I know what it is when I see it

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Evan si fermava a un palmo dal vetro freddo dello specchio, come se quel riflesso potesse trasmettergli un'oscura maledizione. Le dita nervose si persero in quei ricci castani ribelli, una giungla indomita che aveva perso la sua battaglia contro la gravità. Sul suo volto, una smorfia di frustrazione adolescenziale incarnava tutta la sua stanchezza di sé, senza bisogno di parole.
I suoi occhi scivolarono verso i vestiti abbandonati, testimoni silenziosi di tanti giorni trascorsi a studiare: jeans sbiaditi, consumati da innumerevoli sessioni, e una maglietta grigia con una stampa vintage ormai svanita, un'ombra del suo antico fascino.
— Sarà abbastanza? — la domanda rimbalzava dentro come un'eco insistente, un pensiero fisso prima di ogni avventura sociale, soprattutto quando doveva vedersela con Matthew.
Il fragile equilibrio di ansia e riflessione fu distrutto in un lampo. La porta della camera si spalancò con violenza, simile a un'irruzione della SWAT: un'ondata di profumo dolce, mescolata a un'energia incontrollabile, invase l'ambiente. Dalia entrò come se fosse padrona di casa, i suoi tacchi sul parquet scandivano un ritmo implacabile, annunciandola come un fuoco d'artificio.
Il suo vestito di raso rosso, audace e perfetto, disegnava una figura spavalda, mentre lo spacco vertiginoso sulla coscia sembrava un'arma di seduzione. I suoi capelli biondi, raccolti in una coda alta, ondeggiavano come uno scettro a ogni suo passo, mentre lo sguardo grigio, tagliente come il ghiaccio, squadrava Evan con un'analisi spietata. Un sorriso intriso di un disprezzo teatrale si disegnò sulle sue labbra.
— Questo — disse, indicando l'outfit di Evan con un'espressione di dolore quasi religiosa. — È la dimostrazione che l'umanità non ha speranza. Assolutamente inaccettabile —
Evan scrollò le spalle, incrociando le braccia, sconfitto prima ancora di combattere.
— ...E che diavolo c'è che non va, Oh-Regina-della-Moda? — protestò con stanchezza, ma già rassegnato.
Dalia sospirò teatralmente, alzando gli occhi al cielo come se cercasse una risposta nel soffitto.
— Amore mio, sembri il reduce di una maratona di studio di tre giorni, sopravvissuto a malapena a base di caffè scaduto e patatine. Non possiamo presentarti alla festa come se fossi il nostro zombie domestico —
Evan sbuffò, la frustrazione greve nell'aria, pur consapevole che aveva ragione.
— Non vedo il problema. È un vestito. Mi copre. Missione compiuta —
Un gesto regale della mano mise fine a qualunque obiezione, mentre Dalia si avvicinò all'armadio con la sicurezza di chi ha già deciso il destino altrui. Lo spalancò con autorità, le grucce tintinnarono come se protestassero. Senza nemmeno guardarlo, estrasse una camicia nera liscia e un paio di pantaloni abbinati.
— Ecco qua — annunciò, sicura come un chirurgo al momento della scoperta. — Questo è ciò che metterai. Fidati di me. Vuoi che Matthew sbavi o no? —
Evan tossì, un po' imbarazzato, ma provò a ribellarsi.
— Ma non è un po' troppo? Sembra l'abito per un funerale fashion —
Lo sguardo gelido e implacabile di Dalia fu la fine di ogni resistenza. Era un ordine.
La vestizione divenne un rito obbligato. Dalia, con una delicatezza inaspettata, passò le mani tra i ricci di Evan, domandoli senza cancellare del tutto la loro naturale ribellione, come a forgiare una versione migliorata di lui stesso.
Quando finalmente si osservò di nuovo nello specchio, Evan rimase senza fiato per il cambiamento. La camicia nera, temuta come una gabbia, gli cadeva invece con eleganza perfetta, disegnando una silhouette più snella e fascinosamente nuova. I pantaloni chiudevano il quadro con una linea inaspettata, pulita e potente.
Dalia, accanto a lui, assaporava la vittoria. Il suo sorriso ora era puro trionfo, gli occhi brillavano di malizia.
— Matthew si innamorerà — sentenziò, solenne ma con una scintilla ironica che Evan riconosceva troppo bene.
— O scapperà urlando — replicò lui, con un sorriso a metà.
Dalia rise piano, il suono leggero ma tagliente, un avvertimento dolce.
— Nel dubbio, vestiti bene. Nessuno ricorda un ragazzo con la maglietta stinta. —
Evan scosse la testa, ma un sorriso gli si dipinse sulle labbra. Guardò di nuovo il proprio riflesso e, per la prima volta, quello sguardo gli sembrò davvero degno di mostrarsi al mondo. Forse, sotto quella camicia nera, si celava davvero qualcuno che valeva la pena.

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