Capitolo V - un ulteriore problema

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Major Minus - Coldplay

                  
"Indovina chi?"
Un lungo e insofferente sospiro. Poi: "Chi."
Christian sbuffa.
Zenzola non si preoccupa neanche di alzare la testa dal suo libro (è di nuovo all'esterno, ma sotto un altro albero – uno che dà su una piccola distesa erbosa dove un gruppo di ragazzi sta giocando a calcio) ma c'è palesemente una contrazione nella sua guancia destra – c'è, la vede. Se sia infastidito o stia cercando di nascondere un sorriso è ancora in dubbio, ma a Christian piace pensare in positivo. Quindi sta certamente nascondendo un sorriso.
"Sei davvero divertente, lo sai."
Le sue parole fanno alzare la testa al ragazzo. Christian nota che non ha le cuffiette oggi. Un evento raro. "Mi hai detto di indovinare 'chi'. Quindi ho detto 'chi'."
Oh wow.
Christian sbuffa di nuovo, divertito. "Grazie per la dettagliata descrizione dei tuoi processi mentali," dice impassibile, ed è abbastanza per far sì che Zenzola offra un piccolo sorriso e una scrollata di spalle.
"No problem," dice, e gira la pagina del suo libro. È così diligente.
Scuotendo la testa (questo ragazzino è davvero strano, eh?) Christian indica il posto accanto a lui. "Posso?"
"Certo," mormora Mattia, gli occhi che scorrono sulle parole di fronte a lui. Sembra un po' distratto, più concentrato sullo studiare il testo che sullo studiare Christian.
Il che non è mai un bene.
"Allora, come stai oggi?" domanda Christian, sperando di distrarlo. Se solo riuscisse in qualche modo a mettere le mani sul libro e lanciarlo casualmente nel lago...
Alex lo amerebbe. Riesce quasi a immaginarselo: 'Ciao, Alex. Oggi ho lanciato il libro di Zenzola nel lago. L'ho cortesemente distratto per te. Adesso possiamo scopare, posso avere i tuoi soldi, posso approfittarmi di te?' 'Oh sì, assolutamente, scopiamo.'
Trattiene una risata al pensiero.
Mattia alza di nuovo le spalle. "Bene, credo." Pausa. "Si sta bene qui fuori. Meglio che in classe."
"È questo il motivo per cui continuo a trovarti qui invece che nel tuo piccolo angolo in biblioteca? Cominciavo a pensare che stessi solo cercando di evitarmi," Christian sorride, assicurandosi di strizzare gli occhi, mentre appoggia i gomiti sulle ginocchia. Oggi ha indossato i suoi jeans migliori – alias, l'unico paio senza enormi strappi sulle ginocchia e sul culo. Sono anche relativamente puliti. Questi, assieme alla sua maglietta di Guido e la fidata giacca in jeans, candidano Christian come il Barbone Più Attraente della sua età. Forse di tutte le età.
Il punto è, Christian sa che oggi è attraente. E ha intenzione di usare questo a suo vantaggio. Si è anche sistemato i capelli – sollevati in quella che è stata affettuosamente chiamata da Nunzio "rotolo alla cannella" da quella volta in cui ha puntato un pigro dito sulla sua testa e ha detto "Sembra che tu abbia un dolce là sopra."
Oh, Nu.
"Non ho detto che non stavo provando a evitarti," controbatte, ma le sue labbra sono curvate in un sorriso divertito mentre le parole fuoriescono, quindi non è un avvertimento o qualcosa del genere.
Christian si sente un po' più a suo agio.
Mattia sembra sempre lo stesso – indossa una maglietta bianca, uno skinny jeans e immacolate Converse Bianche – e i suoi capelli sono un po' più ricci del solito (che è tutto dire) ma sembra tranquillo e cordiale. E molto studioso. Tiene un evidenziatore in mano che usa ogni tanto, lasciando linee gialle fluorescenti sulla pagina. A volte, gli occhi si alzano sul campo di fronte a lui, dove i ragazzi stanno giocando.
Christian osserva i suoi movimenti con attenzione. Le parole di Alex sono vivide nella sua mente.
"... si dice che abbia intenzione di unirsi alla squadra di calcio. La gente pensa che voglia diventare capitano..."
"Ti stai godendo la partita?" domanda con un angolo delle labbra piegato in su. Quando Mattia incontra i suoi occhi, alza un sopracciglio curioso.
"Mi piace il calcio," Zenzola annuisce. "Ma sono una schiappa."
Modesto. Solo perché cammina come una giraffa appena nata, non significa che non possa correre e calciare come chiunque altro. Probabilmente è tutta una finta. Probabilmente è una sorta di esperto manipolatore.
"Quindi dopotutto farai il provino per entrare in squadra," Christian dice casualmente, e alza una mano per ispezionarsi le unghie. Sta facendo il falso modesto, e tutte quelle cose lì.
Mattia sbatte le palpebre. "Il provino?" ripete, e nella sua voce c'è una sorta di... divertimento? Christian gli lancia un'occhiata di sbieco, fingendo ancora di osservarsi le unghie. "Perché così possono scartarmi? No grazie. Andrò solo a vedere le partite. Sto bene sugli spalti." Mattia soffia una risata mentre scuote la testa, prima di tornare al suo libro. Una brezza gli scompiglia i capelli, portando il distinto odore di terra appena scavata con sé. E di erba bagnata.
Christian ama quell'odore.
Ma lo amerebbe di più se riuscisse a elaborare quello che Mattia ha appena detto, cazzo.
Vuole stare sugli spalti? Eh?
Ma.
Alex ha detto...
"Eh? Non hai neanche intenzione di... provarci?" Christian chiede, colto alla sprovvista. La mano cade sull'erba e ruota il corpo un po' più verso Mattia, lanciando occasionalmente occhiate ai ragazzi. Sono attualmente raggruppati attorno alla palla, con le guance rosse, sudati e felici. "Non vuoi essere il capitano della squadra, e tutto il resto?" dice, senza riflettere.
Ops.
Ha parlato troppo.
"Capitano??" A quello, Zenzola ride, genuinamente rallegrato e divertito alla prospettiva. "In quale pianeta?"
E, oh. Be', questo è... interessante.
Christian non è rimasto a bocca aperta come un pesce, no. Ma non è che non sia rimasto a bocca aperta mentre fissa Mattia ridere sguaiatamente, la mano con l'evidenziatore che sposta ciocche di capelli dietro l'orecchio. Ma quelle tornano indietro, ribelli. Soffici e piccoli ricci.
"Tra l'altro, sono nuovo qui," Mattia continua, rilassandosi appena. Ma il suo sorriso è lì, ben visibile. Le parole non sembrano toccarlo o pesare su di lui in nessun modo. È più una prospettiva pacifica. "Ci sono state persone in quella squadra che si sono impegnate per anni per raggiungere quel titolo..." Come Alex. "Credo di non avere nessun diritto di venire qui e pretendere qualcosa del genere. Anche se fossi stato mezzo-decente o avessi avuto qualche tipo di coordinazione."
Christian si lascia scappare un piccolo sorriso. Qualche tipo di coordinazione, eh? Che carino.
Ma. No.
Christian distoglie lo sguardo, reprimendo il divertimento e lasciando scivolar via il sorriso.
Ora come ora non vuole davvero guardare negli occhi penetranti e onesti di Zenzola. Non è così piacevole – non avrebbe dovuto bere così tanto la notte scorsa. Avrebbe dovuto mangiare di più a colazione stamattina.
Piuttosto, fissa il libro sulle gambe di Mattia. È appoggiato delicatamente tra le sue cosce. Lo sta tenendo con le sue grandi mani. A parte le sottolineature, è chiaramente ben tenuto – nessuna macchia, nessuna pagina rovinata. Nessuna orecchia.
"Sei così buono, Matti," Christian sente sé stesso proferire, le parole morbide. Non aveva davvero intenzione di dirle – gli sono semplicemente scivolate fuori dalle labbra.
Merda.
Può controllare il vomito di parole. Può farlo. Ha solo bisogno di... concentrarsi un po' di più.
Le sopracciglia di Mattia si corrugano in risposta e Christian percepisce il suo sguardo. "Credo di essere semplicemente normale, in realtà," dice, sorpreso. "Credo?"
"No," Christian controbatte immediatamente, scuotendo la testa, e sposta lo sguardo sulle proprie gambe, una strana e fastidiosa sensazione a sfiorargli la coscienza. Pensa a Alex, ai suoi occhi scuri e alle sue parole sibilate. Pensa a tutti gli stronzi che mai, mai gli hanno dato tregua a meno che non succhiasse loro il cazzo o vendesse loro ottima erba e vodka scontata. Pensa a sé stesso. "Non sei normale, in realtà," risponde piano.
Per niente normale.
È sempre più difficile con quelli innocenti. Sempre. È sempre difficile con quelli buoni.
E Mattia potrebbe comunque essere la sua sfida migliore.
Ugh.
Sentendosi inspiegabilmente vuoto e... sporco, Christian infila una mano nel taschino della sua giacca. Sigaretta, per favore. O dieci. Non ha tempo per queste cagate sentimentali oggi.
Più veloce che può, Christian infila la sigaretta in bocca, ignorando le pupille attualmente inchiodate su di lui, che lo osservano con allarme. A proposito, le suddette pupille sono di un'affascinante sfumatura di giada oggi. Dato che il cielo è un po' coperto, sono opache. Christian pensa di aver deciso che gli occhi di Mattia sono ufficialmente azzurri e ogni tanto cambiano per abbinarsi al colore del cielo. Piccoli occhi metereologici.
Non che abbia importanza, comunque.
Con la sigaretta tra i denti, comincia a tastare ogni tasca che può potenzialmente contenere un accendino. O dei fiammiferi. Anche una lente d'ingrandimento potrebbe andar bene.
Probabilmente sembra un po' esagitato, un po' folle, ma non gliene frega un cazzo perché si sente paranoico e strano e in post sbornia e il suo corpo potrebbe cedere da un momento all'altro per mancanza di nicotina.
Sigaretta, per favore. Accendino, per favore. Tasta la tasca sul culo e – ah, sì. Eccolo.
"Fumi?" Zenzola chiede alla fine.
"Più di quanto respiri," Christian commenta sottovoce, sollevando i fianchi per recuperare l'accendino.
"Che schifo."
Christian sbuffa e scuote la testa, divertito, prima che le dita sfiorino finalmente il freddo metallo. Vittoria.
Lo tira fuori, facendo scattare la fiamma mentre chiude le mani a coppa e lo avvicina alla sigaretta che pende tra le sue labbra. C'è abbastanza vento da metterlo in difficoltà. Natura del cazzo. Irritante.
"Ma perché lo fai?" Mattia domanda, curioso. "Non riesco a pensare a niente di invitante al riguardo." Arriccia il naso come un animaletto. È come uno di quei video sui gattini di YouTube.
"Posso- sono fottutamente sexy quando fumo," Christian sogghigna, la sigaretta finalmente accesa. Respira quasi maniacalmente e sente il sangue scorrere nella sua testa, la calma istantanea. Rimette l'accendino in tasca e lancia uno sguardo ad Mattia con occhi obliqui e compiaciuti, le labbra strette che rilasciano sbuffi di fumo in maniera atrocemente lenta.
Ma scoppia subito a ridere, non appena nota l'espressione di pungente non-divertimento sul viso di Mattia.
"Sei davvero incredibile," dice Mattia, scuotendo la testa. "Come puoi dire cose come quella?"
"Che? È vero, no?"
Mattia corruga la fronte. "Non per tutti. È solo la tua opinione. Come puoi essere così, tipo, ciecamente sicuro di te?"
"Perché sono stato cresciuto così," Christian sorride senza un attimo di esitazione, e gli lancia un occhiolino prima di fare un altro tiro dalla sua sigaretta, lungo, lento e continuo.
Mattia non risponde, si limita a scuotere la testa e tornare al suo libro, strizzando gli occhi per la luce del sole, le labbra serrate.
Christian odia quel libro.
"Comunque studi troppo," biascica, facendo un altro tiro. Il tabacco arde intensamente prima di trasformarsi in cenere.
"Tu fumi troppo," arriva la risposta istantanea.
È molto più sfacciato. Ma Christian non riesce a trattenersi dal ridere per la sorpresa.
"Ma se è la prima volta che mi vedi fumare!" protesta, raddrizzandosi appena per dare un colpetto alla caviglia di Mattia con la punta della sua scarpa sporca.
"Ed è già troppo." Mattia non lo sta guardando, ma sta sorridendo.
Anche Christian sorride. "Sei così insolente," borbotta, ma è detto con più apprezzamento che altro perché almeno Zenzola è divertente, almeno è intelligente. Neanche lontanamente noioso come sembrava all'inizio.
Se la sua piccola missione è destinata ad essere un lungo e tedioso percorso, Christian vorrebbe almeno godersi il viaggio.
Mattia allora ride, e il suono è quasi contagioso. Christian sente ogni risata come un piccolo passo verso il successo.
"Comunque devo veramente studiare," biascica alla fine, accompagnando alle parole un sorriso di scuse. Aw, dio lo benedica. "Te l'ho già detto – devo fare del mio meglio qui. Ricordi?"
Christian sbuffa. Oh sì, ricorda eccome. "Sì, ma perché?"
"Se voglio ottenere risultati, devo darmi da fare. Ne abbiamo già parlato!" Mattia sospira, con tutta l'aria di chi sta sopportando una conversazione umiliante. Ma il suo sorriso indugia sulle labbra, appena sotto la superficie, così vicino che Christian potrebbe raggiungerlo, se solo volesse.
"Ma darti da fare in che modo?" insiste Christian. Fa cadere un po' di cenere dalla sigaretta e drizza appena le orecchie, pronto a conservare tutte le parole di Zenzola in una cartella con su scritto 'Per Dopo' nella sua testa. Ogni parola conta.
"Buoni voti," Mattia replica con fermezza. Cambia posizione, lasciando cadere l'evidenziatore per terra. "Una buona reputazione. Sai com'è –le solite cose."
"Ma perché?" Christian insiste ancora, annoiato. (Il mondo dell'educazione e della reputazione scolastica non hanno mai avuto particolarmente senso per lui. È solo tutto un mucchio di cazzate e favoritismi.) "Per cosa? Perché logorarti per un voto?"
Mattia sembra veramente considerare le sue parole, gli occhi che si alzano dal libro per osservare senza vederlo il campo di fronte a lui. Succhia l'angolo del labbro dentro la bocca, le dita che danzano delicatamente sulla carta, i polpastrelli che sfiorano le parole stampate.
"Non so," dice lentamente, profondamente, alla fine. "Immagino perché non è solo un voto? È per la mia famiglia?" Si gratta la nuca, meditando sulle parole successive. Christian fa cadere altra cenere dalla sigaretta, percependo le sopracciglia avvicinarsi appena mentre cerca di concentrarsi sulle morbide parole di Mattia. "Cerco solo di concentrarmi, lavorare sodo e rendere orgogliosa la mia famiglia. È tutto ciò che mi importa. Non so."
"Ed eccellere a test e saggi brevi li dovrebbe rendere orgogliosi?" Christian domanda senza giri di parole, sarcasticamente.
È uno stronzo. Cosa dovrebbe dirgli?
Ma Zenzola non sembra offeso. Solo pensieroso. Si gira per guardare Christian. "Be', sì. Mia mamma è un'insegnante – valuta l'educazione. Valuta me. Ora, non mi ha mai fatto pressioni o niente di simile..." Mattia si affretta ad aggiungere immediatamente, e Christian contrae le labbra. "È solo che... be'. Mia sorella è molto ansiosa. Delle volte per lei è difficile mantenere un lavoro e andare a scuola. E non abbiamo tutti questi soldi, tanto per cominciare. Quindi, non so, mi piace pensare che tocchi a me prendermi cura di loro."
Ma porca di quella puttana.
Ovviamente, ovviamente, questo ragazzino è un cazzo di piccolo santo.
Christian respira dalla bocca mentre aspira, cercando di soffocare le sue parti vuote con fumo, e fumo, e ancora fumo, percependo un misto tra irritazione e... invidia espandersi a ogni respiro.
Un cazzo di piccolo santo. Che ama aiutare le persone.
Passano alcuni momenti di silenzio.
Mattia continua a leggere. Christian continua a fumare.
"Per cosa stai studiando?" Christian chiede alla fine, la voce appena roca. Troppo fumo.
Mattia sorride immediatamente, alzando la testa dal suo libro, gli occhi lucidi quando le parole escono dalle sue labbra. "Voglio diventare un medico," dice con disinvoltura. "Dico, voglio entrare in Medicina. Mamma ne sarebbe entusiasta."
"Okay. Ma tu?" Christian lo punzecchia, alzando un sopracciglio, la sigaretta schiacciata tra due dita. È quasi finita.
E poi gli occhi di Mattia si abbassano un po'. Solo un po', ma Christian lo vede.
Alla fine risponde, ma la sicurezza sembra smorzata, la voce più debole di quanto fosse prima. "Come ti ho detto, Christian – voglio prendermi cura di loro."
Prendersi cura di loro.
Qualcosa di caldo e sgradevole attraversa Christian.
Non ha più voglia di fumare. Butta la sigaretta quasi in maniera aggressiva, schiacciandola sulla terra umida e coprendola con fili d'erba. Era quasi finita, in ogni caso.
L'odore che si spande nell'aria – cenere mista a terra – fa star male Christian. È un fottuto odore del cazzo.
"E questo non ti pesa?" insiste, tagliente. "Che tu sia quello che deve mantenerle? Che è tutto sulle tue spalle? Anche se sei giovane e non l'hai mai chiesto?"
Perché si sente così infastidito?
Ma Zenzola alza le spalle, senza essere minimamente toccato. "Non più di tanto. Carola– mia sorella – non ha la più pallida idea di quel che vuole fare con la sua vita e... credo che, dato che io sono stato fortunato con la visione che ho della vita e le opportunità che mi sono state date, voglio solo fare quello che posso." Le mani scivolano sull'erba, afferrando un ciuffo in una morsa leggera. Lo sguardo è distante e pensieroso mentre guarda la distesa di fronte a loro. "Mi piace l'idea di diventare un medico e prendermi cura delle persone. Specialmente se riesco a rendere felice lei e mamma in qualche modo. Le amo, sai? Sono tutto quello che ho."
Sono tutto quello che ho.
"Ma questo rende te felice?" domanda Christian.
Suona aggressivo. Non vuole sembrare aggressivo. È solo... deprimente.
O qualcosa di simile.
Mattia mantiene il suo sguardo su Christian, occhi azzurri che si fissano sulla sua pelle, contemplativi. Il suo intero viso è solo morbide labbra e occhi grandi e pelle liscia. Leggera peluria che riflette la luce del sole. "La loro felicità mi rende felice."
"Ma la tua felicità ti rende felice?"
Mattia corruga le sopracciglia. "Loro sono la mia felicità."
Stanno facendo tutto tranne che guardarsi davvero; occhi provocatori che incontrano occhi provocatori.
Christian digrigna i denti. "Sì, okay. Ma devi anche trovare la tua. Una che non dipenda da nessun altro. Hai bisogno di tenere alcune cose per te stesso, cucciolo. Stai facendo un grave errore del cazzo se pensi che sia sicuro far dipendere la tua felicità dagli altri."
E, merda.
Christian probabilmente dovrebbe chiudere quella cazzo di bocca, ora. Questa non è parte del piano. Fare la predica a Mattia Zenzola non contribuirà a sedurlo.
È solo che...
Mattia è proprio l'opposto di lui, eh? Questo Mattia Zenzola. È così, completamente diverso da Christian che è quasi attraente. Quasi frustrante. Quasi fottutamente terribile.
Christian non è sicuro che gli piaccia il modo in cui lo fa sentire.
Ma Mattia non sembra essere veramente arrabbiato o offeso, di fronte alle parole dirette di Christian. Piuttosto, distende le sopracciglia, le labbra rilassate. La curva delle spalle è morbida mentre posa l'evidenziatore sull'erba, ma non distoglie mai lo sguardo da quello di Christian, gli occhi che scorrono sul suo viso come se stesse leggendo uno di quei suoi dannati libri di testo. Christian non è neanche sicuro se gli piaccia il modo in cui lo fa sentire.
"Non ci avevo mai pensato," biascica alla fine. Sta ancora fissando Christian. "Non l'ho mai... vista in questo modo."
Christian tossisce, distogliendo lo sguardo. A volte fissare Mattia è troppo. "Sì, be'. È quello che penso, insomma."
"Qual è la tua felicità, allora?" Mattia domanda molto discretamente, molto delicatamente.
E Christian risponde con scherno prima di riuscire a fermarsi. "Oh, non essere sciocco, cucciolo – i rifiuti umani come me non meritano felicità!" Ride. "Ho un bel sorriso, però. Questo mi rende felice. Può andare?" Mostra un gran sorriso, come per dimostrarlo.
Zenzola non ricambia.
La sua espressione manda un'altra sensazione attraverso Christian, ma la ignora, tossendo invece una volta ancora, giusto per riempire il pesante silenzio che ha cominciato a riempire l'aria. "In ogni caso," dice sbrigativamente, la gola secca, ma con tutto lo sforzo di un professionista – ha bisogno di riprendere il controllo della situazione. "È un bene che tu non ce l'abbia con loro. La tua famiglia, intendo. Per averti messo in una strada che non hai scelto di percorrere."
Le parole fanno balenare un'immagine. Un ricordo.
Ma ha bisogno di riprendere il controllo. Lo spinge via.
E poi all'improvviso Mattia sorride, giusto un po'. "Mi piace quello che hai detto," dice pacatamente, lo sguardo che vaga verso l'orizzonte per un momento, per poi tornare su Christian. "'Una strada che non hai scelto di percorrere'..." ripete, a bassa voce.
Christian può sentire il proprio battito nel breve silenzio che segue. Offre un mezzo sorriso.
"Non so," Mattia continua alla fine. "Non è perfetta, no. Ma la vedo così: o mi impegno per le persone che amo, o spreco le energie in tutte le cose che contano molto meno in questo mondo. Cose per cui non sono davvero d'accordo."
Per qualche motivo, questo colpisce Christian.
Forse è perché Mattia l'ha detto così tranquillamente. Forse è perché suona come se lo pensasse davvero. Forse è perché le parole graffiano la gola di Christian e grattano e disturbano come se si stessero facendo strada dentro il suo corpo.
Oppure. Forse sono i minuscoli e sfuocati ricordi che stanno spingendo contro le barriere nella sua testa. I minuscoli e sfuocati ricordi di una notte molto scura. Di Christian che abbandona cinque bambine addormentate e una mamma.
Di Christian che non ha mai detto addio e di Christian che non è rimasto perché Christian non sopportava il peso sulle sue spalle. Perché Christian non pensava che ne valesse la pena. Perché Christian aveva deciso di sprecare le sue energie in tutte le cose che contavano meno in questo mondo.
Perché Christian vuole vivere. Ma forse esiste e basta.
Deglutisce di nuovo ed è solo un po' più difficile stavolta.
Mattia lo sta fissando. Non ha la minima idea della valanga che è appena crollata su Christian. Non ha la minima idea ed è così innocente e grazioso nella sua piccola maglietta bianca con le sue magre e lisce braccia, e gli adorabili ricci e i suoi bellissimi denti. Con quei grandi occhi che stanno già iniziando ad osservare Christian con più curiosità che noia.
Christian apre la bocca per rispondere. Deve dire qualcosa. Vorrebbe allungare una mano e premere le dita sulla pelle di Mattia, solo per vedere se è reale. Giusto per esserne sicuro. Per precauzione. Per essere sicuro che non stia impazzendo e che la sua mente non abbia inventato un Anti-Christian. Giusto per essere sicuro che Mattia non sia solo frutto della sua immaginazione – solo un'allucinazione che prende in giro Christian, che gli lancia tutte le sue cazzate e i suoi difetti in faccia.
Non sa cosa voglia dire, ma ha bisogno di dire qualcosa perché non gli piace quello che prova...
Ma poi il suo telefono vibra.
È Alex.
'Ad oggi, Mattia è la prima persona in undici anni ad aver avuto un punteggio perfetto all'esame di Matematica di Mosley. Giusto per ricordartelo.'
Ah.
Christian chiude la bocca e si schiarisce la gola, mentre rimette il telefono in tasca.
Deve riprendere il controllo. Tutto questo è ridicolo.
Quand'è che si è rammollito così?
"Ehi, uh, ti va di fare una passeggiata?" offre, senza nessuna spiegazione. La sua voce sembra riempita con troppa aria. Sorride in maniera esagerata. "Non mi sento più le gambe. Ed è una bellissima giornata."
Mattia sbatte le palpebre, sorpreso. Rimane in silenzio per un momento, valutando la situazione. Ma poi: "No, grazie. Dovrei studiare. Non ne abbiamo già parlato?" Ma sta sorridendo, anche se un po' confuso.
E Christian alza gli occhi cielo, senza sentirsi in colpa. Reprime ogni pensiero. Sta riacquistando il controllo. È bravo – esperto, addirittura. Ce l'ha in pugno. È attraente e intelligente e non ha mai perso. E ce l'ha in pugno. "Oh, dai. Ti posso aiutare a studiare mentre camminiamo. Possiamo usare le flash card – è quello che fanno i ragazzini oggigiorno, no? O usano solo gli iPad?"
Fortunatamente, Mattia ride sommessamente, e l'aria tra loro sembra miracolosamente più leggera, così all'improvviso. "Preferisco i libri cartacei. Non mi piace leggere da uno schermo. Mi piace tenere la carta tra le mani, capisci?"
"Anche a me piace tenere le cose tre le mani," Christian sogghigna lascivamente, sbattendo le palpebre. Molto meglio. Questo è un bene.
Mattia arrossisce e scoppia a ridere, due esplosioni simultanee. "Oh mio dio," è tutto quello che riesce a dire, e Christian sogghigna, divertito. "Ma che problemi hai?" Le parole sono intervallate da risatine.
Che tenero.
"Sono un pezzo di merda," ridacchia Christian. "Un vero e proprio pezzo di merda."
Questo, per qualche ignoto motivo, fa ridere Zenzola ancora di più, nonostante il fatto che non fosse neanche così divertente. Ma Christian ha sempre apprezzato le persone che lo trovano divertente, quindi il suo sorriso è pieno di orgoglio, mentre sente l'impulso inspiegabile di continuare, per vedere se Mattia può ridere ancora di più.
Ma non lo fa. Perché ha bisogno di concentrarsi.
Ma poi Mattia parla. "Non penso che tu sia un pezzo di merda," sorride, ridacchiando appena. "Se ti interessa."
Christian sorride. "Mi interessa." Pausa. "Grazie." E poi improvvisamente sogghigna, la consapevolezza che si risveglia in lui. "Aspetta un momento. Hai appena fatto un complimento?A me??" ripete, fingendo di essere sbalordito.
E Mattia potrebbe anche aver alzato gli occhi al cielo, ma le labbra sono rilassate sul viso, scaldato dal sole e con le ombre delle foglie svolazzanti sulla pelle. Osserva i ragazzi che giocano a calcio, poggiato a terra con le mani.
"Non ho detto niente," borbotta a bassa voce, le parole attorcigliate al sorriso sghembo.
Suona come un successo.
C'è un attimo di silenzio in cui Christian fa internamente il giro della vittoria prima di ricomporsi, lanciando un'occhiata di sfuggita a Christian.
"Ma, dico davvero – dovremmo davvero andare a fare una passeggiata."
Mattia ride di nuovo, apparentemente felice.
È piuttosto piacevole, Christian non l'ha mai visto ridere così tanto. Neanche una volta l'ha davvero visto, tipo, anche solo far finta di ridere o ridacchiare o qualsiasi altra cosa mentre lo stava spiando.
Spiare. Il pensiero gli fa aggrottare le sopracciglia. Non è, tipo, inaspettato – lo sa benissimo il motivo per cui è qui – ma è comunque un po' turbato. Non riesce a spiegarsi il perché.
"Studiare è noioso," Christian insiste, spazzando via i pensieri mentre osserva Mattia scuotere la testa divertito, afferrando nuovamente l'evidenziatore. Ma non toglie il tappo e Christian lo nota immediatamente. "Camminare è divertente. Lo sapevi che fa bene al cervello? Nove persone su dieci sembra che abbiano più probabilità di non fallire un esame se vanno a camminare regolarmente. È un dato di fatto."
"Non è vero," Maggia sorride, ma sta al gioco. È indifeso, completamente aperto nell'atteggiamento, nelle espressioni e nei modi. Bene.
"Va bene, allora. Non camminare con me."
Silenzio.
"Che ne dici allora di un caffè? O un thè? Tutti sanno che il thè è un buon nutrimento per il cervello."
Mattia ride di nuovo, più forte, più radioso. "Non ti arrendi mai, eh?"
"Nope!" Christian risponde allegramente, enfatizzando la 'P'. "Dai. Offro io. Mi prenderò cura di te."
Due sopracciglia schizzano in alto.
"Non in quel senso," Christian sospira, alzando gli occhi al cielo. Maledizione. "Intendo come amici. Un'offerta di amicizia. Non sto più cercando di insistere, non preoccuparti. Non sono così stupido. Lo capisco quando qualcuno non è interessato." Lo dice con tranquillità, ma sente comunque un leggero fastidio che questo possa portare tutto nel verso sbagliato.
Forse è anche leggermente terrorizzato al pensiero di mandare tutto a puttane. Ma il 'prima-amici' è probabilmente l'unico modo per intrappolare Mattia. Deve guardare al quadro completo.
È preoccupato, comunque. Mattia non risponde.
Christian aggrotta le sopracciglia. "Troppo aggressivo?" domanda, con un cipiglio.
Zenzola ormai non lo sta guardando più. È tornato al libro sulle sue gambe, mordendosi il labbro e scuotendo la testa.
"No, non è quello," dice piano, rivolgendo un mezzo sorriso a Christian per poi distogliere nuovamente lo sguardo.
Poi più niente.
Okay allora. Fantastico. Ancora un'altra cazzo di volta, Christian è perplesso.
Per caso vendono il manuale di istruzioni per Mattia Zenzola?
"In realtà," dice alla fine, e ora sta fissando il suo orologio, le sopracciglia un po' troppo corrucciate per i gusti di Christian. Non ha la più pallida idea di cosa abbia fatto di sbagliato. "Devo andare al lavoro. Abbiamo parlato più del previsto."
"Oh."
"Già."
"Scusami," dice Christian, un po' imbarazzato. Il che è strano. Non è una sensazione usuale per lui.
"No, tranquillo. La colpa è mia quanto tua." Mattia non lo sta ancora guardando.
Colpa. Giusto.
"Quindi..." Christian strascica le parole, cercando di aiutarlo a recuperare gli oggetti sparsi sull'erba attorno a loro. Gli porge una matita a mine, un quaderno, un foglietto di carta – Mattia afferra ognuno di questi con un piccolo sorriso e una rapida occhiata. "Al lavoro, eh? Quel posto misterioso dove vai? Dove mai potrebbe essere?"
Ecco qua.
C'è un sorriso sincero da parte di Matti. È piccolo e lui cerca di nasconderlo, ma è lì.
"Vuoi ancora saperlo?" Mattia domanda, divertito. Chiude la sua borsa e si alza, portandola sulla spalla. Trasalisce appena, ma sorride comunque.
Mh. È confuso? Indebolito? Christian non capisce.
"Cioè, io amo le nostre chiacchierate giornaliere, non fraintendermi," Christian sorride, alzandosi in piedi. "Ma penso sia arrivato il momento di un cambio di scenario, no?"
Mattia scuote la testa. "Devo lavorare, Christian. Scusami."
Maledizione.
"Indubbiamente. Posso seguirti fin lì? Sono adorabile, lo sai? Posso essere il tuo piccolo cane randagio!"
Un'altra risata scuote Zenzola. Grazie a dio.
"Be', non mi posso comunque liberare di te, quindi suppongo che vada bene."
"Lo prenderò come un complimento," Christian tira su col naso, e percepisce il sorriso di Mattia ancor prima di vederlo. È ingenuamente divertito, anche se un po' esasperato. Proprio come Christian aveva previsto. "Ma può essere divertente, sai. Puoi darmi un nome e tutto il resto! Sono tutto tuo." Con questo, accompagnato da un ghigno diabolico, Christian fa un passo indietro, le mani bene in vista, offrendo sé stesso in un piatto d'argento. Alza le sopracciglia mentre fa un mezzo giro, e Mattia lo osserva divertito e un po' imbarazzato, la borsa appoggiata su una spalla, il fianco appena scoperto, una risata sotto i baffi.
Poi comincia a camminare senza dire un'altra parola.
Christian osa sperare?
Sì.
Specialmente perché Mattia non sta usando il suo passo rapido, quindi non sta chiaramente cercando di seminare Christian. Un successo.
"Quindi come hai intenzione di chiamarmi?" domanda, facendo gli occhi dolci, mentre aumenta il passo per stargli dietro. "Eh? A cosa assomiglio?"
"Non so." Fa spallucce. "Un Christian?"
Wow. Assolutamente brillante.
Christian alza gli occhi al cielo. "Quello non vale, guastafeste. Lo stai dicendo solo perché è il mio nome."
Mattia fa di nuovo spallucce, ma sembra un po' più pensieroso mentre cammina, gli occhi sulla strada. "Non saprei... Ben?"
Cosa.
"Ben," Christian ripete in modo piatto. Assottiglia gli occhi. "Stai cercando di insultarmi o...?"
Mattia allora ride, gli occhi ancora puntati di fronte a sé. "No! Sembri davvero un Ben. Come... Ben Kenobi. Un po'. Una specie."
Christian inchioda.
"Obi-Wan Kenobi?" precisa, inorridito. "Da Star Wars?"
"Già," Mattia annuisce, ma sta trattenendo un sorriso, rallentando il passo mentre si gira per guardare Christian, che non si è ancora mosso, in stato di shock.
"Mattia," dice, piano. È abbastanza sicuro di stargli lanciando un'occhiataccia. "Ha settant'anni."
"Be', sì, più o meno. Ma è saggio e potente. E nobile!"
"Anche Yoda. La prossima cosa che mi dirai sarà che assomiglio anche a lui?"
Mattia ride fortissimo, tanto da tenersi la pancia. Christian sente le sue guance contrarsi in risposta ma non ha intenzione di sorridere dopo essere stato paragonato a qualcuno tre volte la sua età, grazie mille.
"No, non sei Yoda. Non hai tutte quelle rughe," Mattia ridacchia, mentre strizza gli occhi alla luce del sole, brillanti di divertimento e malizia. "... per ora."
"Per ora?!" Christian ringhia. Ogni parvenza di un atteggiamento composto svanisce dal suo viso, lasciando solo... be'. Quel che immagina essere qualcosa che potrebbe solo essere adeguatamente etichettato come 'esterrefatto'. "Che cosa stai insinuando, cucciolo?!"
"Be', fumi!" Mattia ride.
La bocca di Christian si spalanca ancora di più.
Che. Razza. Di. Stronzetto.
È combattuto tra il voler ridere e il volerlo schiaffeggiare.
Quindi invece si accontenta di chiudere la bocca e scuotere la testa, portando entrambe le mani sui fianchi. Okay. Deve riprendersi. Deve mantenere il controllo.
Ma comunque. Sorride appena. È proprio un piccolo stronzetto.
"È raro che rimanga senza parole, Mattia Zenzola," dice divertito, osservandolo da vicino mentre Mattia abbassa la testa e si esibisce nel sorrisetto più fiero conosciuto dall'uomo. "Ma tu mi hai lasciato senza parole con i tuoi insulti e con la tua insolenza e con i tuoi innocenti ricci."
"Innocenti ricci?"
"Oh sì," Christian conferma con un mormorio, e ricomincia a camminare, solo perché così può avvicinarsi a Mattia, piantarsi di fronte a lui e tirare una disordinata ciocca di capelli dalla sua testa. "Mi sono affezionato ai tuoi ricci."
Si aspettava quasi di essere colpito, ma Mattia si limita ad arrossire, sorridere e alzare la testa mentre osserva Christian con occhi curiosi.
"Sono solo capelli," biascica, sorpreso.
"Oh, mio caro ragazzo, non sono mai solo capelli," Christian chioccia drammaticamente.
Un altro rossore, un'altra corsa verso il successo.
Christian ce l'ha in pugno. Ce l'ha in pugno.
Ma poi.
"Vado al lavoro," Zenzola mormora a bassa voce.
E si gira e si allontana.
Aspetta. Cosa?
Ma Christian non doveva andare con lui?...
"E il cane randagio?" gli chiede, sorpreso, la mano ancora sollevata a mezz'aria dove stava accarezzando i capelli di Mattia.
"Non oggi," il ragazzo in questione risponde, senza girarsi, e Christian lo osserva mentre si allontana a velocità allarmante. Oh, ad avercele, quelle gambe.
"A domani, Zenzola!" gli grida dopo un momento, sentendosi un po' disorientato.
Ma tutto quello che riceve in risposta è un saluto con la mano.
Mh.
"Non oggi."
Be', almeno c'è una promessa lì. Da qualche parte.
Quindi Christian sospira e si volta, le mani ancora calde dal contatto con i capelli di Mattia.

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