Capitolo XII - Christian ci prova e Christian fallisce

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Halcyon - Ellie Goulding

                          

"Allora. Ti ricordi il piano, vero?"
Christian annuisce, osservando Alex mentre si veste (per un qualche evento sportivo o un altro, che cazzo ne sa) dal suo solito posto sul letto, le ginocchia tirate al petto, la schiena premuta contro il muro duro e freddo. Non sta poi così comodo. O forse sì, perché non si è ancora mosso. O forse il suo corpo è paralizzato, o qualcosa di simile.
I have become comfortably numb...
"Sì," mormora, avvolgendo le braccia attorno alle gambe mentre il suo sguardo scivola sull'angolo della stanza. Lancia un'occhiata al muro bianco e alle superfici linde; odia quanto siano pulite e vuote. "Me lo ricordo."
E come potrebbe dimenticarselo? Sin da quando ha riferito ad Alex di aver ufficialmente chiesto a Mattia di uscire, il ragazzo ha spinto piani e programmi complottistici giù per la gola di Christian come se stesse riempendo un tacchino, organizzando la serata nei minimi dettagli, tanto da farlo sempre andar via stordito e destabilizzato.
D'altronde, ultimamente qualsiasi cosa riguardante Alex fa sentire Christian in quelle condizioni... e non in senso positivo.
Non sa esattamente perché o cosa sia cambiato, davvero, ma è stato così fin da quella notte – quando Christian era tornato all'appartamento per la sua 'ricompensa' o quel che fosse, dopo che Mattia gli aveva chiesto con imbarazzo di uscire e Christian aveva sentito il mondo cadergli addosso. In quell'occasione, si era avviato da Alex e Nunzio con il terrore che cresceva alla base del suo stomaco, ma era andato comunque, vedete. Perché conosceva la sua brama nei confronti di Alex, sapeva di volerlo e sapeva cosa aveva scelto, e quindi aveva premuto il pulsante dell'ascensore che l'aveva trasportato sempre più in alto, e aveva spento la sua mente perché quello che gli stava sussurrando, dal profondo del suo cervello, non aveva senso. Quando le porte si erano aperte, allontanandosi lentamente, avevano rivelato Alex, in attesa lì per lui, i suoi occhi scuri e colmi di intenti, le mani che si erano allungate verso Christian con decisione... I loro corpi si erano trovati a un centimetro dallo scontrarsi.
Eppure. Christian l'aveva fermato.
Panico cieco e incomprensibile lo aveva attraversato mentre il suo corpo reagiva contro la sua volontà, alzando di scatto una mano per fermare la bocca di Alex, ormai vicina alla sua.
"Oi, che significa?" aveva gracchiato mentre il suo sangue ribolliva, il ghiaccio infilzato nelle arterie. Si sentiva così nauseato, così totalmente senza energie. Era così esausto, cazzo, e... all'improvviso, semplicemente, non ci era riuscito.
Persino nell'oscurità dell'appartamento, Christian aveva visto gli occhi di Alex fiammeggiare.
"Perché mi hai fermato?" aveva domandato, un lampo di offesa a colorargli la voce. C'era anche del dolore, lì. Sorpresa, dolore e offesa.
Aveva fatto sentire una piccola parte di Christian colpevole mentre lo spingeva via del tutto, (aveva sempre voluto Alex prima, sempre, e non si era mai vergognato di questo), ma, quella notte, semplicemente non poteva fregargliene un cazzo, il tessuto della sua giacca ancora impregnata dell'odore del negozio di musica.
"Ale, sono stanco," aveva spiegato con calma, la voce irreparabilmente tesa, e improvvisamente non sapeva neanche perché fosse venuto. Era lì, perché era lì?
Aveva evitato lo sguardo intenso di Alex, scegliendo invece di fissare con aria assente il resto dell'appartamento, Alex ancora di fronte a lui, esageratamente vicino.
"Christian..." aveva detto, la voce diversa, le sopracciglia unite come corde nere e pesanti. Forse c'era del panico nel suo tono. O forse era pura offesa. O forse era shock. Ma la voce di Alex era suonata diversa, quasi come una supplica, e Christian non era riuscito a cedere.
"Buonanotte, Alex," si era trovato invece a dire, chiudendo gli occhi mentre superava il ragazzo, l'intero corpo svuotato.
Aveva dormito nella stanza di Nunzio quella notte, intrufolandosi in silenzio e rannicchiandosi sul pavimento, sentendo il suo cuore battere a ritmo irregolare, inframezzato dal suono del debole russare di Nunzio. Si era addormentato dopo essere rimasto sdraiato lì per troppe ore, e quando si era svegliato, era stato alla vista di Nunzio che accendeva un incenso in boxer, affatto turbato dalla presenza di Christian; non erano necessarie spiegazioni. Solo quando erano usciti dalla stanza un'ora dopo Christian aveva visto Alex, vestito e pronto per la scuola mentre scriveva un messaggio sul suo cellulare, accasciato su una poltrona. Ombre delicate giacevano sotto i suoi occhi, ma per il resto sembrava totalmente imperturbabile, i capelli sistemati e i vestiti abbinati. La presa sul suo telefono era stretta.
"'Giorno," Christian l'aveva salutato con esitazione mentre Nunzio filava verso il bagno, ancora gonfio dal sonno.
Alex aveva alzato lo sguardo. "'Giorno, chri." E poi era tornato al suo cellulare, le nocche bianche. "Ho detto a Sarah che saresti stato qui per colazione," aveva detto, dopo una pausa. "Dovrebbe essere pronta a momenti."
E questo è quanto.
Non ne avevano più parlato, neanche una volta. Tutto era rimasto silenziosamente imbarazzante mentre Christian continuava a sentirsi un po' colpevole, sapendo che avrebbe dovuto volere Alex, volerlo quanto l'aveva sempre voluto, volere tutto ciò che poteva ottenere... Ma.
Ma qualcosa sembrava cambiato quella notte, e lo sembra tuttora. Ed è vagamente terrificante, quindi Christian preferisce non pensarci e col cazzo che ha intenzione di parlarne.
Non è cambiato niente, dice a se stesso.
Ma anche ora, mentre osserva Alex allisciare la maglietta sul suo stomaco prima di chinarsi per allacciare i lacci delle sue scarpe da ginnastica, i capelli appena tagliati, i suoi occhi scuri, la sua pelle pulita e le sue mani forti e curate... Christian percepisce quel quieto senso di terrore. Quel cambiamento. Quel qualcosa. Ricorda quella notte quando avrebbe voluto così tanto provare qualcosa per Alex... Ma non ci era riuscito.
Stringe le gambe più vicine al petto.
"A che ora devi passare a prenderlo stasera?" Alex chiede dopo un attimo, raddrizzandosi. Piega la testa una volta, facendola scrocchiare, mentre osserva impaziente Christian, spostandosi a chiudere il suo computer sulla scrivania. Sembra si sia lavato da poco, profuma come se si fosse lavato da poco.
Questo dovrebbe attrarre Christian. Dovrebbe fargli venir voglia di alzarsi dal letto, avvicinarsi ad Alex e respirare il profumo dal suo collo e succhiarlo nelle sue ossa. Dovrebbe fargli venir voglia di volerlo.
Ma non sente niente. E questo rende la sua gola secca.
"Gli ho detto che sarò a casa sua verso le sei," risponde piano prima di schiarirsi la voce, riscuotendosi dai suoi pensieri.
Alex annuisce, riflettendo. "Bene, bene. Ti scriverò l'indirizzo del ristorante quando partirai da lì. E hai la macchina di Nunzio, giusto?"
"Sì."
Alex sogghigna. "Suppongo tu non gli abbia detto per cosa hai intenzione di usarla, vero?" ride, e Christian serra forte la mascella, una lancia che attraversa violentemente il suo cuore.
Ma la ignora. La ignora come sta ignorando qualsiasi cosa ultimamente. Passerà tutto prima o poi. Come disse una volta George Harrison – tutte le cose devono passare. Devono levarsi dal cazzo.
"No," Christian risponde con cautela dopo un attimo, abbassando lo sguardo sulle sue ginocchia, sentendo l'irritazione cominciare ad emergere. "Ovvio che no. Non lo farei mai, cazzo. Probabilmente in quel caso non me la presterebbe, sai?" sbotta, forse un po' troppo aspramente.
Ma Alex non sembra minimamente turbato, mentre afferra il suo borsone e se lo fa scivolare sulla spalla. "Già, è probabile. Immagino che dovrai stare attento a non sporcare niente. Fotti Zenzola in maniera pulita stasera, chri. Non vorrai rovinare i sedili." Lo dice con un sorrisetto disgustoso, cominciando a camminare verso la porta.
Christian fissa intensamente le ossa delle sue ginocchia, la bocca chiusa, i muscoli tesi.
"D'accordo, allora," Alex  continua, un po' più lentamente, quando ormai è chiaro che Christian non ha intenzione di parlare. "Ti scrivo l'indirizzo una volta che hai recuperato Zenzola. Poi, dopo che avrete mangiato e sarete tornati alla macchina, fai ciò che devi. A quel punto arriverò io, cogliendovi sul fatto e boom– avremo abbastanza gossip da alimentare la distruzione della reputazione di Zenzola, se non altro." Alex sorride a trentadue denti, totalmente entusiasta mentre si sistema la cinghia della borsa, in piedi vicino alla porta. "Probabilmente verrà espulso dal consiglio scolastico non appena si spargerà la voce – sai quanto odino gli scandali tra i loro rappresentanti. E se lo venissero a sapere a Brenton..." Alex fischia piano, la sua soddisfazione evidente. "Non sceglieranno sicuramente lui, no? Non una prestigiosa università come quella." È raggiante, fiero di se stesso.
Non ha davvero senso, sembra più una sitcom adolescenziale, ma Christian non obietta, si limita a continuare a fissare le sue ginocchia.
"È solo che non capisco perché tu debba essere lì," dice alla fine, l'irritazione a macchiargli la voce.
"Perché," Christian comincia, alzando gli occhi al cielo come se fosse ovvio. "Posso fare cose utili. Come procurare prove fotografiche. E mandare le suddette prove a chi di dovere." Agita il telefono in una mano mentre sorride, l'altra che afferra la maniglia della porta. "E lo sai che due voci sono meglio di una, chri. Sarà fantastico e tutto se dici al mondo che sei riuscito con successo a fotterti il perfetto Mattia Zenzola. Ma, sentirlo da me, è anche meglio." Il suo sorriso sembra quasi dolce. "Lo sai bene che tutti cominceranno a tirargli merda addosso per questo. Saranno spietati – Me ne occuperò personalmente."
"Ma perché?" Christian domanda, chiudendo gli occhi per tenere a bada l'ondata di nausea. Potrebbe o meno avere anche un capogiro, l'intera stanza che ruota. Ha bisogno di una sigaretta. Ha bisogno di comprare le sigarette. Sono passati giorni – sta impazzendo.
C'è una breve pausa.
"Perché è quello che facciamo sempre," Alex dice lentamente, confuso. "E ha funzionato a nostro favore tutte le volte."
Cristo. Sono davvero due teste di cazzo, eh?
Ma non era mai stato un problema prima, questo è il fatto. Qualcosa è cambiato.
Christian inghiotte qualcosa che potrebbe potenzialmente essere bile. O forse è la sua anima, che cerca di scappare e fuggire da lui. Fa dei respiri profondi, inspirando faticosamente attraverso il naso mentre incide la sua faccia nella pietra e apre gli occhi.
"Scrivimi l'indirizzo e basta," riesce a dire, la voce piatta, e non prova ancora a guardare Alex, optando invece per uno sguardo fisso verso il muro.
Alex inarca un sopracciglio. "Lo farò. Scrivimi quando arrivi lì."
Una pausa. "Okay."
Ma Alex ancora non se ne va, e il silenzio che si trascina è abbastanza per far alzare lo sguardo a Christian, osservando il ragazzo di fronte a sé.
"Ce la puoi fare, Christian," dice, il tono più tranquillo, e sembra che stia tentando di sorridere. Tentando di essere incoraggiante.
Christian tenta un esitante sorriso in risposta, ignorando il ghiaccio e la nausea e tutto quello che sembra sbagliato.
"Già," è tutto quello che riesce a tirare fuori, e poi Alex è sparito.

gods&monsters [zenzonelli version]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora