istante. «Questa notte La Gravida incontrerà la sua fine.» disse la voce, che Claude aveva riconosciuto alla prima sillaba.

«Cos'ha intenzione di fare, vecchio?»

«Io? Niente.» il tono ironico del signor Girard fece ribollire di rabbia il giovane Roussel, che avrebbe voluto attaccargli il telefono in faccia in quello stesso istante. «Non sarò io a fare il lavoro sporco.»

Claude, teso come una corda di violino, riuscì comunque a sorridere. «Ha dato a me dell'assassino, ha definito dei mostri i quadri di mio nonno, e poi... a fare il gesto più ignobile alla fine della fiera è proprio lei.»

«Ignobile? Io direi necessario.»

«Ha manipolato una giovane donna per convincerla ad affrontare un demone.» non riuscì a trattenersi, il nipote del pittore andò su tutte le furie. «Non solo è un folle opportunista, ma è anche un fottuto ipocrita. Ha mandato avanti quella povera disgraziata per pararsi il culo, è spregevole.»

«È giusto così.» commentò l'antiquario, rimanendo di ghiaccio. «Lei sa meglio di me che questi dipinti più si nutrono e più diventano pericolosi. Evelyne ha fatto la sua scelta, o meglio, ha commesso l'errore. Lei ha voluto sfamare la bestia, ed è giusto che sia lei ad addomesticarla.»

Il braccio di Claude iniziò a tremare, sconvolto dalla crudeltà del vecchio che aveva addirittura osato fargli la morale, tanto da essere costretto ad allontanare la cornetta dalla sua faccia. Iniziò a guardarsi intorno, assicurandosi che La Velata non stesse orecchiando quella telefonata. Il signor Girard non aveva più nulla da perdere, era già nella lista nera del dipinto conservato nella dimora della famiglia Roussel, mentre quella sera il giovane Claude avrebbe messo in gioco la sua salvezza. Sapeva bene che quel gesto le sarebbe potuto costare la vita, ma una vocina nella testa insisteva nel dire di farlo, l'aveva quasi convinto.

«È ancora in linea?» chiese l'antiquario.

Claude si avvicinò di nuovo la cornetta al suo orecchio. «Sì, ci sono. Ha detto questa notte?»

«Sì, stanotte.»

«È sicuro che quella donna possa riuscire a...»

«No, non ci resta che sperare.»

Il giovane Roussel, sorpreso dalla paranoia, tornò a guardarsi intorno, erano rari i momenti in cui si sentiva solo in quella casa, e quello era uno di quelli. Nonostante fosse vuota era costantemente osservato. «Sperare non serve a nulla. Ogni dipinto ha un punto debole, il cuore pulsante dell'opera.»

Il signor Girard rimase fortemente allettato delle parole del ragazzo. «Lei conosce i punti deboli dei dipinti?»

«Io no, ma c'è un diario... di mio nonno.»

«Sono scritti lì?»

«È sorvegliato dalla donna velata. Potrei...»

«Non c'è tempo.» lo rimbeccò il vecchio antiquario. «La Gravida... qual è il suo punto debole? Me lo sa dire oppure no?»

Lui scosse la testa, come se il suo interlocutore dall'altra parte del filo potesse vederlo. Iniziò a sentirsi in colpa, pensò che se il vecchio avesse saputo prima di quel diario magari non avrebbe mandato quella povera donna nella tana del lupo senza pensarci due volte. Ormai l'errore era stato fatto, ognuno aveva commesso il suo, ma faceva rabbia pensare che ne avrebbe pagato le conseguenze un'altra persona al posto loro.

«Claude, è ancora lì.» lo richiamò all'attenzione il signor Girard. «Cazzo, non sparisca.»

«C-ci sono.»

«Potrebbe essere la pancia?»

«L-la pancia?»

«Sì, la pancia, Claude, potrebbe essere la pancia il suo punto debole?»

Il ragazzo ansimò. «È terribilmente scontato, sì, ma potrebbe essere.»

«Potrebbe essere.» ripeté a pappagallo l'antiquario.

«Sì, ma non ne abbiamo la certezza.» il timore di Claude risuonò nella cornetta. «Lei lo sa meglio di me, sa quanto sono pericolosi quei quadri.» abbassò gradualmente il tono di voce. «Sa come sono stati creati.»

Il signor Girard tossì. «Conosco i folli metodi di pittura si suo nonno, ma ne sono più che sicuro: mischiare sangue e vernice non è la causa di quelle creazioni. Olivier Roussel si è spinto oltre.»

«È un motivo in più per non lasciare che quella donna affronti La Gravida. Deve fermarla, è un suo dovere.» insistette Claude. «Lasciamo che faccia il suo corso, e magari risparmierà quella povera coppia innamorata che non c'entra niente.»

«Se non faranno niente soffriranno comunque. E il circolo non verrà mai interrotto, è necessario farlo adesso.»

«E se andrà male? Se La Gravida avrà la meglio?»

«Anche restando fermi avrà la meglio. In ogni caso, Evelyne ha fatto la sua scelta. Ha portato quel dipinto in casa, è ora che si prenda le sue responsabilità.»

«La Gravida toglie tanto quanto da, mi pare di averglielo già detto, ma se venisse sfidata potrebbe...»

«È un rischio che dobbiamo correre. Mai desiderare qualcosa se non si è pronti a pagarne il prezzo con il sacrificio. Evelyne avrebbe fatto meglio a saperlo.»

La GravidaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora