Novità.

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Capitolo 5

Novità.

I'm waiting for the moonlight
So I can find you
In this perfect dream
Don't think that you can
Hide there in the shadows
you're not invisible
Your all that I can see
 

Un’altra cosa che Luke odia, più dell’essere angelo, più di non poter toccare Vanessa, più di quel cretino che l’ha baciata sotto i suo occhi, più della discoteca, più della gelosia immensa provata in quell’istante, più di quella sensazione di dolore dell’animo che lo tormenta da quando ha visto le loro labbra incollate, è il fatto di riuscire a leggere nella mente di Vanessa quando lei è triste.
Ama, davvero, riuscire a frugare nella sua mente, lei è una persona così complicata da capire a volte, ma quando è immersa nella tristezza e nel dolore non sopporta questo suo potere, soprattutto se si deve sentire milioni e milioni di scuse rivolte a lui.
Mi dispiace.
Non volevo.
Sono una stupida.
Ero, sono, ubriaca.
Non volevo baciare lui per davvero.
Poi lui è un cretino, ha capito subito che ero debole.
Non lo volevo davvero.
Non volevo ferirti.
Pensavo a te.
Cazzo, l’ho appena ammesso davvero?
Tanto vale andare avanti, pensavo a te.
Pensavo a quanto sarebbe bello baciarti.
Pensavo che le sue labbra fossero le tue.
Vedevo te nella mia testa.
Ti prego, perdonami, sono solo… sono solo un’umana desiderosa del tuo affetto.
Sono solo… triste, perché il desiderio di poterti toccare è al limite.
Non sai quanto fa male non poter realizzare quello che si desidera.
Pensavo mi bastasse vederti e sentirti mio a parole, in piccoli gesti, nella nostra quotidianità, ma mi sbagliavo.
Ho paura, perché temo di averti ferito a tal punto di non poter godere nemmeno della tua presenza.
Perdonami, ti prego, sono solo umana, provo emozioni che neanche le parole saprebbero esprimere.
Quello che sento, quando penso a te, è indescrivibile.
Se li ricorda tutti quei pensieri, i pensieri di un’ubriaca, un’ubriaca con le lacrime a rigarle il viso da quando ha lasciato la discoteca, un’ubriaca che ha varcato la porta di casa urlando il suo nome ma, lui, da quel tetto, non ha voluto muoversi, non ha voluto guardarla in faccia, il ricordo di quell’immagine gli faceva male anche se lui, angelo, non è in grado di provare dolore.
Lei ha preso sonno con quei pensieri, lo ha tormentato per circa dieci minuti prima di addormentarsi definitivamente; a momenti scoppiava, Luke, perché quei pensieri li sentiva fin troppo bene, ma la voglia di andarsene lontano, per evitarli, non c’era.
Lei lo ha ammesso: a lui ci tiene troppo.
Lei lo ha confessato: non ce la fa più ad andare avanti così, a parlare con qualcuno che nessuno può vedere, a parlare con qualcuno che non può neanche toccare e, forse, pure lui è arrivato al limite di quella sofferenza, perché di questo si tratta, di sofferenza, di frustrazione, di dolore che si provocano a vicenda stando insieme ogni giorno da quando si conoscono.
Ma il solo pensiero di andarsene è ancora peggio, ne è certo.
Con un salto, raggiunge la terrazza di casa sua, la finestra l’ha lasciata aperta, quella stupida umana, perché vuole che lui ritorni ma, così facendo, invita pure persone indesiderate ad entrare, mettendosi in pericolo, mettendo a rischio la sua vita per lui.
Luke avanza in 

camera

 sua, il buio di quella stanza è sporcato dalla poca luce che entra dalle tapparelle, ma l’immagine di lei è chiara ai suoi occhi, i suoi occhi azzurri che gli permettono pure di vedere con il buio.
“Occhi di gatto” lo aveva deriso lei una volta scoperto questo potere, lasciandolo un po’ interdetto.
“Si dice che i gatti vedono pure con le tenebre” aveva spiegato lei, dando ancora una volta una spiegazione alle sue mille curiosità.
Luke si avvicina al letto, si inginocchia vicino alla figura di lei, dorme a pancia in su, ha le guance che racchiudono le lacrime secche sulla pelle, gli occhi gonfi che si muovono un poco, un altro sogno che si è impossessato di lei, le labbra serrate e ancora un po’ sporche di rossetto, quelle labbra che, quella sera, hanno toccato labbra non sue.
Sospira, pensando ancora a quella scena, sospira e giura a se stesso di cancellare quelle immagini: che colpa ne ha, lei? Che colpa può avere dato che desidera solo poterlo sentire? Perché accusarla quando, pure lui, darebbe l’anima per poter sentire la sua pelle sotto le dita?
Forse ha sbagliato a non parlarle quando è rincasata.
Forse l’ha solo fatta soffrire ancora di più, lasciandola addormentare con la paura di non rivederlo più.
Forse lui sa essere ancora più cattivo di un umano, e per fortuna che è un angelo.
Forse lei lo sta un po’ influenzando, la vita terrena lo sta contagiando, dato che un angelo non dovrebbe far soffrire qualcuno.
«Scusami, piccola, scusami» sussurra, sapendo benissimo di non poter essere sentito.
La guarda fisso, lei continua a respirare a fondo, non si muove di un solo millimetro, lui si perde in quell’immagine di lei che ha davanti agli occhi, l'immagine che ama fissare senza mai stancarsi, senza mai stancarsi di quel profilo, quel naso non perfetto perché, come dice lei, “C'è una piccola gobba, il tuo invece è un naso bellissimo”; il profilo di quelle labbra fine, quegli occhi grandi da dove sporgono le ciglia ancora un po' sporche di mascara nero, quella pelle candida che, in questo momento, vuole provare a toccare.
Perché ormai non ce la fa più ad avere paura.
Perché ormai, questa situazione, è solo una tortura che vivono entrambi, tanto vale farla finita: se non riuscirà a toccarla, sparirà dalla sua vita, non ha senso continuare a starle accanto quando non possono avere un contatto, non ha senso continuare a torturarla così quando lei può trovare qualcuno che le voglia bene davvero, qualcuno che possa darle ciò di cui ha bisogno.
Avvicina le dita, lentamente, perché un po' di timore c'è ancora, perché il pensiero di dover andarsene lo ferisce, perché lei è l'unica persona che ha a questo mondo, perché sono cresciuti insieme, perché la ama così tanto che darebbe qualsiasi cosa pur di poterla toccare.
«Non ti sei stancato di studiare gli umani?» una voce interrompe quel momento, una voce lo blocca dal sfiorarle la guancia, una voce che lo spaventa e gli fa diventare le gambe molli.
La voce di un altro angelo.
«Che ci fai qui?» gli chiede infatti, alzandosi e facendo segno di cambiare stanza, lei potrebbe sentirli.
«Non eri partito per... Los Angeles?» gli chiede ancora, mentre l'angelo davanti a lui si fa strada fuori nella terrazza, aprendo la porta con le sue stesse mani, senza bisogno di usare la forza del pensiero.
«Come diamine ci sei riuscito?!» chiede ancora incredulo, mentre l'altro sorride, si passa una mano tra i capelli ricci.
«Dopo tutti questi anni, pensavo lo sapessi fare pure tu, Luke» le sue iridi marroni, quelle sfumature di verde che riconoscerebbe sempre.
«Io...» abbassa lo sguardo, quasi si vergogna.
«Lo so, lo so: tu vuoi toccare e sentire quello che le tue dita sfiorano» gli legge nella mente.
«Come mai sei tornato, Ashton?» e il diretto interessato fa spallucce.
«Se devo essere sincero, Los Angeles mi ha stancato» ride «Tuttavia, per ordini superiori sono dovuto tornare, non che la cosa mi dispiaccia, anzi, è sempre bello tornare a casa» e Luke inarca il sopracciglio.
«Ordini superiori?»
«Già, a quanto pare i tuoi lamenti arrivano in alto» e Luke non può evitare di alzare gli occhi al cielo, verso la luna.
«D-devo andarmene?» balbetta, la paura comincia a pervaderlo: Ashton è venuto a sostituirlo? Il messaggio che deve dargli è quello di andarsene? Che si sia comportato da egoista? Dove ha sbagliato?
«Ma cosa vai a pensare» comincia a ridere il ricciolino «Sono un portatore di belle notizie, io. Dovresti essere felice di avermi qui» lo rassicura, il corpo di Luke è meno teso.
«Volevo solo avvisarti di una cosa, dato che in tutti questi anni non sei riuscito a scoprirla da solo: gli umani possono vederti, se tu lo vuoi» spiega come se fosse la cosa più semplice al mondo: gli umani possono vederlo, che novità è? Una sciocchezza, agli occhi di Ashton.
Un miracolo, agli occhi di Luke.
«C-cosa? Io... io posso essere visto?» è incredulo.
«Certo che puoi! Mica ti uccidono se ti fai vedere, anzi, qualcuno ti ha pure già visto senza che tu te ne accorgessi» alza gli occhi al cielo, come se il suo amico fosse un autentico idiota, amico che non sa da che parte guardare: lo hanno già visto? Quando? Come? Perché non se n'è reso conto?
«Io... non capisco» sa dire soltanto.
«La tipa che lavora con la tua ragazza, quella che la becca sempre a parlare con te: una volta ti ha visto, per questo continua a cercarti» e l'ansia sale, batte dentro di lui, batte per gioia e imbarazzo, sente nuovamente quella sensazione di gambe molli, sente di nuovo di essere più umano che angelo.
«Lei... non è la mia ragazza» si ritrova a sussurrare prima di cambiare argomento «Monique mi ha visto? Ma... come si fa? Come ho fatto? Dio, Ashton, parla, ti imploro» gli si avvicina, mentre l'altro alza ancora gli occhi al cielo.
«Novellino» lo deride, prima di far comparire due ali bianche e grandi dalla sua schiena, ali grandi che si aprono davanti gli occhi di Luke, ali bianche che quasi danno un senso di luminosità in quella notte scura.
«Vieni, andiamo a fare pratica» lo incita, alzandosi in volo sopra di lui, Luke lo guarda sospeso nell'aria, lo segue con gli occhi e si sente come bloccato, quella notizia è la più sconvolgente del mondo, quella notizia potrebbe essere la svolta per tutto.
«Che ti prende ora? Non sai neanche volare?» lo richiama il riccio, distogliendolo dal suo stato di imbambolamento, agitandolo e facendolo scattare.
Ed eccole quelle ali, le ali che Vanessa non ha mai visto, le ali che lui usa poche volte, dato che rompono troppe magliette a suo parere, le ali bianche e grandi che si formano dietro di lui, quelle ali che gli danno un che di magnifico e unico, quelle ali che, prima o poi, deve mostrare a lei, dato che è un suo pensiero fisso, quelle ali che lo fanno sollevare da terra fino a fargli raggiungere l'altro angelo.
«Ti sei rovinato la maglietta, ma non ti hanno insegnato nulla? Quanto sei umano!» lo rimprovera Ashton, sospirando e scuotendo appena il capo, in segno di rassegnazione: Luke è un autentico ebete, un impedito, non un angelo; la prima cosa che si impara è non rovinare ogni tipo di indumento quando si vola, stare così tanto tempo con un'umana l'ha proprio mandato fuori strada, più umano che angelo.
«Insegnami!» lo incita il biondo.
«Non c'è niente da spiegare, Luke, sta tutto in quello che vuoi tu» dice velocemente, per poi volare lontano da lui, un solo battito d'ali lo porta così lontano: Ashton sì che è un angelo a tutti gli effetti, lui vola sempre, non si ferma mai, avrà fatto il giro del mondo un milione di volte, mentre Luke ha solamente girato l'Australia: ma Ashton non ha lei.
Lo insegue cercando di mantenere il passo, lo insegue e la velocità si mescola all'aria, tanto che gli occhi azzurri quasi bruciano, i capelli biondi e la sua maglietta si muovono non appena il vento li sfiora, è una corsa con le ali, una corsa che gli umani fanno solo con le gambe.
Ed ecco che poi Ashton si blocca di colpo, si ferma e precipita a terra, scende velocemente e le sue ali scompaiono a pochi centimetri prima che i suoi piedi tocchino il terreno: è strabiliante come riesca a controllare i suoi poteri, le sue capacità, al contrario di Luke che, non appena scende, ci impiega un po' a far sparire quell'ammasso di piume bianche che stanno sulla schiena.
«Dovresti seriamente imparare a controllarti, amico, sei incredibilmente imbranato, sia come umano, sia come angelo» lo rimprovera ancora.
«Io so far partire la musica da uno stereo con il pensiero!» la prima cosa che gli viene in mente.
«Io so cambiare Cd ad uno stereo, con le mani, io so raccogliere una moneta, con le mani» e gli occhi di Luke si riempiono di stupore «Ma soprattutto: io so toccare gli umani, so anche baciarli» e la sua risata beffarda fa diventare rosse le guance di Luke.
«Però non senti nulla» gli fa notare il biondo.
«Cosa te ne importa di sentire qualcosa? L'importante è saperlo fare, poco importa se quello che tocchi è caldo o freddo o ruvido o liscio...» e Ashton, tuttavia, non riesce a nascondere un po' di incertezza in quelle parole.
«A me importa, lo vedo nei film, lo vedo nelle reazioni di Vanessa, riuscire anche solo ad accarezzare qualcuno è... è magnifico» ammette, non lasciando lo sguardo dal pavimento.
«Lei ti... ti ha mai detto cosa si prova? Cosa si prova a baciare qualcuno?» domanda ancora il ricciolino, come se quel pensiero lo stesse tormentando.
Luke scuote la testa «No, ma... l'ho letto in un libro» ammette.
«Sai che roba, fammi il piacere» e sta volta a sospirare è Luke.
«Cosa vuoi saperne tu, che leggi solo cartelli stradali, tu che vivi solo per essere l'angelo perfetto, tu che... non sei mai riuscito ad affezionarti a una persona in tutta la Terra» e queste parole fanno male, forse un po' troppo.
«Cosa diceva quel libro?» si morde il labbro inferiore, Luke trattiene un sorriso.
«È come volare, senza bisogno di ali, i piedi non sentono più nulla sotto di loro, sei solo tu, lei e i tuoi sentimenti, hai il cuore che batte così forte che neanche te ne accorgi, hai le guance rosse ma non senti caldo, sei solo tu, lei e le labbra che si toccano piano, è magico, è surreale, è indescrivibile a parole, è inimmaginabile con i soli pensieri; bisogna provarlo, un bacio, per poterlo capire, per poterlo vivere» e Luke è sicuro di aver scordato qualche frase di quel libro, tanto che ha dovuto metterci del suo, tanto che, con la sua inesperienza, è riuscito a far salire il magone all'amico, il quale, non ha fiato per rispondere, non ha parole da lasciar scivolare: forse, anche a lui importa qualcosa della vita umana, forse, Luke ha torto nel dire che non ha mai provato affetto per qualcuno, forse, quelle parole servivano solo a colmare quella curiosità che lo logora ogni volta che ripensa a quel bacio.
«Ashton?» lo richiama il biondo, distruggendo quelle immagini che guardava dentro di sé.
«Prova a farti vedere da lui» risponde sgarbatamente, indicando un vecchio che si sta avvicinando ad una panchina con tanti pezzi di cartone in mano.
«Un barbone?»
«Sempre umano è, cosa ti importa?? Quanto sei paranoico»
«Beh, scusa se la prima persona che mi vedrà su questo pianeta è un senza tetto!» Ashton alza gli occhi al cielo.
«Se non ti dai una mossa, giuro, ti saluto e me ne vado, io avrei altro da fare» e le ali di lui si stanno già facendo vedere.
«Okay, okay. Dimmi che devo fare» se solo potesse fargliela pagare: una prima volta così importante, ridotta ad essere qualcosa di così banale.
«Devi volerlo» sentenzia Ashton «Devi desiderarlo, devi sentirlo dentro, se c'è volontà, allora ci sei anche tu, su questo pianeta»
«Facile a parole» e Luke si avvicina al vecchio, disteso sulla sua panchina.
«Luke...» viene richiamato, si volta un poco «Ti farò avere novità, riguardo al tuo “voglio sentire ciò che tocco”, presto» e un sorriso si forma sui visi di entrambi.
«Concentrati ora» lo incita l'altro, mentre Luke si posiziona in ginocchio vicino al vecchio che dorme, i loro visi alla stessa altezza, riesce a sentire il suo respiro.
Svuota la testa dai pensieri riguardanti il resto della sua esistenza.
Lascia che la sua mente si riempi della voglia necessaria ad essere visto.
Ma, il suo flusso di pensieri, lo fa scivolare solo su quello che accadrà se porterà a termine questo primo livello: pensa a come sarà felice di allontanare chiunque osi avvicinarsi a lei, sarà felice di poter essere visto in sua compagnia, sarà felice e libero di parlarle senza farla sembrare una pazza, sarà libero di poter essere visto in ogni momento e non solo da lei.
«Si svegli! È già mattina, sfaticato!» urla ad altissima voce, buttando fuori tutto il fiato che ha dentro, facendo sobbalzare dallo spavento colui che dormiva fino a pochi istanti fa.
«Brutto figlio di puttana!» risponde l'altro con tono pieno d'ira.
«Lei... lei mi vede??» chiede con gli occhi spalancati.
«Certo che ti vedo! Pezzo di merda!»
Pezzo di merda.
Certo che ti vedo.
«Dice sul serio? Come ho i capelli? Come sono vestito?» insiste, non rendendosi conto che l'altro lo sta per prendere a mazzate.
«Hai la faccia da stronzo! Brutto idiota! Stavo dormendo e non davo fastidio a nessuno! Coglione!»
Ho la faccia da stronzo.
Mi ha dato dell'idiota.
Questo vuol dire solo una cosa...
«Cazzo, lei mi vede!! Lei può vedere la mia faccia da stronzo!» annuncia felice come un bambino che ha appena imparato qualcosa di importante, annuncia con entusiasmo lasciando basito l'uomo che ha davanti agli occhi.
«Lei mi vede! Lei non può capire quanto io sia felice di essere lo stronzo che lei vede!» e il vecchio crede di avere un po' di paura: ma è matto? Ma è normale? Ma che cazzo succede?
«Ragazzo... ti senti bene?» quasi si preoccupa per lui, lui che continua a sorridere come un ebete, lui che ha gli occhi che brillano più del cielo stellato.
«Sto benissimo! Grazie, grazie davvero, lei è il mio miracolo!» strilla come un pazzo per poi cominciare a correre, corre veloce e poi lascia che le sue ali bianche si mostrino ancora, nonostante gli occhi di un umano a fissarle: quelle ali bianche si mostrano e lo fanno volare via, in cielo, facendogli dimenticare ogni cosa, facendogli dimenticare Ashton e il fatto che sia andato via da un po', facendogli dimenticare di essere guardato, facendogli solo pensare alla sorpresa che le farà il giorno dopo quando, non appena lei arriverà in biblioteca, lo vedrà comparire in mezzo agli umani, lo vedrà e lo saluterà e tutti potranno sentire la voce di lui mentre si rivolge a lei.
Già, è proprio questo che vuole fare, quella sorpresa verrà benissimo, quella sorpresa sarà l'inizio di qualcosa di nuovo.
E mentre Luke vola lontano, verso le stelle, verso l'alba del giorno dopo, il vecchio barbone è ancora seduto su quella panchina, intendo a fissare il blu della notte, gli occhi spalancati e le idee confuse: quel ragazzo aveva le ali, quel ragazzo è letteralmente volato via, quel ragazzo è così strano.
«Dio, lo prometto, non berrò un solo goccio di vino, ma non farmi più vedere gli angeli volare»

 
Note di Nanek

Io… che dire? Questo capitolo spero vi dia un po’ di speranza MA, state attente ;) il prossimo capitolo sarà molto…. Beh non ve lo dico XD ma spero di mettervelo presto ;)
Se volete scrivere qualcosa su Twitter, per interagire con me, usate il solito hashtag: #anAngelinDisguise.

E… beh direi che ho detto tutto =) ci vediamo presto care <3
Aspetto le vostre recensioni e grazie per tutto quello che fate, grazie davvero di cuore <3
Nanek

An Angel In DisguiseLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora