Matthew sognava, ma quel sogno era lontano dalla dolcezza di un ricordo sereno.
Un incubo si stendeva come un velo nero sul suo passato, trasformando la luce in ombra e il calore in gelo.
Era un bambino, forse di otto anni, eppure la sicurezza di quel tempo si stava sgretolando come vetro sottile sotto il peso di un tempo che si deformava.
Nel primo quadro di quel sogno, il mondo era semplice, illuminato dal sole dorato del tramonto che baciava il giardino di casa.
I colori erano caldi, quasi tangibili: l'erba verde e morbida sotto i piedi scalzi, il cielo sfumato tra l'arancio e il rosa, e quegli occhi azzurri di Matthew che brillavano di un entusiasmo puro e incontaminato.
Le sue mani si muovevano con innocenza, mentre tirava a canestro quel pallone che sembrava volare senza sforzo, sospinto da un vento tiepido e leggero.
Accanto a lui, la figura imponente di suo padre si stagliava netta e rassicurante: spalle ampie, mani forti e gentili, e un sorriso caldo che riscaldava ogni angolo del cuore di Matthew.
La voce paterna si diffondeva profonda e tranquilla, un'ancora in quel momento di gioia.
— Punta più in alto, Matt —
Quel tono forte e rassicurante filtrava dolcemente nell'anima del bambino, regalandogli un senso invincibile di protezione. Matthew lo ammirava, quasi reverente, vedendo in lui un eroe, un gigante imperturbabile, un uomo capace di fermare ogni tempesta.
Quando il pallone attraversò la retina emettendo un suono di vetro che si frantuma dolcemente, la risata di suo padre esplose nel giardino come un'onda di calore.
Lo prese in aria senza esitazione, sollevandolo con un orgoglio che sembrava voler fermare quel momento per sempre.
Il cuore di Matthew si riempì di una gioia così pura da far brillare ogni fibra del suo piccolo corpo.
Dalla veranda, sua madre sorrideva serena, con la luce degli occhi colma d'amore infinito.
E Grace, la sorellina, correva felice tra l'erba, scalza e spensierata, il vestitino bianco macchiato di verde dall'erba umida, la risata che si spargeva nell'aria come un canto leggero.
— Anch'io voglio giocare— gridava, ruotando in una piroetta di libertà.
— Più tardi, piccola— rispondeva suo padre, la sua voce un'eco di felicità.
Ecco, quello era il paradiso di Matthew: un'oasi di calore, di amore e di sicurezza.
Poi, come una trappola che scatta all'improvviso, il sogno si spezzò.
La risata di suo padre si affievolì, diventando un brusio lontano, come un eco spento nel vento.
Il sole, quel sole dorato che dipingeva ogni cosa di tenerezza, si spense improvvisamente, inghiottito da una notte senza luna.
Attorno a lui, l'aria si fece gelida, tagliente come una lama invisibile che gli graffiava la pelle.
Il giardino, con i suoi colori caldi, svanì improvvisamente in un'oscurità priva di confini.
Buio.
Matthew si ritrovò rannicchiato sotto le coperte, il corpo stretto come per proteggersi da qualcosa di minaccioso.
Il respiro era corto, affannoso, come se l'aria stessa si fosse fatta pesante e irrespirabile. Accanto a lui, Grace tremava, le sue manine piccole aggrappate al tessuto con una forza che tradiva la paura di un pericolo invisibile ma palpabile.
Dal piano di sotto giungevano voci confuse, ma presto si trasformarono in urla.
La bambina fissava il pavimento, incapace di distogliere gli occhi da quella melodia caotica di dolore e terrore.
La voce di sua madre si spezzava in un lamento soffocato:
— No! Basta, ti prego! —
Poi un rumore sordo, come una frattura che irrompe nel silenzio.
Qualcosa di pesante che cadeva, si rompeva irrimediabilmente.
Seguirono le parole che Matthew non voleva sentire; la voce di suo padre si era trasformata, perdendo ogni traccia di calore e sicurezza.
Era aspra, tagliente, carica di una rabbia impetuosa e distruttiva.
— Sei tu la causa di tutto! —
Quelle parole si infilavano dentro Matthew come lame di vetro gelido.
Il suo cuore batté più forte, quasi soffocandolo nel petto, mentre il terrore si insediava corrente nelle vene, fondendosi con una sensazione di ghiaccio che sembrava paralizzarlo.
Il desiderio più grande era chiudere gli occhi, ignorare tutto, far finta che quella realtà non esistesse.
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Habit
FanfictionC'è un confine sottile tra l'amore che si vede e quello che si sente davvero. Matthew ed Evan lo attraversano di nascosto, notte dopo notte. Il loro non è un semplice legame, ma un universo parallelo fatto di sguardi rubati e baci che non possono la...
