Ritorno.

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Capitolo 17


Ritorno.


I would fly to the moon and back if you'll be
If you'll be my baby
I've got a ticket for a world where we belong
So would you be my baby?


«Ben arrivata, Jade.»Esordisce così Luke, alle tre e mezza del pomeriggio appena scoccate, mentre apre la porta dell'appartamento suo e di Vanessa.«Ciao, Luke» lo saluta la ragazza dai capelli rossi, una camicia a quadri e un paio di jeans scuri, un sorriso tirato, gli occhi verdi ancora lucidi, occhi di chi ha pianto, per felicità, per speranza, per timore, un mix di emozioni che Luke sente nei suoi pensieri, sente il battito del cuore di Jade andare a mille per quella chiamata tanto inattesa del giorno prima.Michael, lo abbiamo trovato.
Le ha detto, facendole perdere il fiato.
Devi venire qui, lunedì pomeriggio, al più presto.
Quella voce rimbomba nella sua testa pure in questo momento, la voce di Luke che la incita a svegliarsi, a muoversi: Michael è lì, lo hanno trovato e ha bisogno di ricordare.
Si guardano, lei e Luke, ma una vocina li distrae, la voce del piccolo Nathan che si sveglia bruscamente: è nel passeggino, ha perso il ciuccio, si lamenta appena, ma Jade è pronta a calmarlo subito: l'ansia che lei sente nelle vene è più che sufficiente per entrambi.
«Vieni, entra» la fa accomodare, mentre lei comincia già a guardarsi attorno, come se stesse cercando quella persona con impazienza.
«Arriverà presto» dice Luke, dando subito una risposta «Ti va... qualcosa da bere?» cambia argomento, come se anche lui non riuscisse a trattenere tutta quell'ansia: lui, un giorno non troppo lontano, sarà in quella situazione, si dimenticherà tutto, si dimenticherà di Vanessa, del loro anno insieme. Michael sarà la prova, Michael gli chiarirà quel dubbio: sparirà l'amnesia? O è davvero tutto perso per sempre?
Con i suoi genitori, Luke, non ha avuto problemi a ricordare: quei flashback sono comparsi nel momento più opportuno, quei ricordi sufficienti a legare il tutto, aiutato poi dalle mille fotografie che Liz gli ha mostrato, le poche videocassette dei suoi tre anni di vita, tutto ha contribuito a inserirlo nuovamente in quella famiglia, come se non se ne fosse mai andato davvero.
Ma con Vanessa... è più pericoloso dimenticare.
Lei non è solo parte della sua famiglia, lei è parte della sua vita, della sua esistenza, del suo cambiamento: lei c'è stata in ogni attimo, in ogni occasione, perdere la memoria comporta a perdere una parte di lui che l'ha segnato nel profondo, lui lo sa bene.
Ed è per questo che teme l'amnesia, teme di perdere lei, prima di se stesso.
«Sono a posto così, Luke, grazie» sorride appena la rossa, seduta sul divano, mentre prende tra le braccia Nathan, facendo sorridere anche il biondo che si mette vicino a loro.
«Quanto è cresciuto questo marmocchio? Guarda che ometto!» gli tocca il naso, mentre il piccolo continua a stare tranquillo, gli occhioni grandi che fissano quel ragazzo che non riconosce, occhi verdi che ricordano tanto quelli di Michael, che si guardano attorno spaesati, fino a captare la figura di Jade, trovando sicurezza e protezione.
Lei lo accarezza piano, mentre sospira a fondo.
«Vanessa?» chiede cortese, anche se le domande che le frullano in testa sono altre.
«A lavoro, fortunatamente» e lei alza gli occhi al cielo.
«Ancora tutto segreto?» lui annuisce.
«Mancano ancora diversi mesi, non siamo ancora alla fine» dice frettolosamente, lasciando ben intendere le sue intenzioni.
«Hai intenzione di dirglielo quando mancheranno pochi giorni? Pensi davvero che ti perdonerà una cosa del genere? Luke, le dirai che sparirai dalla sua vita, che vivrà momenti di sconforto, di solitudine a causa della tua assenza e della tua perdita di memoria!» e la voce di Jade è un po' troppo alta, tanto che il piccolo che tiene tra le braccia si spaventa un poco.
«Non posso farlo ora, Jade. Noi... noi stiamo bene, io ho di nuovo la mia famiglia, una rivelazione del genere potrebbe rovinare il tempo che ci resta!» gesticola con le mani, sentendo solo ora il peso dell'egoismo sulle spalle.
«Soffrirà, Luke. Soffrirà perché lei non è così stupida: sa benissimo cosa può comportare la tua scomparsa, sa benissimo che passeranno mesi e mesi prima di poterti ritrovare e, poi, se non ti ricorderai di lei? Che facciamo, eh? Le dobbiamo dire "Non devi piangere, dai! Non è così grave, hai solo perso l'amore della tua vita"» e lui non ha più il coraggio di guardarla in faccia, lasciando che quelle parole lo feriscano e lo logorino da dentro.
«Sarò sincera, Luke. La capirò se deciderà di non rivolgerti la parola, la capirò se deciderà di arrendersi alla tua amnesia» e quelle ultime parole vengono interrotte dal campanello di casa.
Luke non osa alzarsi dal divano.
I suoi poteri aprono la porta d'ingresso, i suoi poteri rispondono per lui, dato che quello Jade ha appena detto gli ha spezzato il cuore in mille pezzi.
Lui lo fa per Vanessa.
Lui vuole solo renderla felice.
Lui vuole sfruttare al massimo quei mesi insieme, senza il pensiero di quando tutto finirà.
Lui la ama, anche se non gliel'ha ancora detto.
La ama, e farebbe di tutto per renderla felice con lui.
Possibile che Jade non capisca le sue buone intenzioni?
Ma i suoi pensieri non hanno la precedenza, in questo momento.
Adesso è il turno di Michael e Jade e la loro storia.
«Hemmo!» lo saluta l'amico, i capelli scompigliati e pure un po' sbiaditi, una camicia a quadri viola e nera che Luke conosce, dietro c'è la scritta "Idiot" in bianco, i pantaloni neri attillati, la faccia felice di chi non ha pensieri per la testa.
Jade si porta la mano alla bocca al vederlo davanti a lei.
Quasi cede la presa sul piccolo Nathan che tiene in braccio, ma i poteri di Luke lo reggono per lei, proteggendolo in quel momento di debolezza da parte della ragazza.
Gli occhi di Michael incrociano quelli di Jade.
La scruta per un momento, notando che sono vestiti uguali, solo che la camicia di lei richiama colori più tendenti al blu scuro e un po' di grigio, notando inoltre il suo colore di capelli: gli sembra di averlo già visto su una persona, anche su se stesso, forse, ma non è del tutto convinto.
Ma sa che quella ragazza non l'ha mai vista.
Gli sorge pure un dubbio.
«Ma... quindi, lei è Vanessa?» la indica, facendo fermare il cuore a Jade e pure a Luke per tale supposizione.
«Ma... e quel bambino? Ma, Luke, avete pure un figlio?» e neanche per sbaglio il piccolo Nathan si lascia sfuggire un urletto offeso, come se avesse capito pure lui la situazione.
«Strano, però, mi pareva che Vanessa fosse... credo più bionda... e...» i suoi occhi cadono involontariamente all'altezza del petto della ragazza, facendogli inarcare il sopracciglio «Me la ricordavo meno... tettona, sì, direi!» e Jade, in quel momento di ilarità, non riesce proprio a trattenere una risata: un mix tra nervosismo e divertimento che la porta ad alzarsi in piedi, lasciando il piccolo Nathan sul passeggino, avanzando verso di Michael con le braccia intrecciate al petto, lasciando che quelle parole escano velocemente dalle sue labbra.
«Beh, non ricordi male: Vanessa è bionda e decisamente piatta. Io sono Jade, Michael» porge la mano, facendo sbiancare il ragazzo davanti a lei che, con mano tremante, avvicina la sua lasciandosi stringere ma senza provare nulla sulla pelle: è pur sempre tornato ad essere un angelo, così pensa Luke, almeno.
Ma Jade stringe un po' troppo forte e «Ahia! Sei tosta, ho capito, non serve ridurmi la mano in poltiglia» reazione che lascia basiti i due ragazzi lì presenti.
«Senti il dolore?» chiede Luke, avvicinandosi, ricevendo un'occhiata confusa da parte di Michael.
«Non dovrei?»
«Beh, no. Dato che sei un angelo: gli angeli non sentono nulla sulla propria pelle» e quelle parole hanno un certo senso per Michael, dato che, quel sabato sera in discoteca, una ragazza aveva pure tentato di toccarlo...
«Effettivamente, è strano. Io... sai quando ci siamo visti l'altro giorno, no? In discoteca» Luke annuisce «Una ragazza mi ha preso la mano per chiedermi una cosa ma... non la sentivo. Mi sono reso conto della sua presenza perché sentivo i suoi pensieri ma la mano non la... non la percepivo sulla mia pelle» e si guarda il polso, poi guarda Jade, la guarda fissa negli occhi per qualche secondo.
«Puoi provare a tirarmi un pizzicotto?» la incita, mentre lei non sa esattamente come riesce a non svenire sotto i suoi occhi.
Pizzica la sua pelle e Michael lascia scivolare quel lamento «Ahia! Cazzo, ti sento eccome» e la pelle di Michael diventa rossa dove è stata appena toccata dalle dita di Jade.
Com'è possibile tutto questo?
Michael è tornato ad essere un angelo, Michael non dovrebbe sentire niente, eppure Jade la sente eccome, sente lei e i suoi pizzicotti.
Si siedono sul divano.
Luke incita Michael a fare un'ultima prova, prima di rivelargli il vero motivo per cui l'ha fatto andare lì.
«Tocca il bambino, accarezzagli la guancia» richiesta che lascia Michael ancora più confuso, eppure, quando le sue dita sfiorano le guance di Nathan, lui sente qualcosa.
«Ha le guance calde, sono lisce e morbide» esordisce, facendo tremare le mani a Jade.
«Il giuramento di poter sentire, toccare, percepire solo la persona scelta per il salto, la persona che è l'amore della tua vita e tutto quello che la riguarda» sussurra la rossa, catturando l'attenzione di entrambi.
Ed è questa la soluzione.
Michael non è un angelo puro, Michael è ancora un mezzo uomo in grado di poter toccare Jade e suo figlio, ma la memoria è stata cancellata, facendogli scordare chi è la persona destinata a tale giuramento.
«Sentite, ragazzi...» dice Michael «Potete dirmi che cosa sta succedendo? Vi giuro, ho... ho mal di testa a forza di pensare, io... non capisco più nulla. Che ci facciamo qui?»
Il silenzio cala tra i tre ragazzi.
Michael continua a fissare Luke, che si morde nervosamente il labbro inferiore e, con la coda dell'occhio, guarda Jade e la sua aria triste, spaesata, confusa.
Nessuno sa come iniziare quel discorso.
«Michael... Posso chiederti una cosa?» interviene il biondo, facendo annuire l'amico.
«Tu... Non ti ricordi nulla di Jade?» e quella domanda fa raggelare il sangue alla ragazza.
Jade sbianca, mentre gli occhi di Michael la scrutano curiosi, un sorriso che sparisce, mentre scuote la testa.
«No, me l'hai presentata cinque minuti fa, cosa dovrei sapere?» e quelle parole, dette con semplicità, bastano a far perdere il fiato a lei.
Lei che sospira rumorosamente, lei che sta per crollare, lei che tira fuori dalla borsa quelle foto che ha portato con sé.
Le porge verso Michael, comincia a formulare quello che la sua testa elabora velocemente, spera con tutto il cuore di riuscire a fargli ricordare qualcosa.
Hanno un bambino.
Hanno una casa.
Non può una stupida amnesia avere la meglio.
«Ci siamo conosciuti a Melbourne, per la precisione in coda per il bagno, al concerto degli AC/DC. Che poi, com'è possibile trovare coda ad un concerto? Non lo so, però... Eri lì» comincia a raccontare, mentre Michael non si perde una sola parola, ritrovandosi sorpreso, sorpreso da quelle immagini che nella sua testa non compaiono.
«Mi hai fissata per tutta l'attesa, io che continuavo a imprecare contro tutti. "Possibile che per andare al cesso ci impieghiate anni?"» imita la sua voce, facendo inarcare il sopracciglio a Michael, facendola sorridere «Esatto. Mi hai guardata proprio così: il sopracciglio inarcato, lo sguardo confuso. Ti ho visto, sai? E ti ho chiesto con molta finezza "Che cazzo hai da guardare?"» ride, facendo sorridere anche lui.
Michael sposta lo sguardo verso una foto che ha in mano, è un autoscatto, per la precisione, lui sta mangiando un panino del Mc Donald mentre lei lo guarda con espressione triste.
«Ho fatto un periodo che... beh, ero costantemente a dieta» riprende la voce di Jade «E tu eri uno stronzo. Mi portavi al fast food, ti lasciavi ammirare mentre ti ingozzavi come un folle. Mentre io morivo di fame» e Michael sorride ancora, guardandola.
«A fine serata mi hai comprato un Kebab. L'ho mangiato con mille pentimenti in testa, dato l'immane sforzo che stavo facendo per stare a dieta. Ma... Tu... Tu mi ripetevi che mi amavi così e basta» lei arrossisce «La prima volta che hai detto di amarmi, stavo mangiando un Kebab. Sei sempre stato un idiota» e ridacchia appena, mentre le dita di Michael trovano un'altra foto, fatta sugli scogli, dove Jade e lui si stanno baciando, il mare australiano alle loro spalle, il sole a mettere in risalto le loro pelli chiare.
«L'abbiamo scattata prima di andare al cinema. Abbiamo visto "Colpa delle stelle", sei scoppiato a piangere come una ragazzina. Ti passavo i fazzoletti tra un popcorn e un altro» e sta volta a ridere è Luke per l'assurdità della cosa.
Ma Michael non sembra ricordare a pieno quei momenti.
Ha immagini offuscate, ha suoni lontani, flashback troppo difficili da mettere in chiaro, tanto che sospira, non riuscendo a rendere felice quella ragazza che siede vicino a lui.
Jade gli porge il braccio sinistro.
«Fammi vedere il tuo» lo incita, dicendogli di togliere la camicia, facendogli notare quel tatuaggio che gli marca la pelle del bicipite.
«To the moon...» legge Michael.
«And back» legge Jade, mettendogli sotto gli occhi il tatuaggio che marca la pelle di lei.
E qualcosa di familiare c'è.
«Lo abbiamo fatto insieme» e gli occhi verdi di lei diventano un po' lucidi, un singhiozzo a bloccarla, la disperazione che inizia a farsi sentire dentro.
In quel momento, il piccolo Nathan si fa sentire di nuovo, un pianto più forte che richiama l'attenzione di tutti, tanto da far scattare Jade in piedi.
Lo prende in braccio, lo stringe a sé, lo incita a stare calmo, a non piangere, nonostante lacrime calde le stiano rigando il viso.
Ma Nathan piange, piange e Jade si sente morire.
Michael non ricorda nulla.
Michael non sa chi è lei.
Lei non ha saputo abbattere il muro dell'amnesia.
E poi, dal nulla, una voce si fa sentire.
Un canticchiare lieve, dolce, una voce che fa voltare Jade di scatto.
Michael sta cantando quelle parole, parole che Nathan riconosce, per quanto possa essere impossibile.
«And now she's waiting for the right kind of pilot to come. And she'll say to him. She's saying.
I would fly to the moon and back if you'll be... If you'll be my baby. Got a ticket for a world where we belong. So would you be my baby?»

Parole che fanno mordere a Jade il labbro, parole che fanno calmare Nathan.
La canzone che Michael le cantava quando era incinta, parole che cantava a quella pancia che cresceva ogni giorno di più.
Michael si ricorda di quella ragazza.
Si ricorda la sua passione per il mare, per gli horror, per i tatuaggi, per le sue mille tinte per capelli.
Si ricorda quando hanno fatto quel tatuaggio, si ricorda i loro capelli rossi, si ricorda di aver appoggiato la mano sul suo ventre, quando gli ha detto di aspettare un figlio da lui.
Ricorda cose che la memoria tentava di cancellare, ricorda quel patto, quei numeri che segnavano la sua pelle mese dopo mese, ricorda il dolore provato gli ultimi giorni, ricorda ogni cosa e sembra quasi impossibile.
«Jadey» sussurra lui.
«Michael» e lei non può davvero trattenere quelle lacrime di gioia, mentre le si avvicina piano.
Accarezza le guance di suo figlio, gli bacia la fronte, per poi far incontrare il verde dei suoi occhi con quello di Jade.
Le prende il viso con le mani, i pollici accarezzano la pelle bagnata, si china su di lei baciandola piano, gentile, sentendola quasi tremare sotto il suo tocco.
Michel è tornato.
Michael ha abbattuto quel muro.
L'amnesia ha perso.
La speranza si fa più viva che mai in quella stanza.
Si fa viva, in particolare, dentro il petto di Luke che guarda la scena con un sorriso enorme.
Michael ce l'ha fatta.
Jade ce l'ha fatta.
E se ce l'hanno fatta loro, lui e Vanessa hanno la possibilità di non perdersi mai.


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