Capitolo 13

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A Will tremarono le dita quando slacciò i bottoni della camicia di Hannibal. Lo aveva già fatto in altre occasioni e conosceva il suo corpo nudo, ma questa volta allo stesso tempo gli sembrava tutto diverso. Non riusciva a concentrarsi abbastanza, mentre Hannibal baciava la sua mascella, mormorando frasi sconnesse in una lingua che in qualche angolo del suo cervello Will immaginò dovesse essere quella natale.

Non era del tutto conscio quando sentì le mani di Hannibal armeggiare con la chiusura dei suoi pantaloni e tirarli via, così come non lo era quando sentì la sua bocca su di lui, sul suo fianco e sulla pelle tenera all'interno delle sue cosce, succhiare e leccare strie calde e umide.

"Aspetta... io..." ansimò.

"È tutto a posto?".

"Sì ma... Ho bisogno... di più. Voglio sentire la tua pelle".

Will sentì una vampata calda arrivargli al viso. Non aveva mai immaginato di dover specificare esattamente quello che voleva, soprattutto ad Hannibal. Nemmeno con Molly aveva mai parlato troppo apertamente di sesso: le cose succedevano e basta. Sporadicamente si erano detti qualcosa, durante i loro rapporti, forse era accaduto anche con qualcuna delle sue precedenti partner, ma Hannibal non avrebbe mai concesso nulla di vago e indefinito. Lo guardava con aria interrogativa mentre gli lasciava baci leggeri sulla pelle tesa del ventre.

"Cosa vuoi, Will?".

"Hannibal...". Will allungò le mani per tirarlo verso di sé, e lui gli scivolò addosso. Will spinse la fronte nella conca del suo collo, cercando di sfuggire al suo sguardo inquisitore.

"Non ti nascondere" gli sussurrò vicino all'orecchio "Non farlo, non ne hai bisogno. Non farlo più".

"Voglio fare l'amore con te" disse, pianissimo.

Hannibal lo baciò, leccando dentro la sua bocca.

"Vuoi che lo faccia io?" gli chiese, tra un bacio e l'altro.

"Se... se vuoi puoi farlo". Will sorrise nervosamente. Hannibal scosse la testa, poi lo guardò fisso negli occhi.

"Voglio sapere cosa desideri tu".

"Vorrei..." deglutì. "Voglio farlo io" disse, con tutta la fermezza che gli era possibile.

"Sì Will, ".

Hannibal lo baciò ancora una volta, succhiandogli il labbro inferiore, e poi rotolò sulla schiena, affondando le dita nelle folte pellicce sul pavimento. Il volto era arrossato di desiderio, le labbra umide e socchiuse. Si puntellò su uno dei due gomiti e poggiò i piedi con la pianta piatta sul pavimento, le gambe aperte e rilassate, lasciandosi esposto. Will faticò a distogliere gli occhi dal suo pene mezzo eretto, che poggiava un po' spostato su di un lato del ventre.

"Lo hai mai fatto prima?" chiese Hannibal.

"No".

Will si inginocchiò tra le sue gambe, appoggiandosi sui talloni.

"Ho paura di farti male", disse, non sapendo cosa fare delle sue stesse mani. Le appoggiò sulle cosce, cercando un punto per aggrapparsi e tenerle ferme.

"Non è un problema se mi fai male... Chi più di me lo merita?".

"Cristo Hannibal, non puoi dire queste cose". Gli si infiammò il volto, e sentì il desiderio addensarsi nel basso ventre e tendere ancora di più la sua erezione. Spinse verso il basso con una mano per darsi un po' di sollievo.

"Ma è vero".

"Non voglio farti male" ripetè Will.

Hannibal lo guardava ancora.

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