Sabato sera, eppure il cuore di Evan batteva con l'intensità di chi ha appena corso una maratona , eppure lui era fermo, seduto al tavolo del loro solito dinner, quel piccolo rifugio nascosto nel cuore pulsante della città.
Il locale emanava un'atmosfera accogliente, fatta di luci soffuse che diffondevano un caldo bagliore giallo, e pareti color crema, leggermente scolorite dal tempo, adornate di vecchie fotografie di band locali e poster di concerti ormai dimenticati.
Un jukebox nell'angolo gettava dolci note vintage nell'aria, un sottofondo adatto a far venire voglia di un milkshake alla fragola, la specialità immancabile di Dalia, che per ragioni inspiegabili Evan finiva sempre per ordinare anche lui, malgrado li avesse già bevuti milioni di volte.
Intorno al tavolo, il gruppo parlava a ritmo serrato, come se fosse una sfida per chi trovasse la battuta più veloce o la teoria più assurda. Daniel, sempre il più loquace, cercava di convincere Dalia che, secondo lui, il mondo intero non fosse altro che un gigantesco reality show , un'idea che faceva sbuffare la ragazza, ma che allo stesso tempo le strappava un sorriso divertito.
Evan, invece, era lì solo di corpo.
La sua mente vagava lontano, persa in un vortice di pensieri pesanti come macigni.
I suoi occhi scivolavano distratti sul menu, sulle luci calde, persino sulle persone intorno a lui, ma nessuno di quegli elementi riusciva a catturare veramente la sua attenzione.
La porta del dinner si aprì con il classico tintinnio della campanella, e una folata di aria fresca si diffuse nel locale, mescolandosi all'odore dolce e zuccherino dei milkshake.
Tutti al tavolo sollevarono lo sguardo, Evan incluso, che lo colse per un istante come se fosse il protagonista di un film.
Alex fece il suo ingresso, i capelli rossi brillanti sotto la luce ambrata e un sorriso malizioso che sembrava annunciare: "Ecco, sono arrivato, e adesso questo posto è più interessante."
Salutò alcuni amici con un gesto disinvolto e si avvicinò al tavolo con la sicurezza di chi sa di essere ben accolto... e forse un po' invadente.
— Ehi, ragazzi — disse, scagliando la giacca sulla sedia accanto a Evan come se fosse il suo trono personale — Spero di non disturbare la vostra festa privata—
— Ma figurati — rispose Daniel con un sorriso che tradiva un misto di sfida e curiosità, come a dire "Vediamo cosa combini, rosso."
Alex lanciò a Evan uno sguardo smaliziato, subito intuendo che fosse lontano con la mente.
— Evan sembri più perso di un gatto in mezzo ai piccioni. Vieni a fare una partita a biliardino? Ti serve un po' di azione—
— Nah, passo — rispose Evan, cercando di celare la stanchezza e il peso che sentiva dentro, la voce appena un filo.
— Dai, Daniel, vuoi sfidarmi? Ti farò vedere come si gioca davvero — Alex non perdeva occasione per mettersi in mostra.
— Preparati a perdere, rosso — ribatté Daniel alzandosi con un sorriso competitivo.
I due si avviarono verso l'angolo del biliardino, lasciando Evan solo con un silenzio che pesava più di mille parole.
Ma non dovette attendere a lungo: la porta si aprì ancora una volta, e l'atmosfera del dinner mutò di nuovo
Evan alzò lo sguardo e il cuore gli diede un colpo improvviso, come un battito saltato nel petto. Matthew era entrato nel dinner, seguito da Jaxson e da un gruppo di ragazzi e ragazze della scuola.
La sua presenza sembrava assorbire ogni rumore, come se nello spazio intorno a lui tutto si fosse improvvisamente fermato.
I capelli castani, scompigliati in modo studiato e trasandato, incorniciavano un volto che si muoveva con una grazia naturale, quasi teatrale. Quei suoi occhi azzurri brillavano riflettendo la luce come due specchi lucenti.
Ogni suo gesto aveva la precisione di un attore che sa di essere sotto i riflettori: salutava alcune persone con un sorriso appena accennato, sistemava il polsino della camicia con uno scatto quasi impercettibile.
Evan si sentì invisibile e ipnotizzato; ogni minimo dettaglio lo attirava, come fosse un magnete impossibile da ignorare. Un brivido gli corse lungo la schiena.
— Evan — lo interruppe Dalia con un sorriso divertito, consapevole e affettuoso — Stai fissando Matthew—
— Non è vero — replicò Evan, cercando di nascondere l'imbarazzo con un tono distratto e secco.
— Oh, ma certo che lo stai facendo — ribatté Dalia, sollevando il suo milkshake con un'aria maliziosa — Se non sapessi che sei il mio amico più normale, giurerei che stai facendo stalking a quel ragazzo—
Evan arrossì, abbassò lo sguardo e cercò di distrarsi guardando altrove, senza riuscirci.
Non riusciva proprio a distogliere gli occhi da Matthew.
Lo osservava mentre parlava con Naomi, la sua ragazza, che si appoggiava a lui come una pianta rampicante, ma più di tutto colpiva Evan la freddezza dei gesti di Matthew.
Non c'era passione in quel loro scambio, solo un'aria distante e ricoperta da una cortesia glaciale, che non passava inosservata.
Sembrava quasi che quella vicinanza fosse un dovere, più che una scelta libera.
"Perché stanno insieme, se lui sembra così distaccato?" pensò Evan, inconsapevole che Dalia lo stava ancora osservando con attenzione.
— Stai facendo gli occhi a cuoricino — disse lei all'improvviso, ridendo apertamente, senza riuscire a trattenersi.
— Non dire sciocchezze — rispose Evan, tentando di apparire indifferente, mentre il rossore sulle guance diventava più intenso.
Dalia inclinò la testa, come a dire "Ti conosco fin troppo bene".
— Se ti vedesse così, Matthew ti metterebbe subito in lista nera per stalking professionale — aggiunse con un ghigno malizioso — Ma non ti preoccupare, ti metto io in guardia—
Evan la guardò di sbieco, un sorriso timido che faticava a farsi spazio tra nervosismo e un pizzico di divertimento.
— Hai una strana idea dell'amicizia — mormorò, stavolta con un filo di leggerezza.
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Habit
FanfictionC'è un confine sottile tra l'amore che si vede e quello che si sente davvero. Matthew ed Evan lo attraversano di nascosto, notte dopo notte. Il loro non è un semplice legame, ma un universo parallelo fatto di sguardi rubati e baci che non possono la...
