Capitolo 13

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Sta succedendo qualcosa. Lexa riesce a sentire il suono di passi sbattere contro il metallo del pavimento dell'Arca mentre le persone corrono fuori. 

Si siede, impotente, nel suo piccolo letto e guarda come Raven si muove verso l'ingresso dell'infermeria e guarda fuori.

"Cosa vedi?"

Raven scuote la testa. "Non ho idea, qualcosa va storto".

Lexa lo sa, in fondo sa che centra qualcosa la freccia e l'attentato alla sua vita.

Sa ed è furiosa perché non può fare niente e Clarke è là fuori e la sua gente è lì e se Pike avesse le pistole e li massacrasse tutti?

E se...

"Dobbiamo fare qualcosa".

Raven la guarda e chiude la porta. "No, non dobbiamo".

"Reivon", abbaia, stringe le lenzuola.

"Cosa faremo? Abbiamo una sola gamba buona tutte e due in questo momento. Non ti getterò sulla mia schiena e porterò te e la tua spada nel combattimento".

Lexa vuole essere arrabbiata. Vuole ordinare a Raven di fare qualcosa, ma non può.

Raven ha ragione, non è di nessun aiuto in quel momento. 

E' la peggior sensazione al mondo e le fa contorcere lo stomaco come un pozzo vuoto di disperazione.

Più il tempo passa ed è peggio perché il rumore di prima non c'è più. Ora non c'è niente se non silenzio. I muri dell'Arca sono spessi e pesanti, se succedesse qualcosa fuori di lì, sarebbe difficile saperlo.

Infatti, tutto quello che Lexa sa è che chiunque entrerà dalla porta, le dirà tutto.

"Devi respirare", Raven dice e Lexa scatta.

Si era dimenticata che non era da sola. "Cosa?" dice e la sua gola brucia. Tossisce e chiude gli occhi.

Raven ha ragione. E' stata in battaglia. E' stata in guerra e combattuto contro probabilità impossibili prima. Questo è diverso per la sua posizione, ma ha aria nei suoi polmoni e il suo cuore batte ancora.

Qualunque cosa arrivi, non è fuori combattimento. "La mia spada", dice, indicando il punto in cui la sua giacca e l'arma erano state posate per gli ultimi giorni. "Portamela".

"Lexa, ti ho detto..."

"Se qualcuno entrasse da quella porta e venisse per noi, non sarò disarmata. Portami la spada". Non lascia spazio a un diniego e guarda Raven esitare un momento prima di prendere la sua spada.

Quando le la porge, Lexa sente il peso e si crogiola in quanto le è mancata. Estrae la lama, sentendo la raschiatura contro la fondina e se la sistema in grembo. Scorre le dita sul bordo liscio e stringe la presa.

Qualunque cosa arrivi, lei combatterà. "Anche tu hai bisogno di un'arma". Lexa dice. "Cosa hai?"

Raven la guarda con gli occhi spalancati. "Siamo nell'infermeria. Non c'è niente qui tranne tubi e macchine del cazzo. Non sono una combattente". 

"Tompen loud (stronzate)" Lexa afferma, fissando intensamente Raven, "Non saresti viva, se non lo fossi".

Ci vuole un momento, ma alla fine si muove verso un mucchio di attrezzature e afferra qualcosa. E' quadrato e grande e non sembra una cosa che Lexa abbia mai visto prima, ma si siede vicino a lei e lo tiene.

"Sega ossa", dice.

Lexa sorride. "Un nome molto buono per un'arma".

Il momento leggero muore velocemente non appena la porta si apre all'improvviso e le rende entrambe tese.

The Long Way HomeLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora