Silvia's POV
Ho riflettuto tutta la notte su cosa fare. Mi passo una mano tra i capelli e sospiro. La mia decisione è chiara, all'improvviso ha prese piede in me. Basta fantasmi del passato, manicomi o antichi omicidi. Sono solo una studentessa che vuole imparare bene la storia. Non amo le complicazioni, mi fanno paura e le ripudio. Forse la mia fuga sarà sbagliata, anti producente e inutile ma almeno avrò provato a proteggere chi amo. E' così: fuggirò, litigherò con i miei amici e con mamma e papà, nessuno mi perdonerà mai ma non proverò più paura della vita stessa, né della morte e loro saranno salvi, forse. Deluderò i miei genitori talmente tanto che mi rispediranno dai nonni in Italia, liberandosi di me. Gli farò un favore. Guardando fuori dalla finestra la foresta mi sembra si restringa e mi sento soffocare. Basta! Scaccio via le coperte e decido di agire preparandomi. Sento che è giunto il momento e che è l'unico modo di spostare il focus di Felix da me. Al contempo deluderò i miei, Mina, Adam e persino forse la Davis. Mi si stringe il cuore al pensiero di Adam, che non lo rivedrò più. Lui che mi ama veramente e mi rende felice. Scuoto la testa. Devo farlo anche per lui. Scappare non è la soluzione ma come possiamo esserne certi? Magari invece così Felix mi lascerà in pace. Tiro fuori un vecchio borsone sportivo rosa marcato Puma e lo sbatto sul letto con poca grazia ma molta convinzione. Lo riempio con diverse cose mie come anche foto oltre che vestiti. Una mi soffermo a guardarla: ritrae me e Mina sorridenti con in mano dei dolcetti della tavola calda. Era il primo giorno di scuola. Ce l'ha scattata sua mamma. Mi rimbombano in mente le parole sia di Vicky che di Chiara Canta: scappare non lo fermerà, non servirà a niente. Le scaccio perchè io invece sono convinta che non sia così. Perchè deve farsi male qualcuno che amo, o io? Evitiamolo. Date si accavallano nella mia mente, gli omicidi a Linden...non ci voglio pensare. La porta nera mi si palesa nella mente. Scaccio anche quell'immagine e ficco il borsone sotto al letto. Non mi fermo al punto d'incontro fissato da Chiara ma proseguo verso la mia scuola che ancora vedrò per poco. Ho un piano. Mi guardo intorno ma forse Felix mi sta dando tregua. Cammino svelta fino alla biblioteca, prima che il mio coraggio svanisca divento una piromane ed io, studentessa modello, do fuoco al posto e a tutti quei libri preziosi e pieni di sapienza, ai tavoli in mogano scuro, a ogni cosa. L'allarme scatta, gli studenti fuggono, i vigili del fuoco arrivano dopo un pò con le loro sirene spianate, qualcuno usa gli idranti. Nessuno si è ferito naturalmente lo avevo preventivato, tranne la mia anima. Non solo, mi faccio cogliere di proposito sul fatto. Non piango, non sento nulla tranne un'incredulità di fondo e un sollievo: mi allontanerò, andrò in Italia, il mio destino è segnato. I miei genitori vengono subito allertati dai piani alti e poi siamo in tre convocati nell'aula del preside. Loro negano, mi difendono, la loro bravissima bambina? Impossibile, non è una piromane di certo ma io non parlo, lascio che parlino loro poi lo ammetto, confesso. Papà è preoccupato e deluso, mamma furiosa con me. Mi avvio con loro verso l'uscita, ovviamente sono espulsa, sento gli occhi di tutti addosso. Non oso guardare nessuno. Io sbotto in macchina:-<<Vi odio, odio questa città e questa scuola! Sappiate che non voglio più stare qui, tutto mi disgusta. Prima per tutti ero un'assassina, ora una piromane con la sola differenza che adesso tutti possono dirlo, tanto hanno ragione!>>-nervosamente mi metto la cintura e non li guardo. Li sto ferendo più che mai e non voglio leggere la delusione palese nei loro occhi ma per mamma prima c'è la rabbia. Nemmeno mi parla fino a casa.
<<Vedi di andare in camera tua e non uscire per nessun motivo al mondo. Espulsa, piromane...ah, sei anche in punizione>>
<<Ok mamma tanto voglio andare a vivere in Italia dai nonni!>>-sbraito salendo le scale.
<<Dai nonni, in Italia? Tesoro, siamo qui da molto...parliamone. E' per quel ragazzo carino con cui esci, Rivera, il figlio di Eve? Sembrava bravo...dicci almeno se è stato un incidente, ti perdoneremo, lo sai. Si risolverà tutto amore>>-è la voce conciliante di papà che tenta di raggiungermi ma gli sbatto la porta della camera in faccia. Ho le lacrime agli occhi, voglio piangere in santa pace.
<<No, lui non centra un bel niente. Sì, sono stata io e no, non è stato un incidente. Voglio stare sola!>>-grido portandomi un cuscino sulla faccia per soffocare un urlo e un pianto a dirotto. Per ore sento i miei di sotto confabulare, poi salgono in camera loro e ciò che dice mamma mi spezza il cuore quando dovrebbe rincuorarmi.
<<Nostra figlia è una squilibrata Ralph, andrà eccome in Italia e la questione è chiusa>>-l'ultima parola ce l'ha mamma Cristina che sbuffa e si mette a letto. Papà sospira ma poi la imita. Nella mia stanza recupero il borsone e controllo di avere messo dentro proprio tutto e prego davvero adesso che il mio piano funziona. Tecnicamente, sarò nuovamente sola e senza amici, se sarò furba tanto da tenermi alla larga dalla gente anche là, lui mi lascerà stare e nessuno si ferirà. Conficco le unghie nei palmi delle mani con tanta forza da farmi male. Reprimo un grido. Sarò sola. Sola. Sola. E nessuno mai mi perdonerà. I miei devono essersi addormentati e dopo diverso tempo li ho imitati. Una mano mi riscuote la mattina seguente, è solo papà. Trasalisco, pensavo fosse Felix. Devo avere gli occhi rossi e gonfi, mi bruciano. Mi informa pacatamente che mi amano e un giorno dimenticheranno l'accaduto ma che per ora andrò in Italia dai nonni in Toscana tra solo una settimana. In breve si stanno liberando di me, della piromane e della presunta assassina di Martah. Non occorre che papà lo dica. Mamma Cristina non vuole avvicinarsi a me, e forse è meglio così. Perchè fa così male ed è così pauroso? Questi giorni trascorrono con tranquillità, mi sforzo di non pensare a niente ma solo alla mia fuga imminente, tanto essendo espulsa non mi tocca la scuola. Ignoro chiamate, messaggi, nessuno osa venirmi a cercare a casa, nessuno sa che sto partendo. Mi obbligo a non rispondere a Mina, né ad Adam. Mi rilasso solo quando finalmente vedo dal finestrino dell'aereo la sagoma dell'Italia, sorrido come a una vecchia amica. Mi asciugo una lacrima e scendo.
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Amico immaginario
HororAttenzione: storia horror, consigliabile a un pubblico +14. Silvia è costretta a trasferirsi in America con i genitori a 14 anni, in seguito al fallimento dell'azienda agricola di famiglia. Silvia odia essere un peso per qualcuno, così non protesta...
