Sei cambiata. Non hai più voglia di soffrire.
-POV MATTEO-
Le afferro il braccio in uno slancio. Si volta presa alla sprovvista e i suoi occhi si spalancano rivelando un blu capace di mettere i brividi. Le onde rosse le coprono le spalle e il vestito azzurro riflette la luce della lampadina della stanza. Le labbra carnose si schiudono prima di alzare lievemente gli angoli della bocca in un sorrisetto appena accennato. <Sentivi già la mia mancanza?> esclama quasi sfidandomi. Non ha più la sigaretta tra le labbra ma non ci faccio più caso alle sue piccole stranezze.
<Tu menti> sbotto senza pensarci realmente. C'è una qualcosa che in questa ragazza non quadra. Diversa dalle altre, Lyra ha gli occhi troppo vispi e attenti. Mi osserva con ancora quell'aria di sfida che a tratti mi diverte e per certi versi mi irrita. Mi avvicino vedendola vacillare per un secondo. Le persone intorno a noi sembrano solo uno sfondo inutile in confronto al fuoco che le nostre parole pronunciano e che le nostre menti pensano.
<A mentire siamo due, Davis> sussurra con una punta di odio che ho imparato a riconoscere.
Lei sa di papà e questo mi basta per sapere che di me sa più di quanto dovrebbe per i miei gusti.
Stringo di più la presa sul suo braccio. Poco mi importa se le lascerò il segno. Mi sono scocciato dei suoi stupidi giochetti. Esattamente come la migliore delle manipolatrici, alza il mento puntando il suo sguardo come un chiodo nel mio.
Insidiatosi il dubbio, fatico ad estirparlo.
Non mi fido, ma se lei sa qualcosa devo saperla. Voglio tornare dalla mia famiglia. La rivoglio vicina. Un bruciore sulla base della gola sembra consumare i polmoni. La mancanza macchia i secondi bagnando la nostalgia che cerca di placare le lacrime. I suoi occhi sono il riflesso di altra gente mentre l'aria calda si attacca alla pelle.
<Eri nel Bronx la prima volta che ci siamo visti. Perché?> domando con il bruciore che aumenta e la rabbia che si incanala nello stomaco pizzicando le braccia. Come corde di chitarra, produco suoni razionali, ma il gesto non lo è. Le mie parole sono controllate ma i modi no. Lascio la presa sul suo braccio per paura di stingerlo troppo forte, ma lei sembra non accorgersene. Continua a studiarmi nel capire i miei comportamenti. Sbatte le ciglia spaventata e mi chiedo per la prima volta se abbia paura di me. Con lei non me lo sono mai chiesto perché il suo sguardo carico di sfida e scarsa fiducia mi fa credere il contrario, ma ora i suoi occhioni sono spaesati. Un cerbiatto nel mare ecco come mi appare. <Sappiamo quello che sappiamo per un motivo. Perciò smettila di sbattere le cazzo di ciglia e dimmi il motivo> Lei sussulta. Nessuno dei due si fida realmente. Abbiamo sedici anni e sembriamo entrambi più grandi e con un cuore affilato dai colpi. Reagiamo d'istinto e controvoglia immischiandoci in un mare in cui annegheremo. Non abbiamo salvagenti. Abbiamo sedici anni e nessuno che ci può abbracciare realmente. Sedici anni e mentre tutti festeggiano uno stupido compleanno noi ci stiamo attaccando e mordendoci le unghie per un mondo che ci ha tagliati fuori. Al confine della paura mi rendo conto di quanto questo buio ci calza a pennello.
<Che c'è? Papino non ti ha insegnato le buone maniere?> mi provoca. Rimangio la rabbia che provo sentendo le orecchie formicolare guidate dalla lingua che sembra essersi avvelenata. Stringo i denti fino a sentire la mascella stridere.
<Che c'è? Mammina non ti ha mai dato abbastanza affetto e adesso scarichi le tue frustrazioni così? Sai, dovresti discuterne con tua madre delle tue carenze d'affetto> dichiaro gelido. Lei si immobilizza ghiacciandosi nel peggiore degli inverni. Le parole tagliano ferendoci l'anima come la peggiore delle lame. Sottili come carta, le parole navigano fino a creare graffi difficili da ricucire. Dal modo in cui riceve i colpi capisco che il mio non è andato molto lontano.
Non cambio atteggiamento, né frontiera. Rimango impassibile come sempre.
<Credi di conoscermi?>
<Credo che sei solo una ragazzina viziata che ha paura di essere capita perché ti senti così vuota da voler riempire le tue mancanze con quello che gli altri hanno da offrirti> faccio un piccolo sorrisetto aggiungendo altre parole mentre è ancora stordita da ciò che le ho detto. <Dimmi se sbaglio>
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Caos
RomansaCi sono storie che brillano nella luce e altre sorrette dalle ombre. Pitture nere lungo i bordi di un racconto strappato. La nostra vita è un oblio dalle pareti nere in cui nascondiamo il buio dietro la carta da parati. Ci sono storie fatte di Caos...
