"Ormai vi siete stampata nella mia anima per sempre. Ho acquistato un tesoro: l'idea della vostra perfezione."
- Fëdor Dostoevskij
Piper
Poggio la testa sul banco, non avevo mai preso meno di otto in geografia e quel sei e mezzo mi aveva spiazzata nel vero senso della parola
«Sono sicura che la prossima andrà meglio» il professore Avery mi carezza la schiena in modo cortese, il petto mi si scalda di affetto
Non mi stava giudicando.
Non mi stava sgridando.
Abbozzo un sorriso e provo a concentrarmi alla lezione e la correzione della verifica
Noto il prof lanciarmi degli sguardi e dei mezzi sorrisi assieme a degli occhiolini qua e la, mi ritrovo ad arrossire e ricambiare le sue attenzioni. Quando me ne accorgo mi guardo intorno cercando di vedere se qualcuno mi vedesse o sospettasse qualcosa
Alla fine della lezione preparo la mia roba con estrema lentezza
«Ci vediamo domani» mi dice Virginia mentre le altre si limitano a salutami con la mano
Finalmente tutti se ne vanno e mi carico lo zaino sulle spalle per uscire
«Piper»
Mi fermo. Lo sapevo mi avrebbe fermato.
Sorrido e mi giro verso di lui «Si prof?»
«Sarebbe meglio se ti fermassi per ancora due orette così possiamo ripassare quello che non hai capito, no?» cerca di suonare casuale «Ovviamente se puoi»
«Avviso mia zia e ci sono» esco per fare la telefonata
«Ti muovi!» esclama JJ
Mi blocco terrorizzata «JJ! Oddio mi hai spaventato» il cuore mi batte a mille e mi guardo intorno
«Scusa ma ti sto aspettando da mezz'ora»
«Non vengo, devo ripassare delle cose assieme al prof»
Alza le spalle «Okay»
«Ah JJ!» lo richiamo e lui si gira «Avvisa tu la zia» mi mostra il pollice all'insu e sorrido
Rientro in classe e il prof mi fa segno di sedermi sulla sedia affianco alla sua
L'aula era immersa nel silenzio. Ogni tanto sfogliavo il libro davanti a me, ma non riuscivo a concentrarmi. Il cuore mi martellava nel petto, e il motivo era proprio accanto a me: il professor Avery.
Era così vicino che potevo sentire il suo profumo. Quel misto di dopobarba e qualcosa di più naturale, più intimo, che mi faceva girare la testa. Cercavo di non guardarlo, di non pensare a quanto fosse affascinante quando si chinava per spiegare. Ma era inutile.
«Guarda qui» disse con quella voce bassa e calma che sembrava sempre sul punto di trasformarsi in un sussurro. Si sporse verso di me, indicando un punto sulla mappa. Io trattenni il respiro, sperando che non notasse quanto fossi tesa.
«Il movimento delle placche tettoniche è fondamentale» continuò. «Se capisci questo, il resto sarà più chiaro.»
«Sto cercando di capire, ma... è complicato» balbettai, cercando di sembrare tranquilla.
Lui si girò verso di me e mi rivolse un mezzo sorriso. Solo un accenno, eppure bastò a farmi perdere ogni parvenza di concentrazione. Poi prese il compasso dal banco e cominciò a tracciare un cerchio perfetto sul foglio.
«Guarda» disse, con una naturalezza che mi irritava e mi affascinava allo stesso tempo. Le sue mani si muovevano con una precisione ipnotica, e io non potei fare a meno di fissarle. Forti, sicure, con le vene appena visibili che sembravano suggerire una calma innata.
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Unhealed LOVE
Romantik‼️Se sapete di essere sensibili a certe tematiche continuate a scorrere‼️ "C'erano troppi segreti in quella cittadina... E io avrei svuotato il sacco una volta per tutte..." «Perché quando quel vuoto si impossessava di me pensavo fosse il cibo a pot...
