165- Sir.

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Manuel l'aveva capito dal primo istante - da quando Simone l'aveva guardato da sotto le ciglia con gli occhi timidi e le guance rosse, un mormorato "buongiorno, signore" a carezzargli le labbra - che da quella casa sarebbe dovuto fuggire via di corsa

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Manuel l'aveva capito dal primo istante - da quando Simone l'aveva guardato da sotto le ciglia con gli occhi timidi e le guance rosse, un mormorato "buongiorno, signore" a carezzargli le labbra - che da quella casa sarebbe dovuto fuggire via di corsa.

Invece s'è ritrovato a trasferircisi, in quella casa, spiegando ogni giorno libri e quaderni sul grande tavolo in mogano dello studiolo al secondo piano, finché su quello stesso tavolo non s'è trovato a spiegarci Simone, una mano a coprirgli la bocca e l'altra a infilarsi smaniosa tra le sue cosce morbide.

"Signore", lo chiama, e non è altro che un gioco malvagio, ché Simone è tutto fuorché rispettoso della sua nulla autorità, eppure basta il suono a gonfiargli l'ego e i pantaloni.

"Shh- fai il bravo, non farti sentire", lo zittisce, e s'assicura di lasciare segni soltanto dove saranno ben nascosti dai vestiti.

Solleva quelle cosce sulle spalle, ci nasconde il volto per un singolo attimo e morde, fingendo che il calore al petto non sia ch'eccitazione, prima d'affondare in quel corpo docile e obbediente, osservando sé stesso riempire e riempire il candore di quello stomaco.

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