Unattainable - Little Joy
"È impossibile," dice Christian in maniera piatta, il secondo in cui Alex apre la porta della sua stanza. Ha le braccia incrociate, gli occhi induriti in uno sguardo fisso che spera faccia almeno un buco nel make-up antiproiettile di Alex. O tanti buchi. Cazzo, facciamo diventare 'sto stronzo un formaggio svizzero, perché no?
Ma Alex inarca semplicemente un sopracciglio. "Di certo non stai parlando di Zenzola?"
"Sto assolutamente parlando di Zenzola," scatta, distendendo le braccia lungo i fianchi. In qualche modo, cerca di indurire ancor più lo sguardo. "Ti rendi conto di avermi mandato a inseguire un coniglietto, sì? Un cazzo di coniglietto socialmente impacciato, docile da far schifo, strano e impossibile da decifrare?"
Un sorrisetto si forma sulle labbra di Alex ma lui non risponde, si limita ad appoggiarsi allo stipite della porta, osservando Christian con sguardo pacato.
Dato che Alex non sembra intenzionato a dire un bel cazzo di niente, Christian continua, la mascella serrata. "Non gli piaccio. Non vuole avere un cazzo a che fare con me. E, se devo essere sincero, non posso dire di non provare lo stesso. Non posso neanche dire che capisco appieno perché in primo luogo sto andando dietro a quel coso."
Alex inarca un sopracciglio. "Coso?" domanda, divertito.
"Coso," Christian conferma, piatto.
C'è una pausa, in cui Christian flette i muscoli contratti e si morde la lingua, e Alex lo sta guardando come se fosse il suo programma televisivo preferito. Stronzo.
"Quindi," strascica lentamente alla fine, gli occhi che guizzano sul corpo di Christian. "Zenzola non sta abboccando all'amo. Abbiamo perso il tocco magico, eh?"
"Oh, non rompere i coglioni," Christian gli lancia un'occhiataccia, superandolo per entrare nella stanza. Va dritto verso il letto, distendendocisi sopra e massaggiandosi le tempie doloranti.
No, non ha perso il suo tocco, grazie.
"Non mi deludere, Chri," Alex sospira allora, chiudendo la porta e girandosi per fronteggiarlo. "Questo qui è importante. Estremamente importante. Non sarà riuscito a far colpo al primo tentativo, ma di sicuro ha fatto colpo sull'esame di Latino che abbiamo appena fatto. Inoltre, le mie fonti mi hanno detto che è stato nominato per il Consiglio Studentesco del prossimo semestre. Come Presidente." I suoi occhi diventano di ghiaccio, il tono più affilato. "Che, come ben sappiamo, è una posizione già ambita. Da me." Arriccia le labbra. "E non ho neanche menzionato cosa ha detto quella vecchia vacca di Alice sul lasciargli tenere un discorso al galà di beneficenza della scuola il prossimo mese."
Malgrado l'apatica frustrazione nelle sue vene, a Christian scappa un sorrisetto. I fallimenti di Alex gli causano sempre uno strano piacere. C'è qualcosa di indefinibilmente appagante al riguardo.
"Quindi, sono sicuro che non ci sia bisogno di spiegarti perché questo sia estremamente importante, Chri ."
"Oh, 'estremamente,' oh-ho," Christian gli fa il verso sottovoce. Oh, Alex e le sue spocchiose parole. Fanculo.
Alex continua, imperterrito, la postura rigida e muscolosa nell'aprire l'enorme borsa sportiva poggiata sulla scrivania. I suoi taglienti occhi castani catturano quelli di Christian. "Fallire non è tra le opzioni."
Oh, va bene allora. Nessuna pressione o altro.
Una punta di ansia si fa largo attraverso i muscoli di Christian. Non è tra le opzioni. Come se Christian non lo sapesse. Questa è anche la sua unica possibilità.
Sta respirando dal naso quando affonda la testa sui cuscini di Alex (odorano della sua disgustosa colonia ed è quasi troppo per lui), premendo il palmo delle mani sugli occhi. Teso, si sente teso. Vuole solo stendersi e ascoltare qualcosa. Una canzone, qualsiasi canzone. 'The End' dei The Doors ci starebbe piuttosto bene, al momento.
This is the end, my only friend, the end...
"Tua mamma è in casa?" chiede alla fine Christian, sperando in un cambio di argomento, corpo e mente innervositi, occhi doloranti per la pressione delle mani. "Mi piace darle fastidio; è semplice – tutto quello che devo fare è salutarla e chiederle com'è andata la giornata."
"Smettila di cambiare argomento," Alex replica con freddezza, piegando un paio di calzini neri. I suoi movimenti sono così fluidi, così sicuri. Così Ale.
Christian contrae le labbra, ma non risponde.
"Chri," Alex continua, ed è detto in un tono serio abbastanza da far sì che Christian tolga una delle mani dagli occhi, gettando un'occhiata annebbiata a Alex. "È solo il primo giorno. Riprovaci domani. Devi solo fare quello che fai normalmente, okay? Inizia a succhiargli il cazzo. Quello funziona sempre."
Christian sbuffa. "Forse." Si copre gli occhi con un braccio, immaginando gli scenari (probabilmente è illegale fare pompini in biblioteca, vero?) prima di sorridere all'improvviso, lascivamente, altre immagini che fluttuano in cima ai suoi pensieri. "È una tecnica a prova di idiota, dico bene?" mormora colloquialmente, tenendo a bada il sorriso mentre soffia le parole. "Di sicuro ha funzionato con te."
Può praticamente sentire Alex gelarsi.
Con un ghigno, dà una sbirciata da sotto il suo braccio e nota Alex in piedi, rigido, con una maglietta appallottolata nella sua mano. Stringe gli occhi quando i loro sguardi si incrociano, ma è più lascivo che altro.
"Dici bene," replica lentamente, occhieggiando sfacciatamente Christian. "E funzionerà di nuovo."
L'ambiguità dell'affermazione fa rabbrividire Christian, gli fa venir voglia di scivolare contro le parole e allungare le braccia per afferrarle.
Presto. Molto, molto presto.
"Non preoccuparti, Chri," Alex continua con calma, afferrando un paio di mutande da terra. "Ce l'hai in pugno. Ce l'hai sempre fatta. Ce la farai anche stavolta, così potrò vincere la mia borsa di studio e il mondo avrà di nuovo senso. Okay?"
"Sì sì, okay," Christian brontola, sospirando. Sposta il braccio, così come i suoi pensieri, e si focalizza su Alex, che al momento sta ficcando magliette e calzini nella borsa sportiva. "Dove stai andando, allora?"
"In palestra."
Christian sbuffa. "Così virile."
Alex gli lancia un'occhiataccia. Christian ride.
"Il tuo Carissimo Fratello è in casa?" domanda, stiracchiando i muscoli. Qualcosa scrocchia.
"Sì. È in camera sua. Come sempre." Alex alza gli occhi al cielo nel pronunciare quelle parole, afferrando un altro paio di mutande e odorandole con curiosità. A quanto pare hanno passato il test, perché le getta brutalmente dentro la borsa, insieme al resto.
Christian tira su col naso, canticchiando i The Doors mentre si controlla le unghie. Sono illuminate dalla luce del sole che filtra dall'enorme finestra della stanza. Christian ama la stanza di Alex– la sua architettura, non il fatto che sia la stanza di Alex. È uno spazio magnifico, pieno di luce solare e il soffitto è alto e gli angoli sono puliti ed è così largo e ampio e caldo.
Ma odia il fatto che sia piena delle polo sporche e troppo costose di Alex, dei suoi jeans su misura e delle sue scarpe fatte a mano che puzzano di pelle troppo trattata. Odia che ci siano bottiglie rovesciate e mezzo usate di profumo Givenchy e Marc Jacobs e Gucci in ogni superficie, odia i cumuli di monete luccicanti dimenticate qui e là e ovunque. Odia le banconote arrotolate disseminate in giro, odia la piccola busta di erba nel cassetto aperto della scrivania vicino al contenitore di vetro di cocaina e a tre iPod dimenticati, e odia che non ci siano poster o libri o CD o DVD o... qualsiasi cosa, davvero. Solo le tracce di un ragazzino ricco e superficiale. Solo falso e pulito nulla.
Ma è così che va il mondo, no?
Alza le mani per aria, spazzando via i suoi pensieri, lasciando che la luce dorata delle finestre le investa completamente. Mani d'oro come leoni d'oro.
"È fatto?" grugnisce alla fine, sentendo il calore sulla pelle. Chiude le mani a pugno prima di lasciarle ricadere sul letto, lontane dall'aria, dalla luce del sole. Era troppo luminoso, in ogni caso.
"Probabile," risponde Alex, distratto. "Gli ho chiesto di venire in palestra ma mi ha detto che vuole solo godersi il silenzio. Pensare alle cose. È così strano, cazzo." Alza gli occhi al cielo, soffermandosi un attimo a scegliere una canottiera. "Ha bisogno di amici."
Christian ride, fissando il soffitto bianco. È tutto così bianco in questo appartamento. "Lui ha amici, wyse. Noi siamo i suoi amici."
Ma l'unica risposta di Alex consiste nell'alzare nuovamente gli occhi al cielo prima di avviarsi verso la porta. "Torno subito," dice con tono annoiato, alle sue spalle. "Devo fare una doccia."
Okay, allora. Bella chiacchierata.
Con un sospiro, Christian si costringe ad alzarsi dal letto, sentendosi inspiegabilmente stanco. Be', non inspiegabilmente. Il suo turno al pub è durato più di quanto si aspettasse, dal momento che si sono trovati tra le mani un turbolento giovedì notte, quindi non ha staccato fino alle due passate. Quello, unito al fatto che la band che si è esibita – la band locale preferita di Christian, che si dà il caso sia anche l'unica band locale che Christian non ha totalmente preso per il culo – non gli ha permesso di andarsene fisicamente dall'edificio fino alle quattro.
Di solito gli piace stare durante tutta l'esibizione della band. Gli piace vederli suonare e gli piace osservarli mentre mettono in ordine e smantellano il palco; qualche volta, se è di buon umore, li aiuta persino con l'attrezzatura. C'è qualcosa di soddisfacente nel guardare la gente che si esibisce, eterei e intoccabili un momento, monotoni e ordinari quello dopo, quando staccano la corrente. Quando nascondono tutto e in silenzio si inchinano per concludere la scaletta della serata, quando le loro mani sono immobili e gli amplificatori sono spenti e i microfoni sono lasciati appesi a una corda che non si muove più. All'improvviso è come se fossero completamente reali. Solo un paio di canzoni che li contraddistinguono dai lavori comuni del mondo.
Non è divertente? Christian pensa di sì.
Ama così tanto la musica e ama la musica dal vivo ancora di più, ma trova divertente che l'incantesimo si rompa immediatamente quando subentra la realtà, mandando in frantumi l'illusione che il mondo sia più di quel che sembra. Quando gli accordi sono finiti e le chitarre sono sotto chiave e quando si sente il rullo della batteria in chiusura; all'improvviso non è più tutto melodia e ispirazione. È solo un gruppo di disadattati del cazzo sul palco, che suonano in un pub di merda perché non hanno sfondato e mai sfonderanno.
È la vita.
Con un'asciutta, pesante sensazione nelle ossa, Christian si rannicchia in sé stesso, cercando di stiracchiarsi. Probabilmente dovrebbe andare da Guido, a schiacciare un pisolino prima del suo turno di stanotte.
Invece, si ritrova a camminare lungo il corridoio, fino alla porta chiusa alla fine di esso. Quella che è sempre chiusa. Sempre con il cartello 'Non disturbare' attaccato sopra.
Christian sorride, quasi affettuosamente, mentre lo osserva.
"Fratello Carooo," chiama senza preavviso, bussando fastidiosamente a tempo con il ritmo delle parole. Sa che lui odia quando fa così. Quindi, ovviamente, Christian lo fa ancora più forte.
Dall'altro lato, sente un borbottio, uno strascichio di piedi, un colpo di tosse. Poi la porta si apre. Ed eccolo qui. Il piccolo diamante più bello, poetico, enigmatico e socialmente impacciato: nunzio.
È magnifico, magnifico, e l'unico motivo per cui Christian non l'ha ancora supplicato senza mezzi termini di donargli il suo uccello è perché è il fratellastro di Alex e c'è una sorta di tacito accordo attorno all'argomento. In sostanza, Christian è abbastanza sicuro che Alex lo decapiterebbe, se lui si avvicinasse in qualsiasi modo al pisello di nunzio. Non l'ha mai messo in dubbio, non ne hanno mai discusso apertamente... ma è così. L'atteggiamento prepotentemente protettivo e aggressivo di Alex nei confronti di nunzio è la cosa più vicina al vero affetto che possiede.
"Nunzietto," Christian fa le fusa sdolcinate, sorridendo. "Oh, come mi siete mancati tu e il tuo sguardo da fattone."
Nunzio sbatte le palpebre lentamente. "Ci siamo visti stamattina," borbotta, grattandosi il naso con la manica della maglia. È nera corvina e ha la parola "HIGH" stampata in rosso. E basta. È tutto quel che dice. Solo un'infinita maglia nera con lettere maiuscole che non potrebbero essere più schiette.
Che è fondamentalmente la sua personalità, riassunta in quel modo grazioso.
"Questo non vuol dire che non mi sia mancato," Christian scherza, toccando la punta del naso di nunzio, che gli fa guadagnare un'occhiataccia e un sorriso. Solo nunzio riesce a fare entrambe le cose. Contemporaneamente.
"Va bene, va bene," borbotta, scacciando la mano di Christian e sorridendo con un angolo della bocca. "Ti annoi? Vuoi fumare?"
Dio, questo ragazzo è così prevedibile.
"Nah," declina Christian, sbirciando oltre le spalle di nunzio all'interno della stanza. "Voglio solo rilassarmi. Alex è sotto la doccia. Probabilmente a breve me ne torno a casa."
Nunzio alza un sopracciglio ma non dice niente, lasciando entrare Christian e tornando a sedersi sul suo letto.
La stanza di nunzio somiglia a quello che probabilmente si troverebbe all'interno della lampada del genio. È ricoperta da sfarzosi colori e cuscini e strane lampade fatte di vetro colorato. Sul muro c'è un enorme quadro dipinto a mano raffigurante una pupilla, affianco a un enorme bong (è decisamente più alto di lui, ma fino ad ora si è sempre rifiutato di verificare le reali dimensioni malgrado le incessanti e divertite richieste di Alex) e ogni cosa profuma di cedro e muschio. È accogliente, se Christian dovesse descriverla in una parola. Impressionante, pure – nunzio possiede una quantità industriale di fumetti e libri (tutti scelte eccellenti e in eccellenti condizioni) e lì nell'angolo, vicino all'armadio, si trova il giradischi in stile retrò, accompagnato da una solitaria candela arancione. Nunzio chiama quello il suo "posto di meditazione" ma Christian non l'ha mai visto fare niente del genere. Comunque, di solito lo sfruttano al meglio – nunzio possiede un'assurda collezione di vinili di cui va particolarmente fiero (possiede ogni vinile esistente di Stevie Wonder e Michael Jackson, cosa che gli piace far notare quotidianamente – solo un friendly reminder, sapete) e ha un sacco dei preferiti di Christian. Come i Beatles e George Harrison e The Moody Blues e The Doors. Ne ha anche qualcuno di Mamas & The Papas. E, grazie a Christian, alcuni dei Velvet Underground. Una piccola meravigliosa collezione, tutto sommato.
Una piccola meravigliosa stanza, davvero. Qualche volta fa venire l'emicrania a Christian ma perlopiù lo fa sentire sicuro. È più una casa questa per lui rispetto agli appartamenti random dove dorme sporadicamente. L'appartamento di Alex e Luca è una costante. Una delle poche costanti nella sua vita.
"Allora, come te la passi nunzietto?" domanda, lasciandosi cadere sulla sedia della scrivania. È verde limone e cigola ad ogni movimento.
Nunzio alza le spalle. "Bene, credo. Tu?"
"Bene, bene, sì," Christian annuisce, picchiettando su un luminoso e iridescente cristallo. È pazzo, Nunzio. Dove cazzo compra 'ste robe?
Nunzio siede sul letto, gambe incrociate, osservando Christian con espressione annoiata. È sempre così tranquillo, Nunzio. È così calmante averlo attorno. Non si lamenta mai. Probabilmente è per questo che Christian gli vuole così tanto bene – potrebbero stare seduti in silenzio per ore e Christian non dovrebbe fingere che gli interessi quel che ha da dire e Nunzio non si sentirebbe a disagio. È piacevole.
"Che stai leggendo?" chiede Christian dopo un momento, spiando il libro aperto a faccia in giù sul comodino.
Nunzio tira su col naso, alza le spalle e lancia un'occhiata al libro con occhi stanchi. "Parla di un ragazzo che inverte sogni e realtà. Va in giro senza sapere cos'è reale e cosa non lo è."
"È una storia vera?"
"Non credo. Ma è una condizione reale."
"Dici?"
"Credo di sì."
"Bizzarro," mormora Christian, fissando senza vederla la copertina. È disegnata in modo complesso, piena di forme e ricchi colori, ma Christian lo sta a malapena registrando, limitandosi a fissarlo. Ha la testa da un'altra parte, ma non ci può fare niente. È tranquillo. È piacevole.
"Ti sei mai chiesto se i nostri sogni non siano in realtà le nostre vite reali? E che quella che pensiamo sia la nostra realtà – tipo, adesso" – Nunzio gesticola indicando l'ambiente circostante, fissando Christian con attenzione – "sia in realtà un sogno?"
Oh dio. Nunzio è riuscito a fottergli del tutto il cervello in soli cinque minuti.
"Be', tutto quello che ho da dire è che spero vivamente che non sia reale," Christian accenna una mezza risata priva di umorismo, tornando in sé e sorridendo sarcasticamente al ragazzo corvino di fronte a lui. Questo è un buon modo per descrivere Nunzio – ragazzo corvino. Raven Boy. 'Blackbird'. Blackbird singing in the dead of night...
"Perché?" domanda Nunzio, affascinato. Reclina la testa, un ciuffo di capelli che cadono davanti ai suoi occhi ancora più scuri. Ha veramente delle bellissime ciglia, così incredibilmente lunghe. Probabilmente gli si attorcigliano ai lampadari e ai ventilatori da soffitto. "Non ti piacciono i tuoi sogni?"
"Io non sogno, nunzietto. Il mio è un sonno senza sogni." Sorride. Sente le labbra screpolate.
Ma Nunzio si limita ad un sorriso triste in risposta, abbastanza piccolo da permettere a Christian di far finta di non averlo visto. "Tutti sognano,Chri."
"È confermato?"
"È confermato," annuisce Nunzio.
"Mh. Forse." Non gli piace questo argomento. Ha lo strano sospetto che Nunzio provi compassione per lui o qualcosa del genere. "Ad ogni modo, hai sentito del nuovo gioco di Alex?"
Fortunatamente, questo cambio di argomento sembra sortire il suo effetto, perché invece della quieta empatia stampata sugli occhi di Nunzio, li sta ora alzando al cielo, tornando a sdraiarsi sul letto e distendendosi, un braccio dietro la testa. "Lo sai che odio quella stronzata," dice. "È una stupidaggine."
"Lo so," mormora Christian. A quale frase si stia riferendo, non ne è sicuro. "Ad ogni modo. Questa è divertente."
"Mh."
"Credo che lui quasi sicuramente mi odi. E siccome dovrebbe essere amato da tutti, è abbastanza divertente." Si gira verso Nunzio, sogghignando. "Devi ammettere che è divertente. Sono irresistibile, dopotutto."
Nunzio si limita a fissarlo, inarcando un sopracciglio, una mano poggiata sul petto. È tutto spaparanzato ed è bellissimo. "Chi è allora? Chi stai fottendo adesso? Su chi stai proiettando la tua infelicità? Chi è l'oggetto della tua insoddisfazione personale che insisti a indirizzare sugli altri?
È detto in maniera così, così asciutta che a Christian viene quasi da ridere.
"Va bene, va bene, basta," Christian fa un mezzo sorrisetto, alzando le mani in difesa. "Non c'è bisogno di iniziare a fare un'analisi psicologica, Professor X."
L'ombra di un sorriso passa sul viso di Nunzio e Christian lo fa di rimando, solo un silenzioso brivido di irritazione lungo la nuca.
"Mattia Zenzola," rivela dopo un momento con tono casuale e atteggiamento vago. Si muove per sedersi sulle sue mani, incrociando i piedi sulle caviglie. Non riesce davvero a toccare il pavimento dalla sedia di Nunzio. È più che leggermente irritante. "Ne hai sentito parlare? È nella classe tua e di Alex."
A quello, il sorriso di Nunzio svanisce.
"Mattia? Te la stai prendendo con Mattia?" si puntella sui gomiti e si acciglia profondamente, una disgrazia per uno con quei lineamenti dell'Olimpo. "Perché cazzo lo stai facendo?"
Christian lo guarda, un sopracciglio alzato. "Perché cazzo ti interessa?"
"È un bravo ragazzo, Chri. Tipo, davvero un bravo ragazzo."
"Ah sì? A me sembra un po' matto."
"È gentile," dice Nunzio con tono duro, ma si rilassa di nuovo sul letto. "Non abbiamo parlato molto, ma è sempre stato educato. È semplice parlarci. Non è un emerito coglione – e, lo sai, è raro qui intorno."
Christian mormora il suo consenso. Quindi Mattia Zenzola è educato. È per questo che Nunzio e tutto il resto del mondo lo ama? È per questo che Alex si sente messo all'angolo come un procione?
Ci dev'essere qualcosa sotto.
"È spiritoso?" domanda Christian .
Nunzio alza le spalle. "Non so. Non credo di essere mai stato nei paraggi quando ha avuto l'opportunità di esserlo."
"È provocante? Attraente?"
"Uh. Forse attraente? Sì, è parecchio attraente. Ma non, tipo, eccessivamente, credo."
"Ma che significa? Inizia le conversazioni? Dice sempre la cosa giusta? Appoggia la mano sul tuo avambraccio mentre parli?"
Nunzio alza anche l'altro sopracciglio, in maniera assolutamente Edoardiana e parecchio indifferente. "Be', questo è stranamente specifico."
"Sto solo cercando di capire il tipo, tutto qua," soffia Christian, distogliendo lo sguardo dalle sue unghie. Le mangiucchia distrattamente, le parole di Nunzio che gli fluttuano in testa.
zenzola non è spiritoso, non è provocante, ed è, diciamo, attraente. Favoloso.
"Lo sai, non ho intenzione di aiutarvi in questa puttanata che fate," Nunzio commenta dopo un momento, interrompendo i pensieri di Christian. Alza la testa alle sue parole, notando che Nunzio lo sta già fissando. "Mi piace. È un bravo ragazzo. È tranquillo, sì. Forse un po' noioso, suppongo. Ma sembra buono ed è davvero sveglio e non crea problemi a nessuno. Quindi non penso che vi aiuterò a fotterlo. Non mi è mai piaciuta questa cosa che fate tu e Ale. E decisamente non mi piace adesso." La sua voce è vellutata e armoniosa, le parole che raffreddano l'aria con un soffio alla menta, e nonostante non ci sia niente di particolarmente tagliente in loro, c'è ancora qualcosa di affilato che sfiora i delicati peli delle braccia e della nuca di Christian.
Nunzio non ha mai giudicato Christian, questo è vero. Ma, nonostante questo, ha sempre mantenuto questa sorta di... delusione nei suoi confronti. Quando si tratta di Christian, è così. Ha sempre contratto le labbra e annuito dopo una pausa ogni volta che si parlava di qualcosa riguardante Christian e la sua squallida fama, e questo ha effettivamente sempre concluso la conversazione, lasciando la bocca di Christian amara e il battito accelerato.
È come se Nunzio pensasse che Christian sia una persona migliore, o qualcosa di simile. Il che è ridicolo. Al massimo. Superfluo, più di ogni altra cosa.
In ogni caso, il pensiero fa arricciare le labbra di Christian in una linea sottile, come il suo sguardo si allontana da quello del ragazzo moro, l'incenso della stanza all'improvviso troppo opprimente.
"Lo so," dice Christian precipitosamente, turbato, mentre toglie le mani da sotto le cosce e comincia ad armeggiare con i bottoni della giacca. Si alza, atterrando sui piedi, guardando senza davvero vedere l'enorme pupilla sul muro. "Lo so, sì, grazie Nu. Non ho chiesto il tuo cazzo di aiuto."
"Bene," Nunzio annuisce con calma, apparentemente in pace con il mondo.
"Bene," taglia corto Christian, la pelle che formicola con paranoico disagio.
Lui non è una bella persona. Non ci può fare un cazzo. Non ha intenzione di sentirsi in colpa per quanto sia fottuto dalla nascita. Non ha intenzione di piangersi addosso. Non ci può fare un cazzo e basta.
"Sarà mio in una settimana," annuncia, forse un po' troppo forte, dopo un lungo momento di silenzio. Alza la testa, lanciando un'occhiata a Nunzio con la coda dell'occhio. Lui lo sta fissando di rimando, sdraiato sul letto, con i suoi profondi e rilassati e troppo consapevoli occhi scuri. "Per la prossima settimana, tutto questo casino sarà finito."
"Pensi di poter influenzare questo ragazzino abbastanza da danneggiare la sua intera carriera scolastica? Solo perché sei bravo con la bocca?" Nunzio non è neanche crudele, è questo il fatto. Non suona severo. È solo realistico. È un dato di fatto.
Ma Christian non ha nessuna cazzo di intenzione di scusarsi per quello che è o quello che fa.
"Esatto," ride fragorosamente. Sembra forzata, ma non gliene frega un cazzo. "Sì, lo penso davvero."
Tutto quello che Nunzio fa è annuire, lento come miele versato.
"Okay."
Ma Nunzio non distoglie lo sguardo. E il colletto di Christian sta diventando troppo stretto.
"Me ne vado," dice, cominciando a indietreggiare verso la porta. Mostra nonchalance, piegando le labbra in uno scaltro sorriso. "Puoi dire a Alex che gli scrivo domani, per favore?"
Nunzio annuisce una volta. Ha le mani in grembo, le dita incrociate. Sembra un po' distratto, come se fosse separato dal mondo, vivendo da qualche parte nel profondo della sua anima. Forse sta meditando.
"Ci, uh, vediamo domani, allora," Christian soffia, una mano sulla maniglia della porta. Ha solo voglia di dormire. Oggi è stato estenuante.
"Forse, sì. Probabilmente. Penso che andrò a lezione domani."
Christian solleva un sopracciglio, divertito, mentre gira la maniglia. Questo è un bene. Questo è meglio, più normale. "Ah sì?"
"Già," Nunzio mormora, e il suo sguardo si sposta per osservare fuori dalla finestra. "Ogni tanto mi piace la scuola. Mi sento soffocare qui dentro. Ogni tanto."
Oh, Nu. Sempre così filosofico.
"Certo. Bene, allora. A domani, probabilmente, Fratello Caro." E prima che Nunzio possa esibire un'altra perla di insensata saggezza, Christian gli lancia un bacio volante ed esce, spingendo le parole di Nunzio in fondo alla sua mente.
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