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"Adesso pure i segni addosso te fai lascia'da quello là?"
Manuel ha provato a trattenersi, davvero, ma lo sguardo continua a cascargli su quella macchia viola sul collo del piccolo, e di conseguenza la mente continua a viaggiare verso scenari che gli rivoltano lo stomaco.
Simone, alle sue parole, porta una mano a coprire il collo con gli occhi sgranati e le guance rosse. "Non- non è niente che ti riguarda", mormora.
Manuel l'ignora e, se possibile, s'innervosisce ancora di più.
"Non pensavo te piacessero queste cose". Si sposta, s'appoggia al bordo della scrivania con le mani in tasca e le caviglie incrociate.
Simone si stringe nelle spalle e si morde il labbro, "a lui piace", mormora, e sembra quasi una giustifica, e il suo sguardo è fisso sulle sue ginocchia.
Manuel deve trattenersi dal ringhiare, per quanto è bello e per quanto è suo, per quanto Simone pare esserne consapevole nonostante tutto.
S'abbassa verso il più piccolo e gli stringe il mento tra le dita, "a me no però".
Gli occhi di Simone si fanno scuri, le guance si fanno ancora più rosse e le sue mani delicate s'appoggiano al polso di Manuel, "perché non ti piace?"
E dal mento, Manuel passa a stringergli le guance, premendo forte le dita contro la pelle morbida e costringendolo a spalancare le labbra. E un po' allora si distrae, che la lingua del più piccolo è lucida e sembra tanto morbida.
" Te lo devo pure di'perché non mi piace? Ah? Non lo sai che sei mio e basta?"