Capitolo VII - progressi

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Gimme Danger - Iggy Pop & The Stooges

Lo sgradevole trillo di un sveglia esplode nell'orecchio di Christian.
"Fanculo," geme sul duro pavimento di legno. Sputacchia un secondo dopo – qualche pelucco ha deciso di infilarglisi in bocca durante la notte. Ew.
Con occhi annebbiati, secchi e doloranti, individua il suo telefono, silenzia quello stronzo e lo lancia di nuovo per terra, girandosi sull'altro lato e sotterrando il viso tra braccia. Non si preoccupa neanche di controllare l'ora, ma al momento non gliene frega proprio un cazzo di che ore siano.
La vita può aspettare. La sua testa sta esplodendo. C'è un vulcano là dentro.
E poi c'è una voce nella sua testa.
"Sei sveglio, Chri?" una mano gentile gli scuote la spalla.
Maledizione, Nunzio.
"No. Vattene."
"Vuoi del tè? Ho il Kava. Dicono che se ne bevi abbastanza, ti può dare effetti allucinogeni."
"Oh, emozionante."
"Ti posso fare una canna."
"Nu. Stai zitto."
"Okay. Ti faccio una canna." E Christian sente il leggero suono di piedi scalzi contro il legno, che si avviano silenziosamente verso la cucina, ed è già abbastanza per ora.
Pace e silenzio.
... interrotti bruscamente dal ding dell'ascensore e da un fragoroso saluto.
"Sono a casa!" arriva il suono del solo e unico Alessandro Rina, e Christian non può fare a meno di gemere, desiderando che i suoi timpani siano momentaneamente esplosi. Il che, ad essere onesti, potrebbe già essere successo. O almeno, sembra proprio sia così.
"Ti prego non mi trovare," Christian biascica tra sé e sé, le labbra che si muovono contro il cotone della sua felpa. "Ti prego ti prego ti prego..."
"Chri è in camera mia. Per terra. Che dorme." Dice la fottuta voce di Nunzio, leggera e professionale come se niente fosse.
Maledizione.
"Chri è qui?" Alex domanda, gongolante. Christian percepisce il suono di costose scarpe da ginnastica che colpiscono il pavimento a velocità allarmante e – boom. "Chri!"
"Voglio morire." Christian geme a nessuno in particolare.
Fanculo il mondo.
"Chri, cosa ci fai lì per terra? Di certo non stai ancora dormendo?" Alex lo sbeffeggia, divertito e severo e fiero con il suo petto gonfio e i suoi capelli ingellati e in su. Come l'adolescente re leone che è. Stronzo.
"Che cazzo ti sembra, Wyse?" La bocca di Christian è completamente impastata e sa di cesso. Che gioia.
"Non sei uscito dall'appartamento? Per niente?" Così incredulo. Così sprezzante.
Christian alza la testa. In qualche modo. (Intervento divino, probabilmente.) Gli lancia la prima occhiataccia che gli riesce. "Tu che cazzo ne pensi? Ora vattene. Sto una merda e tu non stai migliorando la situazione. Vattene."
Ha solo bisogno di dormire. Forse anche di acqua. E di un bagno.
"Sono quasi le quattro, coglione." E Alex sembra contrariato... e vagamente divertito. "Hai dormito tutto il giorno." Percepisce una distinta risatina. Così. "Non mi stupisce che Zenzola fosse così triste quando me ne sono andato. Non ha ricevuto la sua visita quotidiana." Le parole sono pronunciate con un sorriso diabolico. "Penso che si stia affezionando, Chri. Bravo ragazzo. Potrei quasi dire di essere orgoglioso."
A quello, qualcosa di decisamente gelido comincia a scorrere nelle vene di Christian.
Alza di nuovo la testa, questa volta con più veemenza.
"Cosa? Hai visto Mattia?"
Alex annuisce, ancora sorridente, appoggiandosi con noncuranza alla disordinata scrivania di Nunzio. Il suo cappellino è appoggiato in cima alla testa, la visiera da un lato. L'espressione è salda e sicura mentre osserva Christian. Sembra ben riposato e tranquillo nei suoi jeans abbottonati e alla moda. Che stronzo.
"Gli sono passato accanto mentre stavo andando via. Sembrava proprio depresso."
Altro gelo nelle vene. Probabilmente è il modo in cui il suo corpo lo sta avvisando dell'imminente vomito. "Era fuori? Dov'era?"
"Sì, fuori. Non so – tipo. Vicino al lago, o qualcosa del genere. Ha importanza?" domanda, divertito.
Sì che ha importanza.
Christian scatta senza pensarci due volte, tutto il corpo che grida per lo sforzo. Questo dev'essere l'inferno. Ma non ci pensa, agisce e basta.
"Merda, devo andare," gracchia, ficcando velocemente i piedi nelle scarpe. Dov'è la sua giacca? Oh – già. Ce l'ha ancora addosso. Figo.
Il sorriso di Alex svanisce, l'espressione accigliata.
"Aspe... stai andando a scuola? Adesso?"
"Be', sì."
"Solo per Zenzola?"
"Ovvio." Sta cercando di allacciare le scarpe più veloce che può, le mani intorpidite e tremanti e goffe. Fanculo i cazzo di postumi.
C'è una pausa mentre Alex guarda Christian, le labbra serrate. Ma poi Christian si alza, le scarpe allacciate, e Alex posa una mano ferrea sulla sua spalla, gli occhi scuri che osservano Christian.
"Non ce n'è bisogno. Non me ne frega un cazzo se salti un giorno – stai ovviamente facendo progressi. Tra l'altro, dubito che riuscirai a raggiungerlo. Sembrava che se ne stesse per andare."
Cazzo. Non farà mai in tempo.
"Non importa," è tutto quello che dice Christian, e si libera della stretta di Alex, avviandosi verso l'ascensore ad una velocità che rischia di dislocargli il cervello.
"E il tuo tè?" lo chiama Nunzio, proprio mentre le porte dell'ascensore si stanno chiudendo.
"Torno tra un'ora!" Christian risponde, ma la sua pelle è pallida di sudore freddo e qualcosa simile alla paura si sta annidando nel suo petto. O forse è senso di colpa. O forse è disidratazione.
In ogni caso, lo sente pulsare con ogni battito irregolare nell'immaginarsi la faccia di Mattia, solo, in attesa che arrivi Christian.

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