The Wandmaker-12

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N/A
Capitolo abbastanza lungo per la maggior parte incentrato sul capitolo 24 del libro con qualche piccola modifica, non volevo dividerlo in due parti, spero non vi annoi
Buona lettura

Harry fissava un punto indefinito del tavolo
Di legno della cucina ripensando al corpo del piccolo Dobby che da poco aveva seppellito, fu come ritrovarsi al funerale di Silente e incredibilmente la sua tristezza aumentò.
«Come sta Hermione?» chiese quando vide Ron arrivare verso di lui. «Non lo so, Malfoy è in stanza con lei, non riesco ad aprire la porta...» ammise mentre il volto si faceva paonazzo dalla rabbia. «Dobbiamo parlare con Unci-Unci e Ollivander.» disse d'un tratto alzandosi e avvicinandosi a Bill e Fleur.
«Ma Hermione!» esclamò Ron indicando il piano di sopra.
«Andiamo a prenderla.» disse Harry salendo le scale fermandosi davanti la porta della ragazza. «Alohomora» la porta si aprì e lentamente i due ragazzi entrarono all'interno restando immobili a fissare Hermione che dormiva sulla spalla di Malfoy che teneva la testa poggiata sulla sua testa e se ne stava beatamente a occhi chiusi.
«Ma che diavolo!?» esclamò Ron facendo sobbalzare i due ragazzi che si svegliarono d'improvviso mentre Harry restava a occhi spalancati così come la sua bocca.
«Harry, Ron» disse la ragazza restando comunque poggiata al biondo non trovando la forza di sollevarsi.
«Noi volevamo parlare con Unci-Unci e Ollivander...ce la fai a venire con noi?» chiese il ragazzo che è sopravvissuto scuotendo la testa incredulo.
«Si certo...» disse cercando di alzarsi lentamente mentre le gambe le tremavano con forza. Draco la prese per la vita quando capì che era ancora troppo debole per reggersi in piedi da sola e Ron pieno di furia si avvicinò a lei strappandola letteralmente via dalle braccia del biondo sorreggendola da solo.
«Vieni con me Herm» disse cominciando a camminare con lei seguito da Harry che chiuse il biondo nuovamente nella stanza.
«Perché non fate venire Malfoy?»
«Hai visto quello che ha fatto la sua famiglia Herm? Non possiamo fidarci di lui»
«Ma cosa stai dicendo Ron?» sussurrò sconvolta mentre Bill faceva loro strada per la stanza di Unci-Unci sparendo prima che loro potessero entrare.
Bill riapparve, portando in braccio il piccolo folletto, che posò cautamente sul materasso. Unci-unci grugnì un grazie e Bill uscì chiudendo la porta.
«Mi dispiace di averti fatto alzare» cominciò Harry. «Come vanno le gambe?»
«Fanno male» rispose il folletto. «Ma si stanno aggiustando».
Reggeva ancora la spada di Grifondoro e aveva una strana espressione, metà aggressiva metà interessata. Harry osservò la pelle giallastra, le dita affusolate, gli occhi neri. Fleur gli aveva tolto le scarpe: i lunghi piedi erano sporchi. Era più grande di un elfo domestico, ma non di molto. La sua testa a cupola era molto più grossa di quella di un uomo.
«Probabilmente non ricordi...» cominciò Harry.
«... che sono stato io a mostrarti la tua camera blindata la prima volta che sei venuto alla Gringott?» finì la frase Unci-unci. «Mi ricordo, Harry Potter. Anche tra i folletti, sei molto famoso».
Harry e il folletto si guardarono, misurandosi. La cicatrice bruciava ancora. Harry voleva concludere in fretta la conversazione con Unci-unci, ma allo stesso tempo aveva paura di fare una mossa falsa. Stava cercando il modo migliore di formulare la sua richiesta, quando il folletto parlò.
«Hai seppellito l'elfo» osservò, con un tono sorprendentemente astioso. «Ti ho guardato dalla finestra della camera qui accanto».
«Sì» replicò Harry.
Unci-unci lo guardò dagli angoli dei suoi occhi neri a mandorla.
«Sei uno strano mago, Harry Potter».
«In che senso?» chiese Harry, stropicciandosi distrattamente la cicatrice. «Hai scavato la tomba».
«E allora?»
Unci-unci non rispose. Harry pensò che lo stesse canzonando perché si
era comportato come un Babbano, ma non gl'importava che il folletto approvasse la faccenda della tomba di Dobby. Si preparò per il suo attacco.
«Unci-unci, devo chiederti...»
«Hai anche salvato un folletto».
«Cosa?»
«Mi hai portato qui. Mi hai salvato».
«Be', spero che non ti dispiaccia» ribatté Harry, un po' impaziente.
«No, Harry Potter» rispose Unci-unci, tormentandosi la barbetta nera
con un dito, «ma sei un mago molto strano».
«Va bene» tagliò corto Harry. «Be', ho bisogno di aiuto, Unci-unci, e tu puoi darmelo».
Il folletto non fece cenni di incoraggiamento, ma continuò a scrutare
Harry torvo, come se non avesse mai visto nulla di simile.
«Devo penetrare in una camera blindata della Gringott».
Harry non aveva intenzione di dirlo in modo così diretto; le parole gli
uscirono a forza mentre il dolore gli incendiava la cicatrice e vedeva di nuovo il profilo di Hogwarts. Chiuse la mente, deciso. Prima doveva trattare con Unci-unci. Ron e Hermione lo fissavano come se fosse impazzito.
«Harry...» cominciò Hermione, ma Unci-unci la interruppe.
«Penetrare in una camera blindata della Gringott?» ripeté, mentre cambiava posizione con una smorfia di dolore. «È impossibile».
«Non è vero» lo contraddisse Ron. «È successo».
«Sì» confermò Harry. «Lo stesso giorno che ti ho conosciuto, Unci-unci. Il giorno del mio compleanno, sette anni fa».
«La camera blindata in questione a quell'epoca era vuota» ribatté il folletto, e Harry capì che, anche se aveva lasciato la Gringott, era offeso dall'idea che qualcuno avesse superato le sue difese. «La protezione era minima».
«Be', quella in cui abbiamo bisogno di entrare non è vuota, e suppongo che la protezione sia molto potente» continuò Harry. «Appartiene ai Le- strange».
Vide Hermione e Ron guardarsi esterrefatti, ma ci sarebbe stato tempo per le spiegazioni dopo la risposta di Unci-unci.
«Non avete alcuna possibilità» dichiarò il folletto in tono piatto. «Nessuna. 'Quindi se cerchi nel sotterraneo / Un tesoro che ti è estraneo...'»
«'... ladro avvisato mezzo salvato'. Sì, lo so, mi ricordo. Ma io non sto cercando di rubare tesori, non ho intenzione di prendere nulla per mio interesse personale. Mi credi?»
Il folletto osservò Harry; la cicatrice bruciava, ma lui la ignorò, rifiutandosi di accettare il suo dolore o il suo invito.
«Se c'è un mago di cui posso credere che non è interessato al proprio tornaconto» rispose infine Unci-unci, «quello sei tu, Harry Potter. Folletti ed elfi non sono abituati alla protezione e al rispetto che hai mostrato questa notte. Non da parte dei portatori di bacchette».
«Portatori di bacchette» ripeté Harry: l'espressione gli suonò curiosa, e intanto la cicatrice bruciava, Voldemort volgeva i suoi pensieri verso nord e Harry non vedeva l'ora di interrogare Olivander, nella stanza accanto.
«Il diritto di portare una bacchetta» mormorò Unci-unci «è stato a lungo conteso tra maghi e folletti».
«Be', i folletti possono fare magie senza bacchetta» osservò Ron.
«È irrilevante! I maghi si rifiutano di condividere i segreti dell'arte delle bacchette con altre creature magiche, ci negano la possibilità di estendere i nostri poteri!»
«Nemmeno i folletti vogliono condividere la loro magia» ribatté Ron. «Non ci volete dire come si fabbricano le spade e le armature alla vostra maniera. I folletti sanno lavorare il metallo in un modo che i maghi non hanno mai...»

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