Mi sento intrappolato, come in un luogo senza via di fuga. In questo posto buio provo sconforto, privato delle mie ali e della mia voce. È come parlare da solo quando cerco di comunicare: sembra che per gli altri conti solo ciò che vogliono loro, senza preoccuparsi di me. Cosa sbaglio? Di chi posso fidarmi veramente? Vedo solo enormi specchi che riflettono un bambino spaventato dai mille volti. Mi chiedo: qual è la mia vera faccia? Cosa nasconde la mia anima? Sono io che sbaglio sempre? Non riesco più a darmi una risposta.
Tante persone si sono allontanate per motivi diversi o perché si sono rivelate per quello che sono davvero. Non voglio più provare questo sentimento. Sono stufo. Mi domando se loro abbiano mai avuto queste preoccupazioni. Anche se siamo tutti umani, le emozioni e le sensibilità sono diverse, quindi magari a loro non importa davvero. Ho il presentimento che presto scoppierò a piangere: il cuore mi batte a mille, le mani mi tremano. Provo a dare il meglio di me, ma più lo faccio, più sbaglio.
Mi sento fuoriluogo. Ho davanti un baratro pieno di scelte ed errori, un'infinità di possibilità che possono svanire con un soffio di vento provocato da parole e gesti. Ho l'impressione di essere sempre messo da parte: a nessuno importa di me. Ogni volta la storia è la stessa: nascono questioni inutili e, alla fine, il cattivo resto sempre io. Provo a spiegarmi in tutti i modi, ma cazzo, se nessuno ci prova a capirmi. Posso urlare quanto voglio: per loro sono sempre "la vittima", quello che ama stare nel vittimismo.
Sono stanco. Non ne posso più di sentirmi così. Le mie opinioni valgono solo se agli altri vanno bene, altrimenti vengo schiacciato spiritualmente e mentalmente. È mai possibile tutto questo? Perché alcuni come me devono vivere sempre nell'ombra di qualcuno definito "migliore"? Mi sono stufato di farmi queste domande. Tanto, chi legge, se le porrà davvero? È già tanto se leggono queste parole! Oggi le persone sono interessate soltanto a ciò che appare subito; si scocciano di cercare e di farsi una propria opinione.
Basta ascoltare le solite stronzate delle stesse persone e allora, secondo il loro criterio, si vive felici e contenti. Sono allibito dal livello di bassezza a cui siamo arrivati. Devo sopportare parole, gesti e discorsi raccapriccianti verso la mia persona, ma quando comincio io a rispondere, ecco spuntare i lacrimoni. L'unica cosa che mi rimane da fare è ammutolirmi. Quando vedranno questo, saranno tutti contenti e andranno avanti con le loro vite come sempre.
Non so più che fare. Mi mancano tante cose e, anche se continuo a testa alta, sbaglio in continuazione. Desidero ardentemente essere capito; tuttavia, credo che l'oscurità attorno alla mia camera cerchi di pervadermi e affrontarmi. Danzo con il mio spirito con la musica, in preda alla follia più totale, mentre la mia coscienza divaga in mondi sconosciuti persino a me. L'unica voce che rimane, alla fine, è la mia.
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Il solstizio della ragione
Literatura FaktuIn questo libro troverete varie poesie o anche dei pensieri che vagano per la mia testa. Il titolo non è a caso, il termine "solstizio" indica quando il sole raggiunge la sua massima declinazione o in estate o in inverno, mentre il termine "ragione"...
