Capitolo 7

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Hannibal fece come gli aveva ordinato Will.

La pelliccia su cui era sdraiato era morbida e gradevole a contatto con la schiena. Il calore del fuoco sul fianco sinistro era quasi bruciante, in forte contrasto con il resto della stanza, più freddo.

Will gli si inginocchiò accanto, sul suo lato destro. Un paio di gocce d'acqua gli caddero sulla pancia, quando Will allungò una mano per sfiorarlo.

"Non parlare, non dire nulla. Mi risponderai se ti chiederò qualcosa".

Hannibal annuì.

Will lo sfiorò con le punte delle dita nella parte più sensibile all'interno delle cosce. Sempre toccando a malapena, salì verso l'altro, e poi affondò una mano nel pelo crespo che gli cresceva sul pube. Lasciò che le dita si insinuassero tra i peli, ancora umidi dal recente bagno. Will raccolse il pene e i testicoli di Hannibal con la mano messa a coppa. La pelle del prepuzio copriva la punta completamente, ed era molto morbida. Sembrava diversa dalla sua, appena più rilasciata. Al suo tocco il pene di Hannibal inizò ad irrigidirsi, e Will notò un breve spasmo nelle sue cosce. Con la punta delle dita carezzò dalla base risalendo verso la punta.

"Dimmi quello che senti".

Hannibal respirò a fondo.

"Erano anni che non venivo toccato. Sento le tue dita incerte. Mi sfiori con delicatezza. Sono umide, piacevoli, anche se sarebbe meglio avere del lubrificante".

Con una presa leggera, Will iniziò a muovere lentamente la mano, sentendo Hannibal raggiungere presto una piena erezione. La dimensione era quasi uguale alla sua, forse appena più grande. Si leccò le dita prima di tirare leggermente la pelle verso il basso per scoprire il glande.

"Continua".

"È... difficile. Vorrei poterti guardare".

"Non adesso".

Will si inumidì di nuovo le dita, poi passò il pollice sul glande arrossato, sentendo Hannibal rabbrividire a quel contatto. Aveva tirato indietro la testa e Will poteva vedere la sua mascella contratta.

"Non credevo che avresti mai desiderato toccarmi. Eppure mi sembra di averlo immaginato da sempre, come se già sapessi come sarebbe stato. Sento il calore della tua mano, è incredibilmente piacevole".

Aumentando il ritmo del movimento, le frasi di Hannibal si fecero più sconnesse, così come il suo respiro. Will lo vide stringere gli occhi, aggrottare le sopracciglia in un'espressione quasi sofferente, schiudere le labbra. I muscoli delle gambe erano tesi, così come quelli dello stomaco. Le mani affondavano nella pelliccia su cui era sdraiato.

"Parlami ancora" disse, rallentando.

"Io... vorrei poterti guardare. Vorrei vedere i tuoi occhi, sapere se questo ti fa effetto. Se sei eccitato. Vorrei - oh - toccarti".

Will vide delle piccole perdite di liquido preseminale, e passò di nuovo il pollice sulla punta, sentendo la fessura umida e viscosa al tatto.

Aumentò nuovamente il ritmo. I fianchi di Hannibal si muovevano andando a incontrare i suoi movimenti, le gambe tese. Non mancava molto. Will vide le sue dita dei piedi arricciarsi.

"Vorrei toccarti. Io.."

"Cosa".

"Ho bisogno del contatto con la tua pelle". Il respiro era affannoso e le parole vennero fuori a tratti. "Per favore, Will".

Quando venne inarcò la schiena, con un verso appena udibile, le mani serrate a pugno. Poi si lasciò di nuovo andare e rimase immobile, cercando di recuperare il fiato. Will poggiò una mano al centro del suo petto: il cuore pulsava rapido e poteva sentirne i battiti nel palmo allargato.

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