Capitolo Quattordici

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La versione raccontata dagli studenti di Serpeverde era abbastanza chiara da capire cosa fosse successo: Andrew e Tyler avevano iniziato a litigare in Sala Comune e il litigio era sfociato in un duello. Entrambi erano rimasti gravemente feriti - anche se ancora non si capiva bene come fosse successo - ed erano stati portati urgentemente in ospedale dopo che i compagni di casa avevano dato l'allarme.

Restava da capire per quale motivo avessero iniziato a discutere, quale ragione fosse così grave da spingerli a duellare e a ridursi in quel modo.

Hermione bevve l'ultimo sorso di caffè e poi fece evanescere il bicchierino di plastica, prima di voltarsi verso il corridoio oltre la sala d'aspetto del reparto di terapia intensiva.

Buffo come certe cose fossero le stesse sia per i babbani che per i maghi.

Il San Mungo aveva reparti specializzati per malattie e infezioni magiche, che nulla avevano a che vedere con il mondo babbano. Ma la terapia intensiva... beh, quella c'era comunque.

Era quasi ironico che l'uguaglianza tra esseri umani si notasse sempre nel dolore e quasi mai nelle cose positive.

Draco stava parlando con i genitori di Tyler, fermi a metà corridoio, proprio davanti alla camera in cui era ricoverato il ragazzo.

Aveva un'espressione abbattuta, stanca. Nulla di lontanamente simile all'espressione felice che aveva avuto solo qualche ora prima, quando erano seduti a un tavolo dei Tre Manici di Scopa.

Per Draco non doveva essere facile. Conosceva Tyler da sempre, era il nipote del suo migliore amico, e anche se non lo aveva mai detto apertamente Hermione sapeva che provava affetto sincero verso quel ragazzo.

Era come se lei si fosse trovata a dover assistere in ospedale uno dei Weasley. Sarebbe stato difficile, estenuante e l'avrebbe privata di ogni più piccola traccia di serenità.

Era un po' ciò che era successo quando era morto Fred. Per giorni era stato difficile anche solo realizzare cosa fosse successo.

Poteva immaginare come si sentisse Draco, e allo stesso tempo non sapeva come farlo stare meglio. Proprio perché anche lei si era trovata in una situazione simile, sapeva che non c'era nulla che potesse fare.

Potevano solo aspettare e sperare.

Un lieve rumore di passi la fece voltare nella direzione opposta.

Blaise era appena arrivato nella sala d'aspetto e teneva lo sguardo fisso verso il corridoio, verso il punto in cui suo fratello e sua cognata stavano parlando con Draco.

Hermione notò che aveva lo stesso sguardo di Draco. Vuoto, spento.

"Puoi raggiungerli, se vuoi" disse Hermione.

In fondo, Blaise era un parente. Aveva tutto il diritto di stare con loro.

Il ragazzo scosse la testa e si sedette accanto a lei. "Preferisco stare un po' qui."

Hermione rimase in silenzio, capendo che Blaise non si sentiva ancora pronto ad affrontare la situazione.

"Mio fratello si agita parecchio in queste situazioni. Forse perché non riesce a capire fino in fondo i danni che la magia può causare. Voglio almeno cercare di fingere di essere calmo di fronte a lui, quindi ho bisogno di un attimo" spiegò Blaise, sporgendosi in avanti e appoggiando i gomiti sulle ginocchia.

Hermione gli strinse delicatamente una spalla. "Andrà tutto bene."

"Ne sei sicura?"

"No" ammise lei. "Ma voglio sperarci."

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