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Simone dorme supino s'un fianco col volto rivolto verso il balcone.
Non c'è nulla che lo copre, ma Simone è solo in casa già da un paio di giorni ed è estate, ci sono tantissimi uccellini che cinguettano e un sacco di zanzare.
E il sole è caldo. Tanto caldo. È normale che Simone dorma senza lenzuolo.
È normale anche che dorma con la porta aperta, in camera sua, in casa sua, che è vuota.
E Simone dorme sempre, sempre rannicchiato, e dato che ha il viso rivolto verso il balcone è la schiena ad essere rivolta verso la porta della camera, e le natiche, e il retro dei polpacci e le piante dei piedi.
Manuel si sente mancare, mentre percorre ancora e ancora con lo sguardo la curva dolce che il pizzo forma sulle natiche di Simone.
Deglutisce, e poi deglutisce di nuovo, e si sente un ladro e fa per andare via, ma in quel momento Simone sospira e si gira verso di lui, ancora addormentato, e l'inchioda sul posto.
Ha le mani vicino al volto, Manuel non ha nulla a cui paragonarlo, si sente immobilizzato, al cospetto di una rivelazione quasi, e l'istinto gli dice d'inginocchiarsi, ch'è in ginocchio che si assiste ai miracoli.
E non è giusto, pensa, che niente e nessuno è mai riuscito a ridurlo a quel modo senza fare nulla se non esistere, e le labbra di Manuel bruciano dalla necessità che avvertono di posarsi sulle ginocchia del più piccolo, che, ignaro, continua a riposare beato.
Un sospiro un po' più forte, le ciglia tremano sulle guance di pesca e Simone si sveglia, piano, delicato e stupendo quanto un fiore che sboccia. E lo vede, lì, fermo sulla porta, e in preda a quella dolce confusione che mischia il sonno alla veglia gli sorride, gli chiede d'avvicinarsi.
E obbedire non è mai stato tanto dolce.
Manuel siede accanto a lui e non riesce a non toccarlo, delicato gli accarezza una spalla nuda e Simone sembra sciogliersi tra le fusa.
Poi, le dita di Manuel sfiorano, ingorde, il bordo d'una spallina ricamata e Simone torna in sé, e quegli occhioni di tenerezza si fanno spaventati e grandi.
Sembra un cerbiatto, immobile eppure pronto a scappare. Le guance gli si arrossano lentamente fino a ricordare due mele, Manuel gli sorride e una l'accarezza.
"Quanto sei bello", mormora piano, "sembri uscito da 'na favola."