Capitolo VII "Maledizione?"

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-che cosa...?! Inuyasha!- tentò di chiamarlo, ma niente. Il mezzodemone era fuggito a tutta la sua velocità, ed era già scomparso dalla visuale della ragazza.
Kagome era sconvolta, sorpresa. Non capiva cosa fosse successo ad Inuyasha, solo che nei suoi occhi aveva letto terrore, paura. Voleva rincorrerlo, parlargli, tranquillizzarlo. Ma qualcosa le diceva che se anche l'avesse raggiunto, non avrebbe avuto utilità. Doveva riflettere solo. L'aveva capito.
-al diavolo!- si disse, tra sè e sè.
Lei non voleva piangere, ma era preoccupata e terrorizzata, la confusione non le dava tregua, il fatto che ciò che non ricordava c'entrasse con tutto questo. Persino con il suo incontro con Inuyasha. Un'inquietudine le aveva trasmesso Inuyasha guardandola con quegli occhi. Occhi che non sembravano appertenergli, ma che forse, invece, aveva sempre soltanto nascosto.
Mentre le lacrime scorrevano sulle guance, fredde, prese a correre, per sfogarsi. Altre lacrime più fredde le bagnarono le braccia. Si accorse che anche il cielo piangeva.
-ma vaffanculo!- disse, gridando, verso l'alto. Non sapeva nemmeno perchè stesse reagendo in questo modo, a una stupidaggine del genere. Ma era troppo spaventata. Preoccupata dal fatto che, anche se non lo voleva ammettere, dietro quegli occhi si nascondesse qualcosa di grande. Troppo più grande di lei. Di loro.
Non si accorse di essere arrivata alla cascata. Sentì un'ondata gelida inondarla completamente. Il buio l'accompagnò, non si accorse che oramai, le prime stelle illuminavano il cielo.
Sentì qualcosa in comune con l'universo, lo spazio. Così immenso, infinito, troppo, per gli individui, i piccoli pianeti che lo abitano.
Eppure quei piccoli pianeti sono molto più importanti dell'universo stesso, dato che lo costituiscono. Ma allora perchè alcuni di questi, vengono abbandonati dall'universo?! Vengono ignorati e dimenticati, stracciati come vecchi panni.
Non si spostò dalla cascata, pur sapendo di stare facendo una pazzia. Forse si era tenuta tutto dentro per troppo tempo. I suoi occhi non contenevano più tutte le sue emozioni. Non bastavano più. Questo l'aveva sfogata, liberata. Non seppe quando si spostò dal getto d'acqua. O quando si addormentò. Ma quando aprì gli occhi, il giorno seguente, all'alba, era sdraiata nel piccolo prato lì accanto, e un dolore lancinante le infuocava la testa. Vi portò una mano.
-accidenti, ma che è successo?- parlò tra sè e sè, come al solito.
Come un flash, ricordò che a quell'ora aveva appuntamento con Inuyasha, in quel luogo. Forse la sua mente l'aveva inconsciamente portata lì, solo per quello. Chiarire, ricordare.
Non riusciva a muoversi e la sua mente, come la vista, era parzialmente offuscata. Quando una figura, sbiadita, e impacciata, entrò nella sua visuale, riconobbe un bambino, sanguinante, i fiori che le ricadevano in testa, il vestito svolazzante. Cantava una canzone... ma quale? Tento di avvicinarsi al bambino ferito, notò due piccole orecchie spuntare sulla sua testa, poi, l'oscurità più totale la avvolse, si sentiva in trappola, voleva vedere, voleva muoversi, ma non poteva, non sapeva. Era ceca, sordomuta, invisibile.

Il mezzodemone continuò a correre. Solo un nome rimbombava nella sua testa, lasciando un eco infinito che non se ne andava. Kikyo. Kikyo.
Ma non riusciva ancora a capire completamente. La maledizione, c'entrava con la cascata, con Kagome. E soprattutto, con Kikyo.
Sentiva di non dover tornare mai più in quel luogo, con Kagome tantomeno. Le doveva accadere qualcosa di brutto, ne era sicuro. Ora ricordava una sola, importante, cosa, della maledizione. "Una persona importante, per te, pagherà le conseguenze di questa scelta". Scelta, sì, ma quale?! Kikyo era questa scelta, non sapeva se nel bene, o nel male.
L'immagine di quella ragazza, il volto pallido, stanco, sebbene la giovane età. Le labbra accese, e i lunghi capelli cenere che ricadevano sul viso. Sempre fermi, immobili, sembravano non conoscere il vento. Gli occhi erano molto simili a quelli di Kagome, più segnati, meno innocenti.
Con questi pensieri nella mente non si addormentò. Come gli succedeva spesso, passava notti insonni, a rimuginare sul nulla, ora aveva sin troppe cose, su cui rimuginare.
Gli venne in mente dell'appuntamento con Kagome nel mezzo della notte. Non poteva andare ancora in quel posto, se l'era ripromesso. La maledizione pulsava nella sua memoria. Non poteva andarci, non doveva. Non poteva permettere che a Kagome succedesse qualcosa, qualunque cosa. Poi un'illuminazione, gli risalì dallo stomaco alla più alta radice dei capelli, accompagnata da terribili brividi di paura. Se fosse stato... troppo tardi?
Decise di evitare lostesso, per il momento, non riusciva però a darsi pace, e un brutto presentimento prendeva ora il posto della preoccupazione infondata. O meglio, dava un motivo, a quella preoccupazione.
Si guardò intorno, rigirandosi nel piccolo fouton nel mezzo della baracca, che chiamava la sua dimora. Il pavimento era un pezzo di strada. Era sporco e qualche foglia o ago di pino ricadeva immobile in quella stagione. Questo perchè le due finestre, o meglio, buchi della parete vecchia e impulciata, non avevano protezione, vi aveva rinunciato già da un pezzo.
Lui viveva lì; nella dimora che da sé si era costruito, non accettando la carità di nessuno. In un angolo di strada.
Pensò che forse adesso, era così cambiato, che se Kagome gli avesse chiesto di restare da lei, avrebbe accettato, forse un pò, anche se non voleva ammetterlo, si era stancato anche lui, di quella solitudine.
Il presentimento, che non accennava ad andarsene, lo spinse ad immaginare che cosa avrebbe fatto se  a quella strana e misteriosa ragazza che era entrata nella sua vita tanto facilmente, a quegli occhi di cui era già innamorato, fosse accaduto qualcosa. Non se lo sarebbe mai perdonato. In fondo l'aveva piantata lì in mezzo alla strada, e soprattutto in mezzo alla sua confusione.
Si alzò, infilando i vestiti che aveva buttato a casaccio sul pavimento. Decise che non sarebbe mancato all'appuntamento. Non poteva scappare ancora. Se quella ragazza, quella bambina che giocava tra i fiori, fosse dovuta diventare vittima di una maledizione, lui l'avrebbe protetta. Scosse la testa, dicendosi mentalmente quanto fosse stato stupido a scappare, come aveva fatto fino ad ora.
Quando uscì dalla vecchia baracca, l'aria gelida dell'alba autunnale lo travolse; guardò il terreno, umido, doveva aver appena terminato di piovere. Se fosse stato un essere umano normale, adesso sarebbe coperto da capo a piedi. Sorrise, immaginando Kagome conciata così, con aria impacciata. Ripensò al loro primo incontro, che poi, era il secondo. Era così bella nascosta in quel cappotto, a parlare da sola.
A metà strada circa, quando imboccò la stradina, si mise a correre. Non sapeva neanche lui troppo bene perchè. Forse i suoi istinti demoniaci si erano fatti troppo desiderare.
Arrivò alla parete di liane, la scostò.
Quando guardò oltre, Kagome era in ginocchio accanto alla fontana, completamente fradicia.
-ma che..?! Kagome!! Cosa stai facendo?-
Non ricevette risposta. La ragazza allungò leggermente una mano verso di lui, tentò di dire qualcosa, prima di cadere in un tonfo sul terreno umido del prato.
-Kagome!!- Inuyasha perse una parte di sè stesso, vedendola cadere. Corse verso di lei più veloce che potè, attraverso l'acqua. Senza esitare un momento si accucciò accanto a lei, le sollevò la schiena, non potendo fare a meno di avcarezzarle i capelli.
-Kagome ... ma che cosa ti è successo? Rispondi!-
Il mezzodemone le prese una mano, gelida. La ragazza respirava affannosamente; sembrava faticasse, le guance totalmente arrossate.
Inuyasha le posò una mano sulla fronte, scostando leggermente la frangetta. La ritrasse subito -ma tu scotti!- disse, più a sè stesso che alla ragazza incoscente.
La prese in braccio, come aveva fatto il giorno prima, ma ora diversamente, con la paura nella vene.
Si sentiva terribilmente in colpa. Voleva scomparire dalla faccia della terra, voleva non averla mai incontrata. Anche se Kagome in realtà avesse avuto solo un pò di febbre per essere stata sotto l'acqua, anche se fosse guarita subito, non se lo sarebbe mai perdonato, nemmeno quello.
Mentre sollevò la ragazza, Inuyasha si bagnò ancor di più. Era talmente fredda e inzuppata che sembrava si potesse strizzare, come se l'acqua gelida fosse penetrata nella pelle. Sembrava quasi fatta di acqua.
Inuyasha corse via. Doveva portarla al caldo, al più presto. Ricordava il luogo accogliente della casa di Kagome. Corse lì senza esitazione.
-Kagome, sei tornata!! Mi hai fatta preoccupare!- gridò la madre, avvertendo i passi fuori dalla casetta, corse ad aprire il portone di legno.
Quando vide la figlia inerme e grondante tra le braccia del mezzodemone, anch'esso fradicio fino al midollo, corse a prendere la ragazza senza esitazione, la appoggiò un attimo sul divano. -santo cielo- sussurrò.
-avanti, vieni dentro! Anche tu devi asciugarti!- disse lei, già indaffarata a preparare i vestiti asciutti, prima di correre in bagno ad accendere l'acqua calda. Era incredibile la sua prontezza di spirito e di azione in tutte le situazioni. Però si bloccò, voltandosi. Vide il ragazzo scuotere la testa, negli occhi c'era di tutto. Preoccupazione, pentimento, colpa.
-è soltanto colpa mia...- disse poi, guardando in basso. Adesso, ovviamente, Kagome non avrebbe più voluto nemmeno guardarlo in faccia. Sempre se si fosse ripresa, rabbrividì, a questa ipotesi. Strinse il pugno. NO!.
La mamma di Kagome rimase un momento immobile, scrutando l'espressione di Inuyasha. Il suo sguardo si addolcì. -non dire stupidaggini, entra- l'ultima parola pareva quasi un ordine.
Inuyasha avrebbe voluto ribattere, avrebbe voluto chiederle se non si rendesse conto che Kagome era in  queste condizioni solo a causa sua, che doveva uscire dalla sua vita.
Eppure, entrò. Doveva sapere come stava Kagome, non poteva permettere che le accadesse qualcosa senza averle prima averle parlato, chiesto scusa. Poi si riscosse. Non poteva permettere che le accadesse qualcosa, e basta.
Mentre la madre di Kagome pensava a lei, riscandandola in tutti i modi possibili, mettendole il pigiama, portandola a letto, Inuyasha si stringeva nella coperta datagli dalla donna. Gli abiti dovevano essere quelli del padre di Kagome. Si sentiva quasi in colpa, ad indossarli. Nonostante le sue doti da demone per metà, nonostante in quel momento fisicamente non provasse freddo, si strinse nella coperta come un cucciolo impaurito. Un pò perchè in quel momento, nel suo sentirsi in colpa, si sentiva terribilmente solo, un po perchè dopo l'accaduto, il freddo che non provava fisicamente, lo provava nel cuore.
Quando la donna scese le scale, la pezza bagnata in mano, nonostante la sua preoccupazione, nonostante tutto, trovò il coraggio di sorridere al ragazzo, di tranquillizzarlo. Erano così, nella famiglia, due donne straordinarie, pensò.
-potrei... ecco...- mugugnò incerto Inuyasha.
-certamente- lo interruppe la madre.
-sono sicura che non aspetta altro- continuò. Prima di scomparire nel bagno, a inzuppare il panno umido.
Inuyasha salì le scale timidamente, con un atteggiamento che non gli apparteneva.
Entrò cautamente in camera, si voltò verso la fotografia sul mobile.
-mi dispiace, signore. Non volevo indossare i suoi vestiti, la ringrazio- sussurrò all'immagine dell'uomo.
Camminò sino al letto dove giaceva Kagome. Si inginocchiò.
Era bellissima anche pallida, in una sorta di semi-buio, con le labbra rosse appena socchiuse e gli occhi serrati. Assomigliava a Kikyo, terribilmente. E questo un pò, lo faceva stare male.
Forse anche perchè Kagome era allegra, diversa, non doveva assomigliare ad una ragazza distrutta come lei.
Le prese la mano cautamente. Era ancora fredda, la circondò con le sue, per riscaldarla.
-perdonami, Kagome- sussurrò, appoggiando la testa sul letto.
-Inuyasha...- era un bisbiglio appena udibile persino a lui con le sue orecchie.
Spalancò gli occhi, si riempì di gioia, almeno per una frazione di secondo. Aveva parlato nel sonno; aveva detto il suo nome.
Poi però si ricordò di tutto. No. Non sarebbe nemmeno dovuto essere lì in quel momento.
-non lo capisci, Kagome, che é solo colpa mia se ti trovi in queste condizioni?- disse piano, amareggiato.
Forse in fondo al suo cuore, si aspettava una risposta. Aveva bisogno che gli dicesse che non era vero, che stava bene con lui, anche se non era possibile.
Non ne ricevette.
Inuyasha stette lì, accanto a lei, con la mano nella sua, per tutto il giorno e tutta la notte. Ogni tanto Kagome assumeva un'espressione corrucciata, o sofferente. Inuyasha non sopportava quei momenti, stringeva la sua mano come a volerla tenere in contatto con la realtà; come se avesse potuto svegliarla.
La madre entrava di tanto in tanto, cambiava la pezza sulla fronte scottante, ma prima scostava i capelli e la baciava con un affetto che solo una madre può trasmettere.
Poi, nella preoccupazione del suo viso, si accennava un sorriso rivolto ad Inuyasha. In fondo la donna era felice che lui fosse lì. Pensare a consolarlo le impediva di preoccuparsi troppo e di soffrire.
Eppure la ragazza non accennava a sentirsi meglio. Le mani continuavano a essere gelide, sembrava quasi che il calore di quelle di Inuyasha non bastasse più. La fronte scottava ancora, e il respiro non si regolarizzava. Inuyasha poteva sentire il battito del suo cuore, e non lo sopportava, perchè aveva il terrore di non sentirlo più. Anche se continuava a ripetersi che non era possibile, che si era solo ammalata, come a volte capita, il presentimento non se ne andava, e Kagome sembrava sempre di meno una ragazza colpita da un semplicissimo raffreddore.
Inuyasha non mangiava niente, e non dormiva. Persino la sua resistenza da demone stentava a bastare.
Ogni tanto gli si chiudevano gli occhi, non gli era mai capitato di avere sonno.
Passarono cinque lunghi giorni.
Una mattina, la madre decise di trasferirla all'ospedale in città.
Era piuttosto lontano, e Inuyasha non sopportava che stesse così distante da lui.
La accompagnò, in auto con sua madre, controvoglia. Ma il desiderio che guarisse era abbastanza forte da permettergli di controllarsi.
Parlavano abbastanza spesso, Inuyasha e la mamma di Kagome. Lui capì molte cose sulla ragazza che non sapeva. Il padre era una delle vittime di un brusco atterraggio aereo, diciassette anni prima. La madre di Kagome portava una nota di malinconia quando ne parlava. Non si era mai più innamorata o risposata.
Però questa, non faceva domande ad Inuyasha sulla sua vita. Voleva aspettare che tutto questo fosse finito, e che entrambi si fossero tranquillizzati, per chiedere dove fossero i suoi genitori, dove abitasse, e qualcosa in più si di lui. Ma soprattutto, cosa fosse successo realmente quella mattina.
-per aspettarmi è stata sotto la pioggia tutta la notte; per questo si è ammalata- aveva detto lui.
Niente di più. Ma da brava madre, la donna, sapeva che c'era qualcos'altro.
Arrivano di fronte al grande edificio. Una volta entrati, la numerosissima massa di gente di tenne in coda per quasi tre ore. Kagome sembrava stare sempre peggio, in quel momento particolarmente, si agitava parecchio e sudava freddo. Inuyasha quasi non resisteva più. Quando arrivò il medico, una donna di mezz'età, i capelli lunghi e chiari, portati in una coda di cavallo, gli occhi di quel verde che non ti dimentichi, Inuyasha sospirò dal sollievo, quasi avesse trattenuto il respiro per tutto quel tempo.
-buongiorno- disse cordiale. Guardò Kagome, poi si voltò verso i medici in una stanza lì accanto. -un lettino per favore!- chiese, ad alta voce. Il viso sembrava comprensivo e sveglio. Di quelle persone che capiscono tutto a un solo sguardo.
Kagome venne caricata sulla sottospecie di brandina.
Vederla in quello stato, totalmente immobile, bruciava da impazzire al mezzodemone. La madre, al contrario, sembrava sollevata quando la portarono via. Ora almeno era in buone mani, in fondo non avrebbero certo potuto farla stare peggio di così, era comunque una possibilità.
Rimasero nella sala d'attesa ad ... attendere. La stessa dottoressa di cinque ore prima, arrivò con aria leggermente preoccupata. Inuyasha scattò in piedi.
-allora?- disse, impaziente. La signora Higurashi lo blocco con un cenno della mano poi si rivolse alla donna in camice, cordialmente. Inuyasha fece un bel respiro.
-non si è mai vista un'influenza di questo genere- esordì lei. -la temperatura è più alta della media che si ha durante un periodo di febbre, e la paziente è incosciente, cosa insolita. Inoltre non accenna a diminuire la temperatura corporea, rimane alta costantemente. Il tutto mi fa pensare ad un'infezione interna di qualche genere, anche se presenta solo quel sintomo-
Inuyasha ascoltava tutto, ma ne capiva la metà. Sussultò alle parole più alta, infezione o incoscente, ma tentò di non scomporsi.
-e quindi?- disse, questa volta più impaziente, la madre dell'ammalata.
Il medico scosse la testa.
-per adesso, oltre a un paio di analisi per verificare un'eventuale infezione, possiamo solo aspettare che la situazione si stabilisca da sola-
Inuyasha strinse il pugno. Non era possibile, c'era qualcos'altro.
-per ora- continuò la donna -le abbiamo inserito una flebo, per nutrirla fino a che resterà incosciente, resterà in ricovero qui, per due o tre giorni, se la situazione si stabilisce, la dimetteremo; altrimenti potrà scegliere se trasferirla a casa sua, perchè sarebbe inutile tenerla ancora qui- disse infine, rivolgendosi alla madre.
La signora annuì. Inuyasha strinse ancora di più le nocche -maledizione!- sussurrò in un ringhio appena udibile, tra sè e sè.

@ngolo dell'@utrice
Ehh già... povera Kagome, speriamo che tutto finisca per il meglio.
Tornando a noi!
Ma a noi ci frega solo della storia, stai zitta!
Spero che continuerete a leggere la storia, come sempre...:):) vi voglio bene a tutti!
P.s. fatevi sentire anche nei commenti per qualche parere ogni tanto... se ne avete vogliaXD:):)

Promesso?La tua prossima ossessione. Scoprilo ora