Capitolo 36

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"Non sopporto il pensiero che la mia vita stia scorrendo così in fretta e io in realtà non la viva"
- Hemingway

Eloisa

L'azzurro è sempre stato un colore che amavo, mi ricordava gli occhi di mia madre.

Eppure adesso non potevo che odiarlo

Tutte le damigelle indossavano il colore azzurro, compresa io.

Me ne stavo in un angolo a braccia conserte, Jennie rideva mentre almeno quattro fotografi la circondavano mentre lei e mio padre tagliavano la torta. Michelle se ne stava con le sue amiche dall'altra parte della stanza.

Odiavo mio padre per questo. Per aver sposato una donna che non nascondeva nemmeno il suo disprezzo per me.

La sentivo spesso discutere con mio padre chiedendo perché io stessi con loro, lei e Michelle erano la sua nuova famiglia, diceva che avrebbe dovuto sbarazzarsi di me.

E neanche in quei momenti si accorgeva quanto narcisista e patetica fosse.

Metteva Michelle in mezzo dicendo che non si sentiva sicura con me in casa, che avevo cercato più volte di attaccarle, che ero maleducata e non facevo niente.

E mio padre ci credeva.

Ma da vigliacco non aveva mai fatto nulla, né per aiutare me, né per aiutare lei. Viveva su promesse vuote a cui lei, ancora più ingenua, credeva.

Noto il fotografo posizionarsi davanti a loro, Jennie chiama sua figlia e la fa mettere davanti a loro mentre sfoggiano dei grandi sorrisi.

Il fotografo si gira per chiamarmi a mettermi con loro ma appena faccio un passo avanti lei mi scocca un occhiataccia e dice qualcosa al fotografo, che si mette in posizione.

Cerco gli occhi di mio padre che quando mi trovano mi comunicano dispiacere. Ma oltre a quello non fa nulla.

Si stava facendo manipolare da quella strega e mi stava escludendo dalla sua nuova famiglia, non ero io che non avevo voluto essere parte di quella famiglia, sono loro che mi hanno escluso sin dal primo giorno.

Quello è stato lo scacco matto, la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Perché io prendo e me ne vado, corro via.

Passo affianco agli invitati e anche affianco alle mie amiche.

Sento delle voci richiamarmi ma io non mi fermo. Ieri c'è stato il funerale di Nives e nessuno l'aveva ancora superato. Avevamo passato tutta la giornata muti.

Quando sono abbastanza distante mi sdraio sul prato, e mi lascio ai singhiozzi. C'erano giorni che era impossibile respirare, questo era uno di questi.

Non voglio più stare qua. Non mi piace.

Quanto ancora sarebbe durato? Quattro anni erano troppi, devo incominciare a trovare un lavoro e salvare dei soldi, così appena potrò mi affitterò un appartamento, oppure viaggerò.

«Giornata di merda, eh?» sento una voce provenire dietro di me e mi giro di scatto.

«Delaney? Che ci fai qui?» mi asciugo le lacrime, ma poi mi accorgo che il mascara che le contornava le ciglia impeccabili le colava giù dalle guance

«Secondo te tutti dovrebbero avere il diritto di amare chi vuole?» la vedo abbassare lo sguardo

Arriccio il naso ma mi limito a rispondere alla sua domanda «Beh, ovvio, non scegliamo noi di chi innamorarci»

Si siede affianco a me mentre guarda avanti «Sono scappata di casa» dice tutto d'un fiato

«Cosa?!» mi giro verso di lei «E come farai? E poi perché dovresti fare una cosa simile? Tu non adoravi i tuoi genitori?»

Unhealed LOVE La tua prossima ossessione. Scoprilo ora