Il locale era un labirinto di luci sfavillanti e suoni pulsanti, un vortice sensoriale dove ogni angolo si perdeva tra nebbia di fumo e odori intensi di alcol e profumi troppo dolci.
La musica rimbombava nei timpani come un cuore meccanico, instancabile e incessante, caricando l'aria di vibrazioni palpabili. La pista da ballo incarnava il nucleo pulsante di quell'universo: un mare di corpi intrecciati, che si spingevano, si accalcavano, avvolti dalla frenesia scatenata della notte.
Le luci stroboscopiche disegnavano ombre lunghe e vacillanti che si allungavano e si dissolvevano nel nulla, trasformando il presente in un momento sospeso e surreale, quasi fuori dal tempo.
Dalia avanzava con passo deciso ma cautamente misurato, consapevole della fragilità di quel terreno scivoloso sotto i tacchi sottili e alti che indossava.
Ogni passo era un piccolo calvario, un equilibrio precario tra fascino e insicurezza.
L'aria calda e densa le entrava nei polmoni con ogni respiro, mescolata all'odore pungente di sudore e alcol.
I suoi occhi cercavano di adattarsi alle luci lampeggianti che trasformavano ogni movimento in una danza confusa di colori e rumori indistinti.
Improvvisamente il piede le cedette, facendola vacillare in un attimo di panico che le serrò il cuore; un brivido gelido le percorse la schiena mentre il mondo pareva rallentare.
Ma prima che cadesse, due mani forti la afferrarono con fermezza.
Si girò di scatto, il cuore martellante nel petto, quel battito amplificato e rimbalzato dal caos del locale.
Davanti a lei c'era di nuovo lui.
I suoi occhi azzurri brillavano come un mare tempestoso sotto la luce intermittente, e il sorriso che le si dipingeva sulle labbra sembrava sospendere il mondo attorno, mettendo ogni distrazione in pausa.
— Tutto bene? — le chiese con una voce che trapassava la confusione come una freccia lanciata con precisione, impossibile da ignorare.
Dalia sentì un calore intenso salire alle guance, il respiro farsi corto e irregolare.
— S... sì, grazie... — balbettò, abbassando lo sguardo, incapace di sfuggire all'energia magnetica che lui irradiava.
— Comunque, sono Jaxson — disse lui con un sorriso carico di promesse e segreti non svelati.
— D... Dalia — rispose lei, la voce leggermente tremante, mentre dentro di sé un miscuglio di emozioni la agitava con forza.
Dietro di loro, Daniel osservava la scena con gli occhi nascosti da un velo sottile ma pungente di gelosia.
I pugni serrati lungo i fianchi tremavano leggermente, le dita incrostate di bianco per la tensione che pulsava in ogni fibra del suo corpo. Era come se dentro di lui si librasse una tempesta improvvisa e violenta, un urlo muto che chiedeva a gran voce di scagliarsi contro Jaxson, di allontanarlo con forza, di rivendicare quel che sentiva suo di diritto, la vicinanza e l'attenzione di Dalia.
Eppure, restava bloccato, immobile e silenzioso, come imprigionato in una gabbia di emozioni contrastanti.
La musica pulsante attorno a lui sembrava svanire, inghiottita da quel silenzio profondo che riempiva ogni spazio dentro di lui.
Il suo sguardo, fisso e gelido, era sospeso su quel momento come un'istantanea che voleva imprimersi nello spazio e nel tempo, ma il corpo tradiva la sua agitazione più di quanto gli occhi potessero mostrare: il petto gli pesava, il respiro si faceva corto e irregolare, un groppo di frustrazione gli si formava nello stomaco, serpeggiando come un serpente velenoso.
Jaxson lasciò andare Dalia con un gesto rapido, quasi distratto, come se quel contatto fosse stato un passaggio naturale e scontato.
Tuttavia, l'aria tra loro continuava a vibrare di una tensione palpabile, un'eco sottile che si diffondeva lentamente e sembrava sospendere il tempo stesso.
Quel tocco che si era appena spezzato sembrava ancora far battere i cuori più forte, come il residuo di un'onda lunga che non si placa.
Daniel distolse lo sguardo con difficoltà, nascondendo dietro una maschera composta il disgusto che gli serrava il petto.
Quella fitta dolorosa lo prendeva alla gola, schiacciandolo come un peso invisibile.
Il suo respiro si fece più irregolare, quasi affannoso, e un nodo di tensione si stringeva nelle sue spalle.
— Andiamo? — la sua voce uscì più dura di quanto lui stesso avesse voluto, carica di un'urgenza che tradiva il tumulto interiore.
Senza aspettare alcuna risposta, si voltò e si diresse con passo deciso verso la pista da ballo, lasciando dietro di sé una scia di agitazione.
Quelle parole erano insieme un comando e una richiesta silenziosa, il modo in cui cercava di dominare la sua inquietudine, di mettere ordine nel caos che gli bruciava dentro.
Ogni movimento del suo corpo teso parlava di una lotta silenziosa fra ciò che voleva e ciò che temeva, tra il desiderio di proteggere Dalia e la paura di perderla.
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Habit
FanfictionC'è un confine sottile tra l'amore che si vede e quello che si sente davvero. Matthew ed Evan lo attraversano di nascosto, notte dopo notte. Il loro non è un semplice legame, ma un universo parallelo fatto di sguardi rubati e baci che non possono la...
