❥ COMPLETATO!
Volume 1 [REVISIONE]
Da sempre il genere umano ha creduto di essere in cima alla catena alimentare ma se non fosse realmente così?
E se le nostre emozioni negative prendessero forma?
Vi siete mai chiesti che sapore abbia il rancore...
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Sento un lieve bussare apro gli occhi confusa, non riconosco la camera dove mi trovo. Il cuore inizia a martellarmi nel petto. Un braccio mi circonda la vita e mi stringe a sé, le mie gambe sono intrecciate con quelle di Michael. La sua confortante presenza mi calma, sono nel suo appartamento ad An k'hel. Appena ho riavuto i miei ricordi è diventato normale per me chiamarlo col suo vero nome senza tentennare, impressionante quanto incida la memoria sui nostri comportamenti.
Il bussare si fa più insistente.
«Michael» sfioro le sue labbra con le mie «c'è qualcuno che bussa»
Lui si stropiccia gli occhi e biascica un buongiorno mentre si alza dal letto.
«Michael, aspetta!» si volta assonnato «Sei nudo! Indossa qualcosa prima di aprire» non riesco a contenere una risata.
Si guarda e dopo un secondo sul suo corpo appare una veste simile a quelle romane. Il mio adorabile Cesare personale.
Mi alzo anch'io dal letto e imito il suo abbigliamento tessendo un petalo caduto sul tavolino vicino alla finestra. I fiori presenti nel vaso stanno ormai appassendo.
«Buongiorno» Michael saluta qualcuno che non scorgo.
«Ciao, Michael» sull'uscio vi è una donna dai capelli biondo cenere. Sorride amabilmente, i lineamenti mi sono familiari. «Metatron ha chiesto di accompagnare Lilith nei suoi appartamenti» mi nota e sorride nuovamente.
«Se non è un problema vorrei scortarvi» risponde Michael con un sorriso tirato.
«Lo avevo previsto» la dama si incammina lungo il corridoio dando per scontato che l'avremmo seguita. Esce dal grande palazzo e percorre il perimetro esterno, si ferma all'ingresso di un grazioso giardino all'inglese. «Michael, ti prego di attendere qui. Metatron vorrebbe parlarle da solo»
Michael annuisce e si congeda con un inchino. Lo guardo mentre procedo: è fermo impassibile appoggiato al muro, come una guardia inglese.
Ci inoltriamo nel giardino e, tra fiori a me sconosciuti, scorgo una pianta familiare: un melograno. Vorrei chiederle il permesso di raccogliere un frutto, per controllare se sia realmente identico a quelli terrestri, ma la dama non pare molto loquace e non rallenta il passo. Varchiamo l'angolo del palazzo e ci ritroviamo sotto un lungo porticato, scorgo un tavolino e una poltrona che sembrano di vimini. Seduto su di essa un uomo molto anziano guarda dritto davanti a sé. Volgo lo sguardo nella sua stessa direzione e rimango affascinata dalla struttura che sorge al limitare della tenuta. Una cupola sovrasta le mura di un un borgo. Brilla di luce propria, i suoi colori variano dall'azzurro all'oro, il cielo sembra rifletterla come se fosse uno specchio o forse sto osservando un fenomeno simile all'aurora boreale terrestre.