CAPITOLO 17: UHAO...

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Continuai a camminare lungo quella strada, tenendo sott'occhio il palazzo mentre trascinavo le scarpe nel duro asfalto ormai coperto dalla neve cinerea che scendeva dal cielo, senza sosta.

Mentre camminavo sentivo le gambe bruciare a causa della corsa che ci facemmo poche ore prima per sfuggire da quel mostro, e non aiutava il fatto di non aver dormito per riprendere le energie. Camminai per un'ora circa, il bisogno di fermarsi dopo ogni metro era opprimente a tal punto che mi sembrava di non essermi mosso di un passo dal punto in cui lo avvistai.

Mi sentivo a pezzi, dopo tutte le disavventure che mi erano capitate tutte di seguito, ero fortunato ad essere ancora vivo. Ma continuavano a riemergere tra i miei pensieri, quelle sensazioni che provai dopo aver ucciso quell'uomo. Mentre stavo scappando mi passò di mente, come quando si compie un azione e ci si dimentica di quella prima. Ma tutti sanno che i ricordi riemergono anche sé sono intrappolati negli anfratti più scuri della nostra anima.

Passai tutto il viaggio a ripensarci, cercando di convincermi di aver fatto l'unica cosa possibile, ma continuavo a vedere i suoi occhi spegnersi come una candela dopo aver finito la cera, e poi il vuoto. Occhi vuoti, senza anima, poiché era gia volata via senza possibilità di ritorno, il suo sangue color cremisi che scorreva senza sosta tra le mie mani.

Ad un certo punto senza accorgermene, mi trovai davanti al palazzo, dopo aver camminato sovrappensiero ma con una metta incisa nella mente.

La porta era rimasta aperta da quel giorno, la cenere riempiva tutto l'androne principale come uno spesso strato di polvere, che ad ogni mio passo si alzava in volo liberandosi nell'aria. Camminai lungo l'androne per poi raggiungere le scale, mentre salivo strisciando i piedi per la fatica per poi sollevarli per ogni gradino, cercavo di percepire qualcosa con il mio udito: Un rumore, un suono, una voce. Qualunque rumore per quanto brutto mi avrebbe fatto sentire in compagnia in quel momento, cercavo invano di sentire qualcosa ma tutti i miei tentativi fallirono miseramente. Ero arrivato all'ultima rampa di scale e portava direttamente al tetto, quando ad un certo punto sentì un rumore familiare, un rumore che si sentiva attraverso la porta che dovevo varcare.

A quel punto mi sentì rigenerato e con un balzo improvviso scattai verso la porta.

Afferrai la maniglia con tutta la forza che avevo in corpo.

E poi con uno strattone improvviso l'aprì.

A quel punto mi uscì dalla bocca una sola e semplice parola:

< Uhao... >

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