Swimming pool

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 «E quindi avete parlato civilmente» affermò Harry passando per l'ultima volta lo strofinaccio sul pavimento del bagno femminile dell'ultimo piano. Louis stava finindo di ripulire il lavandino dal detersivo, dopodiché sarebbero stati liberi di abbandonare l'edificio. Gli allenamenti per quel giorno era stati rimandati perché il coach si era preso l'influenza, ma il giorno dopo - nonostante la febbre - sarebbe sceso in campo a far 'spaccare i culi', come aveva detto nella chiamata di Liam Payne.
Harry vide il collaboratore scolastico Bud avvicinarsi con i loro zaini retti in mano, per cui lasciò la scopa e si sciacquò le mani dopo aver sfilato i guanti in lattice. Finalmente avevano finito, mancava solo un giorno e poi sarebbero potuti tornare a casa come tutti gli altri in tempo. Bud ridiede loro gli zaini salutandoli con delle pacche sulle schiene muscolose. «A domani» disse semplicemente, allontanandosi con la scopa e il secchio bagnato.
Harry e Louis uscirono dalla scuola, a passo lento e strascicato il primo, il secondo saltellando leggermente. «Harold, davvero, sono felice che almeno ieri non abbiamo litigato pesantemente. Sembra quasi che ci stiamo avviando a vivere serenamente l'uno accanto all'altra senza sbranarci, o almeno per buona parte delle conversazioni.»
«Buon per te, Tommo» disse Harry aguzzando la vista verso il bordo della strada. Liam Payne, Jason Mars e Micheal Clady erano disposti in semicerchio e stavano parlando con qualcuno di minuto di fronte a loro.
«Hanno accalappiato qualche bella ragazza?» chiese Louis spostando la testa per cercare di vedere di chi si trattasse. Harry osservò attento la scena, poi quando Payne si scostò un poco di lato, riuscì a vederla.
Rachel reggeva in mano tre libri stretti al petto come una barriera, un sorriso tirato sul volto e i capelli sciolti che le ricadevano sul davanti. Harry spalancò gli occhi e alzò il passo, lasciandosi Louis alle spalle che si mise ad accelerare per raggiungere l'amico.
Jason accarezzò il braccio di Rachel che, sempre sorridendo falsamente, fece un passo di lato, scansando il tocco del ragazzo, mentre Michael appoggiava il braccio sulle spalle di Liam Payne che era persino più alto di lui.
Harry avanzò e spostò Jason con uno scatto del braccio, posizionandosi davanti a loro. «Qualche problema?» disse semplicemente, squadrandoli con i suoi occhi verdi in quel momento molto più luminosi. Louis giunse accanto a Liam e gli diede un colpo sul bicipite sviluppato.
«Come butta?!» chiese, facendo sbollire la tensione che si era creata nel giro di qualche secondo. Rachel guardava Harry con le sopracciglia aggrottate, le labbra leggermente schiuse.
«Ehi amico, nessun problema. Perché sei così agitato? Stavamo solo parlando con Riley.»
«Rachel» lo corresse Harry, poi si accostò alla ragazza passandole un braccio sulle spalle minute. La ragazza sussultò un attimo. Non si conoscevano bene, da dove usciva tutta quella confidenza?
«Woah» fece Jason facendo un passo indietro, «attenzione ad intaccare le proprietà altrui.»
Rachel spostò il braccio di Harry con uno scatto rabbioso e lo squadrò. «Io non sono la proprietà di nessuno.» E detto ciò si allontanò lungo la via, avviandosi verso la biblioteca più antica di Londra. Harry si passò una mano stanca sul volto, e puntò il suo sguardo su Jason e gli altri due ragazzi.
«Perché non ve ne andate da qualche altra parte?»
Liam guardò Harry dubbioso. «E' la tua ragazza, quella?»
Louis si avvicinò al riccio. «No, Rachel non è la sua ragazza, ma vi conviene starle alla larga. Non avete qualcun altro a cui pensare?»
Michael prese Liam per un braccio «Andiamo a fare la spesa per la festa di questa sera invece di litigare per una ragazza.»
Liam annuì, aggiustandosi il borsone sulla spalla. «Certo. Ci siete stasera?»
«Vedremo di passare» disse Louis, poi notò che Harry si era allontanato e aveva iniziato a correre per raggiungere Rachel.

Il riccio quando le fu vicino le sfiorò il braccio delicatamente per non farla spaventare. «Ehi.»
Rachel si girò seccata. «Che c'è?»
«Non intendevo dire che sei una mia proprietà, prima» disse Harry con un filo di voce.
Rachel strinse i libri al petto, portandosi dietro l'orecchio una ciocca di capelli scuri. «Io non sono di nessuno, Harry» puntualizzò gettandogli il suo sguardo addosso.
Harry non potè che sorridere sentendo il suo nome abbandonare quelle labbra così sottili e delicate, ma poi si scosse dai sui stessi pensieri. Sicuramente quella ragazza era una strega, perché nessuna era riuscito ad incantarlo come lei stava facendo, semplicemente sbattendo le ciglia o pronunciando il suo nome.
«Sì, certo, questo l'ho capito. Solo che avevo paura che quei tre ti stessero dando fastidio» ammise grattandosi la nuca, imbarazzato.
Rachel scosse la testa, «No, stavamo solo parlando. Non c'è bisogno che mi difendi, sono abbastanza grande da farlo da sola.» Poi gli diede le spalle lasciandosi sfuggire un'ombra di sorriso. «Ciao, Harry.»
Il riccio rimase impalato sul marciapiede, mentre le macchine gli sfrecciavano accanto. Strinse gli occhi, poi con due rapide falcate la raggiunse rapidamente. «Devi studiare?» le chiese, ammirando i suoi occhi scuri come se non ne avesse mai visti così.
Rachel rise scoprendo i suoi denti bianchi, facendo risplendere il brillantino sull'incisivo. «Dovrei, ma c'è sempre qualcuno che non mi permette di raggiungere la biblioteca.»
Harry le sorrise e abbassò il suo sguardo sull'orologio al polso della ragazza. Le prese la mano delicatamente e fece ruotare il polso affinchè potesse vedere l'ora, mentre Rachel sussultava nuovamente sotto il suo tocco leggero. «Sono le sei. Ti va se alle sette andiamo alla festa?»
La ragazza aprì leggermente la bocca, sorpresa, «Ehm..» Cosa avrebbe dovuto dirgli? Sì, o no? «Harry, non conosco nessuno lì» ammise timida.
«Ehi, ci sono io. Conosci me, conosci Louis...non c'è niente di male, in fondo» disse lui sorridendole felice e in parte speranzoso che annuisse.
Rachel, timida, strinse le labbra. «Ma non ho tempo per prepararmi.»
Harry sbuffò e le sfilò i libri dalle braccia. «Questo significa che non potrai studiare quest'oggi. Che peccato» disse sornione, e Rachel fece per riprenderseli.
«Ridammeli.»
«Solo se vieni con me.»
Rachel incrociò le braccia al petto, facendo risaltare la scollatura della maglietta. Harry, guardala negli occhi, solo negli occhi, annunciò il suo subconscio, e il ragazzo si costrinse a perdersi in quegli occhi da cerbiatta. «Non accetto il ricatto» puntualizzò lei.
«Nemmeno io, per cui vieni e basta. Stiamo perdendo tempo e la lancetta scorre inesorabilmente.»
Rachel sbuffò riprendendosi i libri con un salto.
«Però, salti in alto.»
La ragazza sorrise stringendosi i libri in mano affinché non glieli prendesse nuovamente. «Solo se viene anche Ivy, con me.»
Harry lanciò le braccia al cielo, vittorioso. «Nessun problema, Louis ne sarà entusiasta.» Poi le prese tra due dita una ciocca di capelli, toccandola delicatamente. «Ci vediamo dopo, allora.»
Rachel schiaffeggiò scherzosamente la mano di Harry. «Ah, e mani a posto» pronunciò infine. Il ragazzo in risposta le sollevò, innocente.
«Dove ti passo a prendere?"
«Incontriamoci all'ingresso di Hyde Park. » E così Rachel iniziò a correre fermando l'autobus che aveva appena rimesso in moto per allontanarsi. Quando la vide salire, Harry sorrise e tornò da Louis che stava ancora parlando con i loro compagni di squadra.
«Andiamo, Louis» disse Harry strattonandolo per un braccio, «Ci vediamo più tardi» annunciò agli altri, poi l'amico si liberò dalla sua presa.
«Perché sei così felice? E' caduta ai tuoi piedi?»
Harry lo guardò e gli appoggiò una mano sulla spalla. «Amico, stasera Rachel ed Ivy verranno con noi due alla festa.»



Harry e Louis presero la macchina di quest'ultimo e alle sette in punto si presentarono davanti l'ingresso di Hyde Park. Delle ragazze nemmeno l'ombra.
«Dici che ci hanno dato buca?» esordì Louis controllando per la millesima volta l'ora sullo schermo del suo telefono. Harry era seduto sul sedile del passeggero, stretto nei suoi jeans neri e nella maglietta rossa che aderiva ai suoi muscoli.
«Spero di no» disse, controllando sempre fuori dal finestrino. Erano le 19.12 quando le videro girare l'angolo. Louis staccò le mani dal volante, appoggiandole sulle sue cosce.
Rachel indossava un vestitino che le scendeva morbido lungo le cosce, fermo all'altezza del ginocchio, i capelli raccolti in uno chignon e le converse ai piedi. Ivy invece indossava un semplice paio di Jeans, una canotta azzurra come i suoi capelli e un gilet di jeans posato su di essa. Louis si chiuse la bocca con un gesto della mano. «Porca puttana» disse prima che le ragazze furono abbastanza vicine da sentirlo. Harry gli diede una botta nelle parti intime.
«Contegno, Tomlinson, contegno.»
«Come faccio a tenere le mani a posto, Harry? Cioè, hai visto anche tu quello che ho visto. Credo tu debba ammanettarmi.»
Harry uscì dalla macchina aprendo la portiera posteriore. «Buona sera» esordì quando le ragazze gli erano ormai accanto. Accompagnò la portiera con un gesto elegante della mano. «Accomodatevi.»
Rachel scoppiò a ridere, ed Harry notò non fosse truccata. Com'era possibile che fosse così bella comunque?
Ivy invece aveva un rossetto leggero a coprirle le labbra carnose. «Ciao» disse salendo in macchina per prima e sedendosi dietro il sedile di Louis. Il ragazzo abbassò lo specchietto retrovisore per fare incontrare i loro occhi.
«Ciao anche a te, Azzurrina.»
«Chiudi quella bocca» gli rispose lei dandogli un colpo sulla spalla che fuoriusciva dal sedile imbottito, nonostante sul suo volto ci fosse un sorriso sincero.
Louis si morse la guancia e aspettò che anche Harry e Rachel entrassero in macchina. «Sei in questa macchina per la seconda volta in un giorno e mezzo.»
Ivy alzò gli occhi al cielo. «Non farci l'abitudine» disse mentre Rachel si sporgeva per entrare.
Harry le stava mantenendo la portiera aperta, e continuava a fissarla inebetito. «Sei bellissima.»
Lei si sedette e si chiuse la portiera alle spalle. «Grazie» disse serena.
Harry si aspettava che aggiungesse 'anche tu', ma evidentemente quella ragazza era nata per stupirlo continuamente. Sorrise di fronte a quella ''delusione'' e si andò a sedere sul sedile del passeggero, dopodichè si incamminarono alla volta di casa Payne.


Liam era figlio di due importanti imprenditori, per cui la sua casa era talmente grande e spaziosa da ospitare tutta la scolaresca. I suoi genitori gli avevano lasciato casa libera per quella sera, perché si fidavano abbastanza di lui da permettergli quelle feste imponenti senza che casa venisse distrutta.
Louis ed Harry parcheggiarono in una traversa e già per strada c'erano molte persone con bicchieri di punch in mano. Quando varcarono l'ingresso, Louis ed Harry precedevano Ivy e Rachel e vennero immediatamente accerchiati da ragazzine dagli ormoni a mille che spinsero le due ragazze e circondarono i due ragazzi, adorandoli e strusciandosi addosso senza alcun ritegno. Rachel si guardò attorno, non c'era nessuno che conoscesse, mentre Ivy accettava un bicchiere da un tizio dai capelli sparati in tutte le direzioni. Ne assaggiò il contenuto e «E' accettabile» disse scolando il punch in un secondo. Fece un cenno a Rachel ma lei negò l'invito a prendere qualcosa da bere, rimanendo un po' in disparte. Harry rideva a crepapelle con alcune ragazze che gli stavano ronzando intorno, e Rachel si sentì di troppo in un mondo in cui sentiva di non appartenere. Ivy invece parlava con chiunque le rivolgesse parola senza mai sbilanciarsi con le presentazioni perché «Chi li vedrà più?» diceva strafottente, e quindi si sentiva libera di comunicare con chiunque volesse. Rachel invece attendeva in disparte, non sapendo che fare. Poi ad un certo punto, mentre la calca si faceva più intensa e gente iniziava a traballare sui piedi, spingendosi e mettendosi carponi per terra, sentì due braccia stringerla e sollevò atterrita lo sguardo. Harry era davanti a lei e la stava facendo mettere in piedi dal muretto presso cui aveva deciso di sedersi.
«Scusami» disse, poi le mise una mano dietro la schiena e si avviarono verso l'interno della casa. Ivy era seduta per terra in un cerchio insieme ad altri ragazzi che sembravano sobri, però Louis le rimaneva accanto come se fosse il suo angelo custode, ed Harry non potè che ridere a quel pensiero, vedendolo nella sua maglietta bianca che faceva risaltare il suo viso dai tratti delicati. Spinse Rachel a proseguire e il padrone di casa si mise davanti la porta d'ingresso spalancata.
«Ehilà» disse aprendo le braccia ad accoglierli, «sono felice di vedervi. Servitevi, dentro c'è da mangiare.» E poi Liam si scostò, lasciandoli passare.
La musica si sentiva molto di più dentro l'imponente villa, e c'erano più ragazzi che si scatenavano. Niall era in piedi su un tavolo al centro di un imponente salone, una bottiglia in mano e il corpo appiccicato ad una ragazza che rideva a squarciagola per quella scena assurda, Jason beveva seduto sul divano e una ragazza dai capelli neri appoggiata sulle sue gambe e svariati ragazzi ubriachi che si spingevano finchè non fossero caduti per terra.
Rachel venne schiacciata da molte ragazze che si spintonavano per raggiungere il tavolo del buffet e venne separata da Harry che continuò a camminare tranquillo. La ragazza si tirò verso il basso i lembi della gonna e si strinse le braccia intorno al corpo, lo sguardo che vagava per la stanza alla ricerca di una capigliatura riccia e scomposta. Era sul punto di tornare indietro e ricongiungersi con Ivy e Louis quando sentì una presa salda sul polso che la fece muovere di scatto facendola scontrare contro il petto di Harry. Rachel alzò lo sguardo e vide il riccio che la teneva stretta a sè. «Scusami, ma altrimenti non ti avrebbero mai fatto passare.» Si girò e con il braccio libero si creava un passaggio in mezzo a quella confusione. Rachel si avvicinò di più al suo corpo e si aggrappò al braccio.
«Dove andiamo?» gli chiese all'orecchio ed Harry le sorrise.
«In piscina» disse e lasciò la presa sul polso della ragazza per prenderle delicatamente la mano e iniziando a correre per accorciare la distanza. In fondo alla stanza c'era un'imponente vetrata che Harry fece strisciare di lato e, dopo essere usciti, la richiuse alle sue spalle. La musica giungeva ovattata alle loro orecchie, non c'erano molte persone in quella zona, solo alcune ragazze che preferivano isolarsi dalla massa. Harry lasciò la presa sulla mano della ragazza e le fece cenno di seguirlo su una sdraio nell'angolo, prima di uscire su un altro giardino più piccolo.
«Non pensavo ci sarebbe stata così tanta gente» disse Harry mentre si sedeva e lasciava un po' di spazio per Rachel. Quando vide che la ragazza rimaneva in piedi, «Vuoi che mi alzi?» le chiese dubbioso.
Rachel sbattè le palpebre come appena uscita da una fase di trance, e gli sorrise. «No, no, puoi restare» disse e gli si mise accanto, allungandosi la gonna sulle ginocchia.
A differenza di casa, lì fuori, con la piscina illuminata da luci gialle, rosse e verdi, c'era un silenzio piacevole e rilassante e Rachel si fermò ad osservare le luci nell'acqua che si alternavano ritmicamente. «Questa casa è enorme» appuntò Rachel spostando per un attimo lo sguardo su Harry accanto a sè.
Il ragazzo sorrise, e si perse ad ammirare il contorno del suo viso, il profilo del suo naso e le labbra delicate spiegate in un sorriso appena accennato. «Grande sì, ma anche vuota. Liam è figlio unico, i suoi sono sempre fuori e questa casa non viene vissuta. Spero tu capisca il mio ragionamento.»
Rachel si girò a guardarlo, «Capisco perfettamente.» Poi si girò con il busto per restargli di fronte. «Io invece ho quattro sorelle più piccole e un fratello di due anni più grande, e la nostra casa non è che sia molto spaziosa, ma ci organizziamo come possiamo» gli disse. «E la tua famiglia?»
Harry scosse le spalle, giocherellando con gli anelli che aveva alle dita. «Ho una sorella più grande, Gemma, che è una gran rompicoglioni. Avrei tanto voluto un fratello maggiore.»
«Non è bello, sai? Cioè, mi spia in continuazione e mette in dubbio qualsiasi cosa io faccia. E' super protettivo e talvolta ciò è fin troppo fastidioso» ammise lei, girando il suo orologio al polso. Il cielo ora si era scurito, mentre un piccola fetta di Luna si levava da sopra gli alberi, riflettendosi sulla superficie dell'acqua nella piscina.
«Ovviamente io avrei preferito un fratello per poterci picchiare nel tempo libero.»
Rachel scoppiò a ridere e le venne spontaneo scompigliare i ricci di Harry, poi si rese conto del gesto troppo avventato e ritrasse la mano, allontanandosi un poco.
«Non mordo se mi tocchi» disse Harry. Rachel strinse le labbra e sollevò le spalle.
«Non sono quel tipo di ragazza, Harry» disse con un fil di voce, imbarazzata.
Il ragazzo la vide chiudersi improvvisamente, come se alzasse delle barriere intorno al suo corpo affinché nessuno riuscisse a romperle. Le prese la mano sinistra e le accarezzò il dorso con il pollice. «Lo so, non pretendo nulla infatti» disse con un fil di voce. Rachel mantenne lo sguardo basso, fisso sulle sue converse nere.
Harry le sollevò il volto con l'altra mano e le scostò alcune ciocche sfuggite allo chignon, ma non fece niente, rimase solo a guardarla con i riflessi dell'acqua che le si specchiavano sul viso. Quel momento di pace venne però interrotto dalla vetrata che veniva spostata con violenza, e Louis ed Ivy uscirono sulla loro stessa veranda, reggendo entrambi un bicchiere rosso in mano mentre ridevano insieme. Rachel si scostò dalla mano di Harry, sorridendo e torturandosi le mani.
Harry invece si soffermò ad osservare l'amico che finiva in un sorso la bevanda e lasciava il bicchiere sul bordo piscina. «Ti va di fare un tuffo?» chiese ad Ivy e la ragazza divenne seria di colpo.
«No.»
«E dài» mugulò Louis avvicinandosi sornione alla ragazza, le mani come a volerla afferrare.
Ivy gli lanciò il contenuto del suo bicchiere addosso e scoppiò a ridere vedendo la faccia orripilata di Louis con gli occhi strizzati. «Come hai osato» sibilò con i denti digrignati. «Ora me la paghi.» E si avventò sulla ragazza, mentre Harry e Rachel rimanevano spettatori di quella sceneggiata che sembrava essere uscita fuori da un film, la mano di Harry che quasi sfiorava quella di Rachel appoggiata sulla sdraio.
Louis afferrò Ivy per i fianchi mentre questa rideva e si dimenava, il ragazzo le si mise alle spalle e incominciò a spingere, facendola avanzare verso il bordo. Ivy cercava di frenare piegando e fissando i piedi, ma Louis era forte, poi Rachel si girò di scatto verso Harry.
«Louis non sa contro chi si è messo.»
Harry voltò la testa verso di lei, un sorriso sul volto. «Perché?» chiese interessato, alternando gli occhi su Rachel e su Louis che continuava a spingere imperterrito Ivy.
Rachel si sporse verso di lui affinchè non la sentisse nessuno. Mise una mano vicino alla bocca e «Ivy è cintura nera di karate da due anni» annunciò. Harry scoppiò a ridere e si tappò la bocca con la mano, accompagnato da Rachel.
«Allora credo non finirà per niente bene» ammise, soffermandosi su Ivy e Louis che ormai erano sull'orlo della piscina.
Louis pensava di avere la vittoria in pugno, spingendo Ivy con le mani salde sui suoi fianchi, ma la ragazza si piegò in avanti e allungò un braccio sulla sua schiena. Riuscì a svincolarsi dalla presa ferrea del ragazzo e gli fece fare una capriola, facendolo finire in acqua così velocemente che Louis non ebbe nemmeno il tempo di prendere aria. Ivy si ripulì le mani vedendo il ragazzo uscire la testa boccheggiando. «Ma che cazzo!» urlò, «Sei umana?»
Ivy si mise le mani ai fianchi. «Questo perché tu non mi possa costringere a fare qualcosa contro la mia volontà. Tienilo bene in mente la prossima volta.»
Louis sorrise compiaciuto. «Mi stai già dicendo che stai pensando alla prossima volta?» terminò sollevando le sopracciglia più volte.
Ivy si accovacciò sul bordo e lo schizzò con la mano, allontanandosi prima che Louis la tirasse in acqua con sè. «Stronzo» disse sorridendo sadicamente, e si avvicinò ad Harry e Rachel.
«Perché non hai detto a Louis che sei cintura nera?» chiese Harry ridendo.
Ivy scosse le spalle. «Perché dovrebbe sapere tutto di me?»
Rachel spintonò leggermente la sua amica. «E' andata bene la serata, per ora?» le chiese interessata. Ivy lanciò uno sguardo a Louis che si tirava su dalla piscina reggendosi sulle braccia muscolose, dove la maglietta bianca lasciava trasparire i suoi tatuaggi sui bicipiti scolpiti.
«Anche meglio di quanto mi aspettassi» ammise Ivy, poi si sedette accanto all'amica. «E la tua?»
Rachel guardò Harry e sorrise. «Tranquilla» ammise alla fine, ed Harry acconsentì, mentre Louis grondante d'acqua si avvicinava con un bicchiere pieno stretto in mano. Ivy non se ne accorse e Louis glielo svuotò addosso in un istante, bagnando anche i ragazzi che le stavano seduti vicino.
La ragazza dai capelli blu si girò con sguardo omicida verso Louis. «Stronzo al quadrato.» Dopodichè scattò in piedi e si mise a rincorrerlo. Rachel - che si passava le mani sulle braccia per rimuovere le gocce d'acqua - ed Harry si alzarono a loro volta e il riccio indicò la casa con un cenno del capo
«Torniamo di là?» chiese e questa volta Rachel si accostò maggiormente al suo corpo.
«Volentieri.» E seguirono gli altri due che si erano buttati nella mischia di ragazzi scatenati.  


N/A

Hello there.

Spero che la storia vi piaccia.

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All the love.


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