ep. 22 Risorgere a nuova vita

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Illustrazione: Rosario Gulli

Testo: Luigi Pratesi

Personaggio: Nello

«Corpo di mille bombe! Questo vecchio non è poi così inutile come credono se sono arrivato sin qui.»

Dalla finestra filtrava una luce tenue, come di candela. Alle sue spalle il frusciare scostante delle foglie e un vento uggiolante. Il colpo di grazia per la sua schiena, ma il miglior alleato in cui poteva sperare se voleva uscire di lì senza farsi scoprire.

Come di riflesso a quel pensiero, Nello si acquattò ancora un poco al vetro, cercando di non farlo appannare. La stanza era vuota, ma la bottiglia di whisky sul tavolo e il camino acceso lo tranquillizzavano. Gerardo sarebbe apparso presto.

Aveva dovuto addormentare il cane con un sonnifero preso in farmacia e tagliare una recinzione con le sue tenaglie da giardiniere, quella visita notturna non sarebbe certo passata inosservata, ma non gli importava. Era arrivato il momento di capire, di dare un senso a tutto.

Se continuava così, però, non sarebbe arrivato a niente. Il freddo lo faceva tremare. L'indomani si sarebbe alzato a fatica. O forse non lo avrebbe fatto proprio, se lo catturavano. Pensiero stupido in quel momento. La negatività serviva solo ad aumentare le possibilità di combinare un guaio.

No, non poteva permetterselo. Per tutti i venti, avrebbe tenuto il timone a dritta e sarebbe arrivato in porto. Non ci sarebbero state seconde possibilità. Non quella volta. La marea era favorevole e doveva assecondarla.

Per evitare di pietrificarsi, decise di provare a sbirciare da una finestra sul retro. Magari riusciva pure a trovare la stanza in cui Gerardo stava facendo... quello che stava facendo. Qualunque cosa fosse. Era evidente che tramava qualcosa. Dopo la loro incursione notturna in ufficio, FN314 era un formicaio impazzito.

Svoltato l'angolo vide una finestra socchiusa, la luce elettrica di una lampadina penetrava dall'interno. Vi si accostò con prudenza.

«Quante volte te lo devo ripetere, sapeva qualcosa. Forse troppo.» La voce pedante di Patrizio. Non c'era da stupirsi che fosse a casa del cognato.

«Non sapeva nulla, ve lo avevo detto. Ci ho parlato e non mi ha dato l'impressione di sapere proprio un bel niente.» La voce di un bambino. Strano.

Spinto dalla curiosità, Nello si azzardò a guardare dentro la stanza. Sbatté le palpebre tre volte, poi una quarta. Che la tempesta lo cogliesse, non era possibile!

Tre vasche enormi. Cilindri verticali di vetro che contenevano un liquido strano, azzurrognolo, e dentro, come i cetrioli sott'aceto, ci stavano corpi umani: Teresa, Juri e Nina. Sembravano incoscienti, ma non poteva esserne sicuro. No che non poteva. Forse erano morti. Certo lì dentro non potevano respirare.

Gerardo interruppe i suoi pensieri. Quella storia era un incubo, il peggiore degli incubi. «Ha fatto irruzione nel mio ufficio. È certo che questo Juri sapesse qualcosa. Francesca, che mi dici di tuo marito?»

Una bambinetta di tredici anni al massimo spuntò da dietro la poltrona in cui era sprofondata. Non poteva avere un marito. No signore. Non era mica nel Medioevo quello, quando le bambine venivano date in sposa. Brutti pervertiti depravati. Che la burrasca se li portasse via tutti!

Come se quelle parole non l'avessero minimamente turbata, la bambina fece un lungo sospiro. «Mi ero ripromessa di tenerlo fuori, ma hai ragione, sa troppo. Non possiamo permetterci che contagi altre persone e poi... Poi è per il suo bene. Sospetto che con Teresa, invece, abbiamo fatto un terribile errore, è sua figlia a sapere che qualcosa non va, non lei. Vero Pietro?»

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