Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
Uno dei pochi vizi che Manuel ha, da sempre, riguardo al cibo, è per la cioccolata.
Gli piace da impazzire, ma tra le infinite scelte quella che più gli fa gola è quella dei baci perugina.
Per questo, da ch'era piccolino, Anita gliene lascia sempre uno sulla scrivania una volta rientrata da lavoro.
Da quando conosce Simone, Manuel ha cominciato a conservarsi i bigliettini. Peccato che Manuel abbia anche la testa dura e non si sia mai deciso a fare davvero i conti, ché i segni d'una cotta c'erano tutti fin dall'inizio.
Li conserva, li tiene in una bustina di quelle per gli auguri di compleanno - è rossa, sopra ci sono dei palloncini disegnati e due degli angoli sono bucati.
Sta nel cassetto del comodino, e lì é rimasta per un bel po'.
Ma Simone sono due giorni che non gli parla e il tentativo d'andare da lui s'è concluso con una porta sbattuta contro il suo naso e nulla più, e Manuel si sente impazzire.
E si sente pure uno stronzo, che come al solito ha reagito male - che in realtà è stato geloso, ma che colpa ne ha Simone se cerca solo d'essere felice?
Ma il suo tentennare l'ha stancato. S'è esasperato da solo. Simone riderebbe, se solo gli parlasse. E per quanto sia terrorizzato Manuel è anche stanco, e s'avvia a passo deciso fuori casa con la busta nascosta nella tasca della giacca.
--
La porta della camera di Simone gli sembra enorme, forse perché enorme è quello che rappresenta. Ci si siede di spalle e lascia scivolare la busta sotto l'uscio, poi bussa.
"Le conservo da quando ti conosco, sono tutte cose che m'hanno fatto pensare a te- che m'hanno fatto sentire come mi fai sentire tu. Non è vero che non m'importa di te, di quello che fai. M'importa fin troppo, e sono un coglione perché 'sta storia va avanti da quando t' ho visto la prima volta e nemmeno ancora ti conoscevo- no, non quando m'hanno bocciato, prima. T'ho visto alle macchinette e c'avevi sto maglioncino azzurro- t'ho mai detto che stai benissimo con l'azzurro addosso? T'ho visto e non c'ho capito più un cazzo, oppure ho incominciato veramente a capire, non lo so Simo', so solo che io senza te non posso essere, esisto e basta, e l'ho capito solo quando m'hai chiuso la porta in faccia, e non parlo di questa", con le nocche picchetta contro la porta alle sue spalle.
"Lo so che non c'ho diritto de chiederti niente, non lo voglio fare ti giuro, decidi tu, però per favore mo aprimi e fammi entrare che ti sento che stai piangendo".
È un istante e ce l'ha in braccio che gli singhiozza sulla spalla. Si sente un coglione ad essersi dichiarato ad una porta chiusa, ma Simone lo stringe così forte che pare volersi fondere con lui e Manuel proprio non ce la fa a non lasciargli un bacio tra i ricci, "Basta piangere Simo', mh? "
Simone tira sù col naso ma c'ha la voce che sorride, "sei un bastardo".
"Lo so"
E sorride anche lui, e ricopre le spalle e le guance e il naso del piccolo di baci velocissimi che lo fanno arrossire, gli asciuga via le lacrime, "basta piangere".
Simone gioca col colletto della sua maglia e si morde una guancia, s'agita un po' sulle sue gambe e Manuel di riflesso gli stringe i fianchi, "che c'è?"
"Ma adesso me lo dai un bacio? Uno vero però"
"Che vor'dì vero?"
Le guance di Simone si gonfiano d'imbarazzo, "vuol dire che quelli di prima non erano baci veri", mormora.
"Ah no?" e la voce di Manuel è un sussurro e il profumo di Simone gli riempie le narici, che il naso l'ha poggiato sulla sua guancia, "e com'è un bacio vero Simo'? Fammi vedere tu, che io mica l'ho capito"