ROTTURA

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Sono seduta sul letto in attesa, tra le braccia stringo Sfera nella sua vecchia forma da gatto

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Sono seduta sul letto in attesa, tra le braccia stringo Sfera nella sua vecchia forma da gatto. Sabbath ci ha accordato il permesso per un ultimo saluto, anche lei desidera rivedere Simone. 

Lo stomaco è di pietra. Non riesco a stare ferma e il piede picchietta sul pavimento. Sento la porta aprirsi e mi irrigidisco trattenendo il fiato.

«Sfera!» Simone apre le braccia facendo cadere la borsa. La gatta le corre incontro saltandole in braccio «Come sono contenta! Sei tornata! » La coccola e lei strofina il naso contro il suo. Poi alza lo sguardo e nota che sono ancora ferma sul letto «Cosa c'è che non va?»

Faccio un gran sospiro «Simone, Sfera non può rimanere con noi»

«Ho capito, i suoi veri padroni l'hanno reclamata. È così?»

Ha gli occhi pieni di lacrime trattenute. «No, Simone. Sfera non ha padroni» in quel momento lei si divincola e con un balzo atterra «Vedi, lei non è nemmeno un gatto» ho la voce incrinata.

«Ma cosa stai dicendo, Lily?» è confusa. Come potrebbe non esserlo?

«Ecco... questa è la sua vera forma» Sfera riprende ad essere una piccola palla luccicante con le ali bianco latte.

Simone rimane ferma, ghiacciata, con le braccia lungo i fianchi, gli occhi spalancati. Muta.

«Vedi Simone, in questo periodo ho scoperto di poter viaggiare tra le dimensioni e lì ho incontrato Sfera e lei mi ha seguito...così» non sono capace a raccontare chiaramente la situazione. Simone è ancora ferma «Simone? Dì qualcosa»

«Tutto questo tempo» vedo passare un'ombra scura sul suo viso «per tutto questo tempo mi hai mentito! Non hai mai detto cosa fosse realmente quel gatto! E poi cosa sei tu? No, aspetta non dirmelo. No. Adesso no. Tutto questo è troppo. Vattene» indica la porta.

«Cosa?»

«Vattene Lily! Voglio stare sola. Vattene via!» mi urla contro.

Mi alzo terrorizzata, non ho più equilibrio. Il piccolo mondo che avevo costruito sta crollando come un castello di carte, attraverso la stanza cercando di non guardarla. Simone è ferma come una statua col braccio teso e il dito che indica la porta.

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