-La ringrazio infinitamente, è stato un piacere lavorare con lei!- la donna si alzò dalla poltroncina sulla quale sedeva, porgendomi la mano in segno di saluto. Ricambiai con una stretta e un sorriso, prendendo il cappuccino che mi fu offerto dallo stage.
Mi alzai dirigendomi verso Izo. -Hai fatto una splendida intervista complimenti, andrà in onda stasera- si complimentò. -Grazie, fortunatamente non hanno chiesto nulla di scomodo, sai che odio quando mi chiedono della mia vita sentimentale. Davvero, sono qui per lavorare, non per fornirvi un po' di gossip- ridemmo insieme, per poi salutarci.
Avevo il resto della giornata libera, sentivo un languorino ma era effettivamente troppo presto per pranzare.
Decisi di dirigermi in hotel, per cambiarmi e godermi finalmente New York.Chiamai un taxi e attesi fuori la struttura. Numerosi volti mi passavano davanti, uomini in giacca e cravatta indaffarati che trascinavano le loro valigette in cuoio verso i loro uffici, donne splendidamente abbigliate che parlavano con i loro manager mentre sorseggiavano le loro bevande preferite, studenti che ridevano in gruppo confrontandosi su cosa fare.
Guardavo tutta quella folla che caratterizzava la città, riempiendola di suoni che costituivano la sua melodia. Mi girai ad osservare il taxi che si stava fermando sul bordo del marciapiede. Un uomo scese per aprirmi la portiera e una volta a bordo gli indicai la meta in cui avrebbe dovuto portarmi.•
Ero pronta per uscire, mi ero cambiata indossando un corsetto in pizzo, dei pantaloni a vita alta e un piumino corto e bombato, morbidissimo. Per completare il tutto indossai dei tacchi non troppo alti, per stare comunque abbastanza comoda.
Il mio hotel era situato al centro della grande metropoli, ma poco distante da questo vi era uno splendido giardino colorato di tonalità rosse e arancioni. Qualche fogliolina ancora verde giaceva sul tappeto di foglie scricchiolanti, contraendosi su se stessa. Mi addentrai all'interno del tunnel di alberi. Il parco era delimitato da alti cancelli neri, molto sofisticati, che di notte chiudevano le proprie porte, celando l'ambiente quasi magico che racchiudevano. Più proseguivo e più perdevo di vista i cancelli, entrando in una nuova dimensione. Tra gli alberi c'erano delle panchine, alcune occupate, altre libere. Su una giaceva addormentato un senzatetto che provava a coprirsi con i resti di una scatola in cartone. Su un'altra c'era una donna sulla cinquantina che chiamava un bambino che si stava allontanando correndo tra le foglie. Su un'altra ancora c'era un uomo. Ascoltava musica con delle cuffie vintage, abbastanza ingombranti. Anche il suo abbigliamento, soprattutto il soprabito che indossava, era abbastanza antiquato, ma molto attraente. Indossava una mascherina, il che mi ricordò del ragazzo che anni prima avevo amato e che ancora aveva in possesso il mio cuore. Mi faceva male pensare a lui e provai ad allontanarlo dalla mia mente, ma perfino la chioma corvina dell'uomo mi rimandava a lui.
Accellerai, portando lo sguardo sulla natura che dominava il parco. Arrivai alla fine, c'era un secondo cancello che attraversai, trovandomi di nuovo nella rumorosa New York. Notai l'orario, 12:57. Mi portai una mano allo stomaco, ero abbastanza affamata, così cercai un luogo dove poter pranzare.
Lungo i marciapiedi vi erano innumerevoli locande e ristoranti, così optai per uno che mi sembrava abbastanza riservato. Non volevo dare troppo nell'occhio. Mi strinsi nel mio morbido piumino, infilando le mani nelle tasche, anche se queste erano collocate quasi sotto i miei seni visto la scarsa lunghezza dell'indumento, dirigendo a passo deciso verso il ristorante.Entrai nel locale, sperando non fosse necessaria una prenotazione. Ad accogliermi all'entrata vi era una donna in smoking. Mi chiese se avessi prenotato ed ebbi un tuffo al cuore. Le spiegai che essendo uscita da lavoro poco prima non vi ero riuscita. Lei mi guardò un po', era una donna davvero attraente, e dopo poco notai una scintilla nei suoi occhi. -Posso fare un'eccezione per lei, signorina T/n T/c- mi disse con un sorriso. -Ma vorrei tanto un autografo- continuò, porgendomi uno dei miei libri. -Ah..ehm certo, con piacere- le risposi un po' confusa. Mi capitava spesso di incontrare persone che mi chiedessero un autografo, ma la cosa che mi straniva è che avessero sempre a portata di mano uno dei miei libri.
Finalmente potei sedermi ed ordinare.•
Il pranzo fu piacevole, feci un po' di fatica ad abituarmi al menu americano, ma tutto sommato apprezzai le pietanze.
In strada mi guardai intorno in cerca di qualcosa da fare. Le vetrine dei negozi erano alquanto invitanti, ma non mi andava di fare shopping.
Continuai a camminare cercando un'occupazione e notai una vetrina molto particolare. Mi accostai al vetro. Era contornato di legno massiccio e sulla porta vi era una campanellina dorata. Uno di quei negozi vecchio stile che adoravo. Entrai all'interno, era una specie di book cafè. Girai tra gli scaffali, tastando con le dita i dorsi dei libri. Ne presi uno, lo aprii, inalando il suo profumo. Erano tutte vecchie edizioni, alcune anche difficili da trovare. Ne presi un altro, accarezzando la copertina, girandolo per leggere la trama.
Mi accomodai ad uno dei tavolino, portando il libro con me.
Seduta cominciai a leggerlo, fin quando un cameriere non si avvicinò a me, chiedendomi se volessi ordinare. Presi un tè nero, due muffin al cioccolato e mi feci portare anche qualche donut da portare via.
Quando andò via mi immersi di nuovo nella mia lettura. I miei occhi correvano sulle righe nere, veloci e attenti a ogni dettaglio. Mi immaginavo le scene, immedesimandomi nel protagonista, percependo tutte le sue sensazioni.
Il cameriere tornò, poggiando tutto sul tavolino. Lo ringraziai e mi alzi, dirigendomi di nuovo verso gli scaffali di libri. Quello che avevo scelto non mi aveva particolarmente convinta, così ne cercai un altro. Ripresi la mia ricerca in quel labirinto di carta stampata.Ero arrivata nella sezione dei thriller e scorsi tra i titoli uno dei miei libri. Notai che un uomo aveva preso una delle copie. Mi sembrò familiare, era l'uomo del parco? Sì era lui, ma non mi era familiare solo perché l'avessi visto prima, lo osservai meglio, mentre svoltava l'angolo verso qualche altra corsia. Quei capelli neri, il modo in cui erano ondulati, il suo portamento in quel soprabito, mi sembrò anche di notare i due nei sul sopracciglio e quell'odore...ne ero certa. Provai a raggiungerlo, affrettandomi verso la fine dello scaffale. Mi girai di botto nella corsia successiva, ma non c'era. -Kiyoomi...- fu tutto quello che dissi, anche se di cose che avrei voluto dirgli, ce n'erano tante.
~Non odiatemi per questi capitoli <3 HAHAHA
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Pretty boy -Sakusa Kiyoomi x reader |ita|
Fanfic"C'è un ragazzo che mi piace. Gira sempre con una mascherina e da quello che so frequenta il club di pallavolo nella sua scuola" ⚠️: -scene lemon -scene smut -alcool -molestie -personaggi appartenenti alla LGBT (non è ammessa l'omofobia) -non seguo...