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L'indomani, Noah si preparava ad andare a lezione di storia con il suo amico Leonard.

-Hai rischiato grosso. – disse Leonard con sguardo concitato, mentre Noah prelevava i libri dal suo armadietto. –Un ematoma sublinguale può portare all'ostruzione delle vie aeree. –

-Nessuna ostruzione. – disse Noah, con un sorrisetto sghembo appena accennato – Il quarterback è meno forte di quello che sembra. –

-Non fare cose stupide. Non vale la pena farsi del male per una ragazza. Soprattutto per lei. – sottolineò l'amico, indicando il poster sulla parete, che ritraeva Lovelle ammiccante nella sua uniforme da cheerleader, con i capelli elegantemente acconciati attorno a un'ingombrante corona, e la scritta a caratteri cubitali: "Prom Queen".

Noah rise.

-Non so davvero di cosa ti preoccupi. –

Fu allora che vide Lovelle sfilare lungo il corridoio, circondata da atleti e, non voleva crederci, tra loro c'era Danny Connors.

Danny fece finta di non averlo visto, ma non osò guardare in sua direzione; Lovelle invece gli rivolse un cenno del capo e un sorriso abbozzato carico di vergogna, a cui Noah non si degnò nemmeno di rispondere.

Leonard aveva assistito alla scena. Si voltò di nuovo verso l'amico e non disse niente, ma la sua espressione di disagio, così come il lungo respiro carico di giudizio che prese, parlavano per lui.

Noah perse la giovialità che aveva mantenuto fino a quel momento.

-Che... grandissima imbecille... - quasi ringhiò, sbattendo l'armadietto con forza.

Anche quel pomeriggio avevano appuntamento a casa sua per studiare assieme.

Lovelle suonò il campanello e, quando lui aprì la porta, non gli diede il tempo di dire una sola parola in merito a ciò che avesse visto quella mattina; si addentrò nella casa a passo svelto, su per le scale, già pronta a difendersi.

-Prima che tu inizi a inveire contro di me e a dire che sono un'idiota e quant'altro, - iniziò. –voglio che tu sappia che sono consapevole di quanto sia paradossale che io continui a frequentare Danny. Il fatto è che non ho scelta: siamo nello stesso gruppo di amici e non posso evitare di vederlo. Te lo dico in anticipo perché il mio fegato non ce la fa a sopportare una lite ogni volta che ci vediamo. –

Noah sorrise alzando gli occhi al cielo. Anche volendo, non riusciva proprio a rimanere arrabbiato quando lei era così delirante.

L'avrebbe sbattuta contro una parete, nel migliore senso possibile.

Scacciò subito quell'immagine dalla propria testa. Da dove era saltata fuori?

-Non so di cosa tu stia parlando. – mentì, assumendo un falsissimo atteggiamento di nonchalance poggiandosi a braccia incrociate lungo lo stipite della porta della sua stanza.

Lovelle, che stava trasferendo freneticamente il contenuto della propria borsa sulla scrivania, si bloccò.

-Stamattina non mi hai salutata. Credevo che ce l'avessi con me. O che fossi deluso da me... –

-Magari semplicemente non ti ho vista. – sospirò lui, sdraiandosi sul suo letto. – So che ti sembrerà assurdo, ma non ruota tutto attorno a te, mitomane. Quanto alle tue pessime decisioni in fatto di amicizie... esci pure con chi ti pare, non mi interessa. Solo non aspettarti che venga sempre a salvarti e a prendermi gli schiaffi per te. –

Lovelle lo raggiunse, sedendosi sul bordo del letto.

-Ignorerò la tua sgradevole saccenza... - disse con un sorriso. – solo perché ieri sei stato molto carino a beccarti gli schiaffi per me. E anche a prenderti cura di me dopo... -

You Just Keep Me Hangin OnDove le storie prendono vita. Scoprilo ora