17 - «Sei al sicuro.»

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Capitolo 17

"Sei al sicuro

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"Sei al sicuro."

Il buio pesto della notte era tremendamente inquietante. Gli alberi che sovrastavano la strada isolata creavano ombre spaventose, con la stessa forma tagliente della depressione che lacerava Taehyung, assassina dell'ultimo briciolo di speranza che aveva conservato fino ad accettare quella storia di cui non poteva cambiare una singola riga.

Era salito sul furgone in un mutismo che si sposava con l'espressione cadaverica che aveva addosso, non biasimata dagli accompagnatori che si sforzavano di apparire poco preoccupati. Si trovava nel bagagliaio, appiattito in basso quanto più possibile, con le gambe distese e la schiena che doleva contro la dura parete del mezzo; tra le braccia reggeva Heerin, dormiente e inconsapevole, che schiacciava la guancia contro il suo petto insieme al suo pupazzo preferito. Erano in mezzo ad altri oggetti e speravano di essere abbastanza nascosti tra questi, aiutati dalla luce assente e da una coperta che Taehyung spostava di tanto in tanto per rivolgere lo sguardo verso il finestrino, nel vano tentativo di capire a che punto del tragitto fossero. Stringeva i denti per evitare che il loro tremolio facesse un rumore che, insieme a quello del cuore impazzito, avrebbe certamente svegliato la bambina che cullava e accarezzava.

Non percepiva la minima contentezza all'idea stesse tornando a casa, la consapevolezza stesse abbandonando Jungkook demoliva tutto quanto. Non aveva nemmeno paura per se stesso, per quanto era afflitto non avrebbe mosso un dito se l'avessero catturato, l'unica preoccupazione che provava era quella per la minore e i ragazzi.

-Ci sono i primi controlli.- la voce bassa di Hoseok emerse tra il silenzio rovinato solo dai sospiri della piccola Jeon.

Taehyung istintivamente si strinse di più nelle spalle, poggiò la bocca sulla fronte di Heerin e le coprì le orecchie con gentilezza. Quando il furgone venne fermato, chiuse anche lui gli occhi e si paralizzò fino alle punte dei piedi, stringendo più forte la piccola come se temesse potessero strappargliela via. La sorprendente calma di Namjoon fu essenziale mentre si rivolgeva agli uomini che li squadravano con occhi attenti e severi, causando ai più giovani un timore che fortunatamente riuscirono a trattenere e a cui diedero sfogo una volta allontanati, concesso il passaggio.

Ad ogni chilometro il petto del fuggitivo si riempiva e svuotava di terrore, in contemporanea coi respiri di ansia o di sollievo dei tre che si trovavano davanti e, al contrario suo, affrontavano faccia a faccia la pericolosità di ciò che stavano facendo.

Alla quarta fermata, tuttavia, le persone in divisa non si limitarono a controllare documenti e permessi perfettamente falsificati: uno di loro, infatti, osò pronunciare la domanda più temuta tra tutte, per cui nemmeno il medico riuscì a mantenere compostezza: -Cosa c'è nel bagagliaio?-

Il silenzio che seguì fu asfissiante. Ad ogni passo che udiva, Taehyung faceva un balzo e il terremoto del corpo si faceva più irruento, mentre i battiti diventavano così prorompenti che credette potessero sentirli perfino gli estranei. Milioni di corde gli strinsero il collo quando sentì le portiere aprirsi, seguite da una torcia la cui scottante luce venne puntata ovunque per controllare. Nella mente ripeté tutte le preghiere che la nonna gli aveva insegnato, sperò che Dio non fosse impegnato a fare altro, che si decidesse ad aiutarli e farlo ricredere sulla religione che aveva abbandonato anni fa. Temette il peggio, si convinse fossero spacciati e si proibì dell'ossigeno finché non li sentì allontanarsi, annunciando fosse tutto sotto controllo e potessero proseguire.

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