Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
È giugno inoltrato e l'albero di limoni nel giardino di Villa Balestra è in fioritura piena.
È alto abbastanza da raggiungere camera di Simone, robusto abbastanza da sorreggere il peso di Manuel, che di quei fiorellini bianchi è da sempre innamorato ma di Simone un po' di più, e in un impeto d'intraprendenza s'appresta a scalare il tronco solido.
La sua testa riccioluta spunta oltre il bordo del parapetto in muratura del balcone di Simone.
Manuel riesce anche a vederlo, chino sui libri, bello da togliere il fiato.
Lo chiama piano, allora, ed è quasi comico guardarlo mentre si guarda attorno confuso.
Manuel lo chiama di nuovo e Simone, finalmente, si volta verso il balcone, "Manuel!"
Manuel lo saluta con la mano, a cavalcioni s'uno dei rami, le gambe penzoloni, "Ciao Simó"
Simone, in tutta onestà, non sa davvero cosa dire.
Non sa neanche cosa pensare- apparte che Manuel è terribilmente carino, circondato da fiorellini, e Simone si sente arrossire da capo a piedi.
Esce in balcone, gli porge la mano, "entra dentro prima che cadi!"
Manuel scuote il capo, i ricci rimbalzano contro la fronte, il sorriso si fa più ampio, "Vieni tu qua".
"Ma- sull'albero?"
"T'aiuto io a salì, vieni, scavalca".
Più che aiutarlo, Manuel lo solleva di peso, fa tutto il lavoro per lui, finché non sono entrambi cavalcioni su quel ramo.
La schiena di Manuel contro il tronco, la schiena di Simone contro il petto di Manuel, il profumo di limoni tutt'attorno e un leggero venticello tra i capelli.
Simone chiude gli occhi, le braccia di Manuel l'avvolgono, "è tanto bello qui".
Manuel gli bacia una tempia, "è tanto bello con te".