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"Co- che hai detto?"
Simone ha le guance di fuoco. Manuel, una mano ancora sulla maniglia della porta, non sta messo meglio. E si rende conto di quello che ha detto, e di come i suoi occhi continuino a correre sul corpo del piccolo, ma non riesce a fermarsi, nonostante le sue guance siano tanto rosse quanto quelle di Simone,
"eh, c'ho detto?"
E Simone sta martoriando il suo labbro inferiore, e le dita delle mani si stringono e si lasciano e si stringono di nuovo, e si schiarisce la gola prima di voltarsi e prendere l'orologio dalla scrivania e infilarlo al polso.
Manuel è sicuro che, a causa di quei movimenti, i muscoli delle spalle di Simone risultino ancora più evidenti, eppure i suoi occhi si sono incollati al sedere del più piccolo e non accennano a staccarsi.
Entra completamente in camera e si chiude la porta alle spalle, stringe un braccio attorno alla vita di Simone e se lo stringe contro, affonda il naso nei suoi ricci.
Manuel ispira forte quel profumo, pressa i fianchi contro quel sedere e, per un istante, lo stringe più forte.
Gli morde il lobo dell'orecchio e lo lascia, sconvolto, imbarazzato, eccitato, al centro della stanza, mentre s'affretta ad uscire,