La lotta per la Reggenza

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Mi svegliai da un sogno in cui era tutto buio e delleombre cercavano di catturarmi, afferrandomi per le braccia e i capelli.

Mi tirai a sedere di scatto, tutti i sensi tesi, in allarme.

La tigre fece capolino, c'era qualcuno nella stanza con me.

«Ehi calma, non volevo spaventarti. Sono venuta soloper scusarmi per ieri notte, non ero molto in me. Nonavrei dovuto aggredirti così. Dopotutto, sono la prima chevuole andarsene via da questo posto», il tono di Stella eraforzatamente allegro.

Ancora poco lucida mi girai a guardarla mentre mipassavo una mano sul viso completamente impiastricciatodi trucco.

«Devo avere un aspetto orribile», gracchiai.

«Ti ho vista meglio».

La guardai scocciata, sembrava appena uscita da unabeauty farm, tanto aveva l'aria fresca e riposata.

«Spero almeno tu abbia il mal di testa da dopo sbornia, sarebbe la giusta punizione. Io faccio concepire bambini e il giorno dopo sembro uno zombie in decomposizione. Tu ti sbronzi e sembri una cavolo di modella prontaper il servizio fotografico», borbottai trascinandomi in bagno per lavarmi la faccia.

La risata di Stella fu genuina, fece sorridere anche me.

Mentre aprivo l'acqua e intraprendevo l'epica battagliatra sapone, pelle e trucco secco della sera prima, sentii chemi raggiungeva.

«Su, su. Oggi è una grande giornata! Di sotto ti aspettano tutti con una colazione speciale, una riunione per rivedere le tattiche di combattimento, un pranzo luculliano,un'altra riunione per ri-rivedere le tattiche di combattimento che avete visto durante la prima riunione e infineuna scorta ci porterà tutti alla radura della Roccia, dove sidarà inizio alla lotta per la reggenza non appena sarà sortala luna piena», elencò tutto con ironia ed efficienza.

Mi asciugai il viso con un morbido asciugamano lilla ela guardai attraverso lo specchio.

«Stai scherzando?», le chiesi cupa.

«Assolutamente no».

«Uccidetemi adesso», dissi esasperata.

Stella scoppiò a ridere di nuovo, il mio malumore la divertiva.

Mi vestii controvoglia con la tuta più comoda e largache trovai nell'armadio, legai i capelli che durante la nottesi erano trasformati in un groviglio di nodi e recuperai trale lenzuola il ciondolo di Uriel.

Lo misi in tasca senza pensarci, non volevo lasciarlo lì.

* * *

Stavo cercando di bere la mia spremuta d'arancia epompelmo, di ignorare la voce di mio padre che da mezz'ora non mi dava tregua e di racimolare i pensieri percercare di affrontare le prossime ore. Il risveglio era statotraumatico, avevo avuto un attacco di brividi gelidi lungola schiena, che mi aveva bloccato nel letto lasciandomisenza fiato. I

l mio umore era pessimo e non potevo fare ameno di provare un cupo senso di pesantezza.

Sembrava impossibile, ma alla fine era arrivato il giorno della lotta.

Solo qualche mese prima, a quest'ora, avreidormito ancora profondamente, svegliandomi con il solopensiero di come passare la serata e con chi.

Sentii dei passi nel corridoio, e nel saloncino entraronoStella e Dara.

Repressi un altro brivido, stavano diventando semprepiù frequenti e non sembravano volessero lasciarmi in pace. In una zona del mio cervello c'era una sirena che lanciava l'allarme di pericolo sempre più forte.Vidi Manuel e Carmen che si scambiavano un'occhiatae si alzavano, uno per farle posto, l'altra per riempirle ilpiatto di tutto il cibo disponibile.

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