A Seoul l'alba non era mai davvero silenziosa. Anche quando il traffico non aveva ancora riempito le strade, c'era un brusio sottile che attraversava i palazzi, un respiro collettivo che non si fermava mai, tra i vari cinguettii. Wooyoung si destava quasi sempre prima della sveglia, nel piccolo futon steso nella stanza che la famiglia, che lo aveva preso sotto la sua ala protettiva, gli aveva preparato.
Ciò che lo svegliava usualmente non erano i mezzi di trasporto che percorrevano le linee e le fermate mattutine, bensì i movimenti lenti provenienti dalla camera accanto; quelli di San.
Non era fastidioso. Era come dormire nel medesimo letto e notare piccole cose dell'altra persona. Sapevi che andava tutto bene, al "solito", sebbene di ordinario ci fosse poco e nulla. Al principio succedeva sporadicamente, poi col passare delle settimane, era divenuta un'abitudine.
La prima volta che avevano fatto colazione insieme, incastonati in quella circostanza, il biondo non aveva saputo dove guardare; temendo di essere di troppo in quello scenario intimo. Ma il corvino lo aveva osservato senza esitazione, con una curiosità limpida, quasi infantile e quando le loro dita avevano iniziato ad avvicinarsi, col trascorrere delle occhiate, fino a sfiorarsi nel passarsi una ciotola di riso, nessuno dei due aveva ritratto la mano immediatamente.
Da quel giorno, le mattine avevano preso un retrogusto adrenalinico, lasciando la pigrizia alle spalle. Lo schema era diviso tra la madre che aiutava il giovane dai tratti felini a vestirsi e il biondo che preparava la tavola. Non era obbligato a farlo. Non era nemmeno per pura educazione. Era per spendere più minuti possibili con il diciottenne, prima che andasse a lezione.
Era strano da riconoscere, però ormai si capivano senza parlare.
Quando Wooyoung usciva fuori dall'abitazione, seguendo uno dei genitori, la sorella e il figlio in questione fino al van scuro, c'era sempre quel momento sospeso, ogni volta che lo sportello si chiudeva. Una sorta di bolla dall'atmosfera romantica in cui tutto andava a rallentatore. Dopodiché, la casa si svuotava e la vera giornata cominciava, scorrendo più veloce.
Apriva i libri sul tavolo appena liberato e studiava per ore. Analizzava tutto con disciplina, non importava di che materia si trattasse.
Durante le pause si concedeva di tornare all'ultimo saluto con il minore. In cada occasione risuonava differente. Avrebbe potuto scattargli una foto come quel famoso fotografo giapponese che aveva ripreso la moglie quotidianamente.
Inoltre, essendo già in ritardo per Il diploma, il diciannovenne voleva costruirsi il curriculum con qualche esperienza lavorativa, perciò quando poteva, ossia il pomeriggio, lavorava part - time in un minimarket del quartiere. Sistemava scaffali, salutava clienti, sorrideva meccanicamente. Ogni tanto controllava l'orologio. Non per la fine del turno in sé, ma per l'istante in cui avrebbe varcato di nuovo la porta di casa.
Quando rientrava, trovava spesso San in soggiorno. A volte guardavano video stupidi sul telefono, ridendo piano. In altre occasioni lui leggeva gli appunti delle lezioni. Il corvino ascoltava, aggiungendo qualche nota che I suoi professori gli avevano suggerito.
C'era una delicatezza nei loro gesti che nessuno aveva insegnato loro. Quando Wooyoung lo assisteva negli spostamenti dal divano alla sedia, lo faceva con una cura che andava oltre il semplice soccorso. Tutto si stava amplificando, lo si osservava nei dettagli: nel modo in cui cercavano di sedersi vicini o di sfiorarsi con i gomiti, nella maniera in cui il diciottenne gli scriveva "quando torni?" ogni sera prima che uscisse per il corso.
Il tanto atteso ritorno avveniva verso le 23:00, quando la casa era buia, però non sempre addormentata. Una luce artificiale filtrava dagli angoli in penombra, laddove San lo aspettava.
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Fix you
FanfictionIl destino del limite imposto dalla vita si incontra con quello della libertà più piacevole.
