Presi il telefono, frustrata dal comportamento di Cody e Roman, chiamando mio nipote per elemosinare un passaggio. In realtà mi farebbe meglio prendermi una pausa da quei due, stavo pensando aspettando che Jey rispondesse alla mia chiamata.
"Ehi Jey, senti, non è che posso stare con te stanotte?"chiesi, facendo una smorfia per quanto suonasse egoistico. Però mi serviva. Se davvero volevo che quei due capissero i loro errori, dovevo lasciare loro spazio per pensare, e poi non avevo bisogno di preoccupazioni in quel momento.
"Yo ciao, Piccola Volpe. Arrivo, anzi, sono proprio dietro di te"disse, mentre effettivamente sentivo dei passi dietro di me. Misi giù la chiamata, sorridendo grata mentre mi accompagnava alla macchina. Mi sistemai sul sedile, dicendo una sfilza di 'grazie' e 'sei troppo gentile' oppure 'cosa farei senza di te?' ma anche 'devi volermi proprio bene per dare un passaggio con così poco preavviso'. Facevo un po' pena, diciamolo.
Arrivammo in hotel dopo qualche minuto di viaggio. Mentre Jey faceva il check-in, io stavo scrutando la hall per vedere se uno dei due ragazzi fosse lì. Visto che non c'era nessuno ne mio fratello ne il mio fidanzato, tirai un sospiro di sollievo. Non feci in tempo a mettere via le mie cose che crollai sulla sedia in cucina: appoggiai la testa sul ripiano, sentendo il freddo del bancone colpire la fronte.
Sentii lo scricchiolio della sedia vicino alla mia, un braccio intorno alla mia vita mi stava rassicurando. Jey mi prese delicatamente il mento, facendomi alzare lo sguardo verso i suoi occhi, visibilmente preoccupati. Quando mi chiese cosa fosse successo, tirai un respiro per trattenere le lacrime.
"Sono Cody e Roman, ecco cosa c'è che non va! Non posso stare con Roman senza nascondere i messaggi e le chiamate. Quando sto con Cody devo stare attenta a non farmi beccare! Non posso andare avanti così!! Voglio solo un po' di tregua da quei due, non posso scegliere"buttai fuori tutto come una cascata. Le parole mi uscivano in automatico, milioni e milioni di pensieri fatti in questi giorni. Lui sembrava capire la situazione, i suoi occhioni cercavano di prendere un po' del mio dolore, ma un enorme bivio attaccava tutto a me, schiacciandomi.
"Sai cosa? Sei solo stressata, una bella dormita e passerà"mi disse portandomi di peso verso il letto. Sapevo che non avrebbe funzionato, ma ero troppo stanca per combattere contro di lui.
Mi svegliai lentamente, ancora assonnata. Le luci del sole riempivano la stanza, mi colpivano in faccia, ignorando che mi avrebbero potuto svegliare. Jey era già in piedi, visto il letto sfatto e lo scroscio dell'acqua. Mi tirai a sedere, aprendo le finestre in cucina, respirando l'aria, seppur inquinata, di Chicago. In effetti, nonostante il consiglio di mio nipote fosse stato molto infantile, aveva funzionato: ero molto più rilassata, l'ansia sparita come se durante la notte avessi lasciato tutto sotto le coperte.
Non vedendo traccia di colazione, decisi di fare dei pancake, anche se non sono il massimo in cucina. Dopo aver consultato varie ricette, fatto tutto alla lettera per evitare un intossicazione alimentare, osservai soddisfatta l'impasto che si stava gonfiando sotto la luce del forno, andando a prendere la Nutella per farci da guarnizione, finchè non sentii il mio telefono vibrare.
Sapevo che era Cody, ci eravamo scritti stamattina, ma lo mollai sul divano appena percepii dove stava andando la conversazione. Una volta aperta la chat, mi bloccai con il telefono a mezz'aria, le farfalle che volavano libere nel mio stomaco.
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Avrei dovuto avvisare Jey che stavo uscendo? Certo che si. Era giusto perdonare Cody solo per un messaggio dolce? Ci ha anche messo troppo tempo. Scesi le scale con il doppio della velocità, rischiando di scivolare, ma non mi importava.
Lo vidi in fondo al vialetto, lo sguardo verso la sua macchina, che stava dall'altra parte della strada. I suoi capelli, vittima del vento, svolazzavano sulla sua fronte; lo sguardo era perso ad osservare la sua macchina che non mi sentì neanche arrivare, ma gli dava un tocco misterioso; il braccio, che era appoggiato sul cancelletto, metteva in risalto i suoi muscoli. I miei piedi sembravano non voler più collaborare: volevo solo correre verso di lui, baciarlo come mi aveva promesso, invece eccomi qui, totalmente imbambolata. Come impossessata, iniziai a correre verso di lui, ma mi sentivo completamente estranea, come se stessi vedendo tutto da fuori. Finalmente lui sentì i miei passi, prendendomi in braccio in tempo: senza molti indugi ci baciammo, le nostre facce appiccicate all'altra e le sue mani che circondavano le mie natiche. Sentii una portiera che si apre, sentendomi a cavalcioni su di lui capii di essere in macchina.
Sentendomi in estasi, sentii a malapena percepii il venticello che mi solleticava la faccia. Ci staccammo solo in quel momento. Aprii gli occhi, sorridendo come una sciocca, lasciandomi trascinare in un altro palazzo. Dovevo sgridarlo perchè aveva guidato (anche se di pochi metri, l'hotel di Jey era a 800 metri da dove stava Cody) mentre ci stavamo baciando? Si, ma ero troppo eccitata di scoprire cosa voleva fare dopo.
Salimmo di sopra, lui che mi tirava e io che ridevo come un ubriaca. A volte ci fermavamo a baciarci sulle scale, finchè non arrivammo alla sua camera, la 766. Mentre lui apriva la porta, mi guardai un attimo intorno, finchè non sentii una mano tirarmi impazientemente dentro, facendomi ridacchiare.
Sbattendo qua e là per la fretta, riuscimmo ad andare avanti a baciarci, ma sta volta sul suo letto. Le nostre labbra si cercavano, completandosi a vicenda. Lui era sopra di me, ma non stava schiacciando, anzi, si stava sforzando di non venirmi troppo addosso.
Sentii il bisogno di avere contatto, il più vicini possibile, più attaccati. Lui sembrò averlo già capito, poichè iniziò a togliermi i vestiti mentre io lo spogliavo dei suoi. Mi sentii bollente ed esposta: non era per niente la mia prima volta, se avevo fatto di sesso, ma con lui mi sentivo ancora una ragazzina di 16 anni spaventata.
"E menomale che doveva essere solo un bacio" dissi staccandomi un secondo.
"Devo fermarmi?"mi chiese subito, fermandosi.
"Devi solo provarci, e sarà la volta buona che ti ammazzo, Cody Rhodes"dissi riprendendo io nostro bacio.
Dopo un ultimo sguardo di conferma, non c'era via di ritorno. Baci, carezze, graffi, non potevano compensare il piacere che mi stava dando in quel momento, sotto le coperte, mentre entrava e usciva dentro di me. La timidezza se ne era andata, rimaneva solo il piacere del nostro rapporto e la mia mente stordita. Era la prima volta che lo avevamo fatto, un tempo che ho aspettando con ansia ma che ne valeva la pena.
Ci scambiammo parole dolci, promesse durature, finché non crollammo entrambi sul letto, esausti ma ancora emozionati dalla giornata.