L'atmosfera al Murphis pulsava di vita, un flusso incessante di energia che sembrava vibrare in ogni dettaglio.
Le luci al neon si alternavano in un gioco ipnotico, ora un blu gelido che tagliava la notte come lama, ora un rosso acceso, caldo e vibrante, che incendiava gli sguardi dei clienti.
Quegli stessi colori si riflettevano, disegnando ombre danzanti sulle pareti scure di mattoni, trasformando il locale in un quadro surreale, sospeso tra realtà e immaginazione.
La pista da ballo, stretta e gremita, era un mare di corpi che si muovevano in sincronia perfetta, guidati dal ritmo incessante della musica elettronica.
Ogni bassline era un battito nel petto, ogni synth un respiro affannoso.
L'aria, spessa e calda, portava con sé un miscuglio intenso: il retrogusto amaro dell'alcol mescolato all'odore pungente del sudore e a una fragranza dolce e avvolgente di fragole.
Ogni respiro sembrava entrare dentro, morbido e penetrante, creando una sorta di nebbia emotiva che avvolgeva i presenti in un incantesimo senza via d'uscita.
Dalia stringeva il bicchiere come un'ancora, appoggiata allo schienale del divanetto imbottito. I suoi occhi si perdevano nel vortice di luci, di visi sconosciuti e di frammenti di conversazioni sfocate.
L'eco della gara di nuoto, i festeggiamenti per il podio di Alex, sembravano distanti, come un ricordo sbiadito.
In quel luogo affollato, Dalia era un'ombra muta, un corpo estraneo che si muoveva senza mai incontrare davvero la realtà circostante.
La mente si allontanava, vagando altrove, ovunque tranne che lì.
Vorrebbe scrivere a Daniel, un semplice messaggio per invitarlo, per spezzare quella solitudine avvolgente, ma non c'era risposta. Nessun segnale.
Quel che doveva essere una serata spensierata tra amici si era trasformato in un groviglio di emozioni contrastanti, tra speranze sottili e silenzi pesanti.
A pochi passi, Alex si muoveva con naturalezza, immerso nell'atmosfera come se fosse la sua seconda pelle.
Rideva, scherzava con Evan, sfoggiando quella disinvoltura che solo chi si sente a casa può permettersi.
Ma Dalia, attenta, coglieva i dettagli nascosti: gli sguardi che si prolungavano troppo, quei sorrisi appena accennati, carichi di ambiguità, e il modo in cui il corpo di Alex si inclinava leggermente in avanti verso il riccio, un gesto spontaneo e al tempo stesso rivelatore.
Non serviva essere un'esperta per leggere tra le righe: lì, in quel locale, Alex era più per Evan che per la festa.
La gara era solo un pretesto, un velo sottile che celava un desiderio segreto, pulsante come la musica che riempiva la stanza.
Il sospirò di Dalia si perse come un soffio lieve tra le note basse che vibravano nell'aria densa. L'apatia la avvolgeva come un abito troppo stretto, una sensazione che le aderiva come seconda pelle, impedendole di respirare a fondo. Il suo sguardo si trascinava lento tra i volti della folla, privo di interesse reale, finché un colpo d'aria fredda, improvviso e tagliente, la scosse come uno schiaffo inatteso.
La porta d'ingresso si aprì con un fracasso secco che fece vibrare i vetri e catturò l'attenzione di tutti.
Un gruppo di ragazzi irruppe nel locale con la sicurezza di chi sa di appartenere ovunque vada. Sembravano usciti da una pellicola patinata, giovani stelle in uno scenario adolescenziale, con le luci soffuse del Murphis che ne esaltavano i lineamenti come riflettori su un palco improvvisato.
Tra loro, due figure dominavano la scena: Jaxson, con capelli biondi spettinati che parevano incorniciare un'aura ribelle, avanzava con passo deciso.
I suoi occhi azzurri, intrisi delle luci violacee e cremisi che vibravano nell'aria, bruciavano di una luce magnetica, capace di attrarre senza bisogno di chiedere.
Vicino a lui, Matthew, che incarnava un contrasto inquietante: immobile nell'anima ma in continuo movimento nel corpo, mani infilate nelle tasche del giubbotto di pelle, lo sguardo distante come se tutto attorno gliene importasse poco.
Eppure emanava anche lui un fascino silenzioso, quella sorta di vuoto che attira chi cerca qualcosa di vero.
Le ragazze vicino all'ingresso si voltarono quasi simultaneamente, come fiori inclini al vento. Alcune sfoggiavano sorrisi mischiati a curiosità, altre giocavano con i capelli in movimenti calcolati.
Ma Jaxson non sembrava notarle davvero. I suoi occhi vagavano oltre, esplorando i tavoli affollati, cercando qualcosa o qualcuno.
Quando incrociò lo sguardo di Dalia, il tempo si piegò e rallentò: un brivido gelido le corse lungo la schiena, pungente e improvviso.
Tentò di mantenere una maschera impassibile, di fingere normalità, ma quel semplice sguardo le trafisse il petto.
E poi arrivò il sorriso: sicuro, pieno, quasi un patto silenzioso.
Senza esitazione, si mise a camminare verso di lei.
Matthew lo seguiva con passo tranquillo, ma i suoi occhi non tradivano indifferenza. Scrutavano, cercavano, come a voler leggere ogni minima piega dell'ambiente.
Il cuore di Dalia iniziò a battere più forte, senza permesso né controllo.
Quasi d'istinto, sotto il tavolo, sferrò un calcio secco alla gamba di Evan.
— Che c'è?! — sussurrò lui, massaggiando il punto con un'espressione di dolore mascherata a fatica.
Dalia non rispose, indicò appena con un cenno del mento l'ingresso.
Evan si voltò e il suo corpo, sino a un attimo prima rilassato, si irrigidì quasi impercettibilmente.
Dalia registrò tutto, anche lo scambio di sguardi tra Evan e Matthew: carico, denso, un tacito saluto.
Il suo migliore amico rispose con un sorriso diverso da quelli spensierati lanciati in precedenza: un sorriso intimo, autentico.
STAI LEGGENDO
Habit
FanfictionC'è un confine sottile tra l'amore che si vede e quello che si sente davvero. Matthew ed Evan lo attraversano di nascosto, notte dopo notte. Il loro non è un semplice legame, ma un universo parallelo fatto di sguardi rubati e baci che non possono la...
