Fidati

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Il brusio della baita  era febbrilmente allegro. Dalle stanze superiori e dal soggiorno, filtrava il rumore di voci eccitate e risate, mentre l'aria vibrava, carica di profumi forti e familiari: legna ardente, resina fresca, il dolce sentore di caffè appena fatto.
L'energia di quella festa sommersa era palpabile, ma non era riuscita a penetrare nella stanza al piano terra dove Evan era seduto sul letto, immerso nella sua solitudine.
Il suo sguardo vagava perso verso il soffitto bianco, come se cercasse una via di fuga da quei pensieri che giravano in tondo.
Il corpo era immobile, quasi appesantito da un'energia trattenuta; le dita intrecciate e premete contro lo stomaco, mentre il petto si alzava e abbassava lentamente, in respiri profondi che sembravano richiedere un enorme sforzo consapevole, come se ogni inspirazione fosse una conquista.
Daniel si aggirava con un'energia nervosa, frugando tra i vestiti e cercando risposte nell'aria, ma la sua attenzione vera era tutta rivolta all'amico seduto.
Avevano parlato a lungo, per una buona mezz'ora: un lungo scambio di parole taglienti e silenzi carichi di tensione.

— È uno stronzo amico mio, ti rinnovo il mio invito a lasciar perdere — la voce di Daniel irruppe, decisa, tagliente nella sua sincerità.
Era una condanna definitiva, un giudizio netto come una lama.
Evan lasciò uscire un sospiro che sembrò svuotarlo completamente.
Con una mano si coprì gli occhi per un momento, cercando di spegnere i pensieri che lo assalivano come un fuoco sotto la pelle.
— Lo so che è uno stronzo — mormorò con un sorriso storto, stanco.
— Ma è difficile chiudere così all'improvviso—
— Certo che è difficile! Ma ti meriti di meglio — Daniel non usava giri di parole.
— Stasera non pensarci, cazzo. Ignoralo. Zero reazione— Il tono era quasi una prescrizione, un ordine deciso.
— E se poi ti si avvicina qualcun altro... tipo il ragazzo carino di oggi, quello che mi hai detto ti ha adocchiato al bar... — gli strizzò l'occhio con un leggero sorriso beffardo.
— Beh, flirta. Un po' di competizione gli fa solo bene e a te ti distrae —
Per un attimo Evan si sentì scosso da una lieve scossa di leggerezza, una boccata d'aria fresca che non provava da ore.
Il consiglio sembrava stupido, esagerato, ma stranamente adatto a quella situazione claustrofobica che portava dentro.
Scosse la testa piano, mentre il sorriso finalmente iniziava ad allargarsi, spazzando via per un momento l'immagine opprimente di Matthew e Jane.
— Sei un idiota — disse, la voce più aperta, più vera.
— Lo so — rispose Daniel con un ghigno soddisfatto, come se ci fosse orgoglio in quel suo essere idiota.
— Ma un idiota con ottime strategie —
I due amici si scambiarono uno sguardo carico di complicità, un sorriso appena accennato che sigillava la fine di quel momento di confidenza fragile ma preziosa.

Proprio in quell'istante, un colpo secco sulla porta semi-aperta squarciò quell'intimità, rivelando Matthew sulla soglia.
Si era cambiato, ma il suo volto tradiva tutta la tensione e la rabbia repressa che serbava dentro.
I suoi occhi,chiari  e furiosi, inchiodarono immediatamente Evan, mentre il suo sguardo tradiva una maschera di gelosia intrecciata a una frustrazione profonda

Daniel, che osservava attentamente l'espressione furiosa di Matthew, sollevò un sopracciglio con aria beffarda, un sorriso di soddisfazione che non cercava di nascondere.
— Oh, eccolo — disse con tono piatto, intriso di ironia, rivolgendosi a Evan.
— L'oggetto della discordia in persona  —
La battuta di Daniel fu come un colpo di stilettata mirato al cuore del problema.
Matthew serrò la mascella, combattendo contro un autocontrollo che stava per cedere sotto la pressione delle emozioni.
Con un gesto calmo e deciso, Daniel si alzò in piedi, si avvicinò a Matthew e senza toccarlo, ma con un passo che lo fece indietreggiare di poco, lasciando libero il passaggio.
— Bene. Noi abbiamo finito  — disse con voce fredda, gelida come il ghiaccio di montagna.
Poi si voltò verso Evan, il tono si fece di nuovo leggero, ma con un chiaro sottinteso: — Ti aspetto di là, riccio. Sbrigati a chiudere le questioni in sospeso... o a lasciarle in sospeso. Dipende da te—

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