Capitolo 13

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POV BYEOL

Erano passati all'incirca quattro giorni dall'esperienza del cinema, i messaggi su quello che fosse successo dentro al bagno non erano ancora finiti, neanche le battutine, ogni momento era quello giusto per fare allusioni, la cosa che più mi sorprendeva è che Sunghoon non rispondesse nulla, anzi, sorrideva.

Quando poi si dice che è uno stronzo.

Mi girai di nuovo nel letto, erano le 7:00 am di una domenica invernale, e io anziche dormire pensavo a Sunghoon, cominciavo a credere che la prima ad avere i problemi fossi io.

Presi il cellulare e controllai le varie notifiche, c'erano alcuni messaggi sul gruppo, avevo quasi paura ad aprirli, ma d'altro canto ero anche molto curiosa, così mi decisi a premere l'icona di messaggistica.

Ovviamente stavano litigando, la cosa che faceva più ridere è che erano tutti insieme nella stessa stanza, il più delle volte facevano così.

Il motivo della litigata, come sempre era il bagno, scorrendo nei messaggi riuscì a capire che Jungwon come sempre era chiuso dentro e Sunoo e Sunghoon avevano necessità di usarlo, ogni tanto cambiavano gli addendi ma il risultato rimaneva sempre lo stesso.

Niki faceva da telecronista, con tanto di video e foto, quello si che faceva ridere.

<< Esci da quel dannato bagno.>>

Questo era Sunoo, che era un mix tra arrabbiato e ti cambio i connotati.

<< Yaa Jungwon-a esci, Sunoo ha la diarrea.>>

Questo era Sunghoon.

<< Tu hai la diarrea.>>

<< Potreste parlarvi anziche scrivervi.>>

Dopo aver detto la mia bloccai il telefono e provai a riaddormentarmi.

Ma evidentemente non era così che doveva andare.

Mi ero quasi addormentata quando la porta della mia camera si spalancò e mia madre fece il suo ingresso.

<< Ti ricordi che oggi dovevamo andare a fare shopping?>>

Ma buongiorno anche a te madre.

Quella doveva essere di sicuro una domenica maledetta.

Non ero ancora pronta mentalmente e fisicamente ad alzarmi dal letto, quindi pensai bene di ignorare mia madre, voltarmi dall'altra parte e dormire.

Voglio precisare che i geni della mia testardaggine provengono da qualcuno e non è di certo mio padre la persona dalla quale li ho ereditati.

Come da copione, mia madre mi tirò via le lenzuola e cominciò ad urlare, in una lingua compressibile solo a lei, che mi dovevo vestire e muovere.

Certe volte mi chiedo dove lei abbia lasciato il suo istinto materno.

Controvoglia mi alzai e mi diressi direttamente verso il mio armadio, presi la prima tuta nera che trovai e mi diressi verso il bagno.

Dopo venti minuti di bussate isteriche alla porta e minacce di morte finii di prepararmi, cominciavo a capire come si sentisse Jungwon, l'unica differenza tra me e lui era che io non ho dovuto picchiare nessuno per entrare per prima.

Il viaggio in macchina fu traumatico, mia madre non era proprio l'esempio del conducente calmo e pacato, dopo una serie infinita di suonate di clacson, gesti poco amichevoli e tirato giù l'intero sistema di santi, entrammo nel parcheggio del centro commerciale, una volta trovato parcheggio, stranamente senza dover litigare con nessuno, entrammo all'interno del mio incubo.

Paralyzed|| SunghoonDove le storie prendono vita. Scoprilo ora