18 - «Sono liberi.»

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Capitolo 18

"Sono liberi

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"Sono liberi."

I visi pallidi dei ragazzi combaciavano perfettamente con il silenzio tombale e l'ambiente grigio che li circondavano. Nemmeno i primi colori dell'alba che penetravano dalle finestre riuscivano a ravvivare il corridoio dell'ospedale, stracolmo di tensione e preoccupazione per Jungkook.

Appena avevano visto Taehyung sparire nel buio del tunnel si erano ricomposti perché c'era ancora un'enorme problema da affrontare. La notizia che il loro amico fosse stato visto su una barella aveva scombussolato il ritorno, si erano diretti lì temendo il peggio e, nonostante fossero arrivati da molto, ancora non avevano notizie del primo tenente.

Seokjin si muoveva agitato avanti e indietro, Namjoon era poggiato al muro a braccia incrociate, Hoseok stritolava nervoso il pupazzo di Heerin rimasto per sbaglio; accanto all'ultimo sedeva sua cugina, altrettanto taciturna e in ansia, che si era aggregata appena saputo cosa stesse succedendo.

L'attenzione dei quattro in pena venne catturata da una figura che si presentò all'entrata. Minjun riconobbe solo fosse un militare grazie alla divisa, ma gli altri si misero sugli attenti e inchinarono la testa in segno di rispetto, mentre quella avanzava trascinandosi a passi pesanti.

-Colonnello Yang.- disse il medico, riconoscendolo sia come un superiore, sia come colui che aveva sempre cercato di proteggere l'orfano in modo onesto, rispetto all'altro.

L'uomo si fermò e si sfilò il cappello, qualche segno d'età era scolpito dalla luce fioca. -Sono corso qui appena mi è giunta voce di cosa stesse accadendo.- cominciò a spiegare. -Lo hanno accusato in assenza di prove concrete, torturato senza alcun diritto e ridotto in questo modo dimenticando si tratti non solo di un ufficiale, ma anche di uno dei ragazzi migliori all'interno dell'esercito. La mia mortificazione per non essere intervenuto in tempo è alle stelle, però farò in modo che chiunque lo abbia toccato la paghi amaramente.-

Avrebbero tutti voluto godersi quella minima gioia, ma erano troppo asfissiati dal timore non potesse nemmeno riprendere conoscenza.

-Lui come sta?- quella domanda scivolò spontanea fuori dalla bocca di Seokjin, quasi al punto di interromperlo.

Dalle pupille del colonnello non lessero altro che cattive notizie. -E' meglio che non lo sappiate con esattezza.-

Un forte singhiozzo scosse l'intera corporatura magrolina di Minjun, che portò le mani sul viso pallido per tentare di trattenersi. Capì di non poterlo fare quando le guance le si inondarono ancora di più e, per non dare spettacolo, recuperò la borsa e si avviò di fretta verso l'uscita. Dopo giusto qualche secondo di vantaggio Hoseok la raggiunse all'esterno, le afferrò la mano per bloccarla e l'accolse tra le sue braccia, permettendole di sfogarsi contro il suo petto. Nonostante stessero patendo la stessa sofferenza, lei sembrava tormentata da un peso più insopportabile degli altri.

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