«c'è il WiFi?» continuava a chiedere Michael mentre gli altri tentavano in qualche modo di attaccarsi alla connessione. Io roteavo gli occhi.
«no ragazzi, noi il WiFi non lo abbiamo, non prende bene qui neanche il 3G, siamo un po' antichi e in periferia» rispose lei tutta felice e sorridente, i ragazzi invece persero il sorriso.
Come se lo avessero mai avuto.
Ancora lì quell'allocca di mia madre teneva aperta la porta mostrando un fantastico sorriso a 119 denti e aspettando che quei coglioni si fossero decisi ad entrare. Ci volle tempo, aspettai lì fuori per almeno 30 minuti. Nessuno dei ragazzi voleva entrare e disconnettersi dal mondo, stavo per colpire tutti e nove quei disagiati asociali demmerda con una pentola dritta sul naso.
«ragazzi io direi di tornare a casa nostra» disse Haroldo subito dopo aver avuto la risposta da mamma
«concordo»
«ragazzi, il Natale si passa in famiglia. Non mi interessa cosa voi vogliate fare con quei cellulari. Sono la vostra rovina. Ora io ve li sequestro e ve li ridarò dopo il bel cenone che passeremo tutti insieme nella bella e accogliente casa di Hope!» ci volle il prete a convincere tutti. Seriamente.
*coffcoff* diciamoci la verità, i telefoni glieli ha tolti a calci in culo.
Prese uno ad uno tutti i telefoni degli invitati e entrando dentro casa li posò in un cassetto.
«cosa si mangia?» Niall entrò in cucina e da lì non uscì più. Fantastico, avrebbe sicuramente reso felice quella cuoca di mia nonna.
Io in salotto stavo avendo un dialogo con mamma e quell'impiccione di Liam.
«e quindi la scuola come va figliuola?»
«BENISSIMO MAMMA» dissi io cercando di far capire a Liam di non aprire quella boccaccia che avrebbe potuto dire di tutto e di più.
«certo, siamo andati solo una volta a settembre, ma va comunque tutto molto bene, si»
«cos... scusate ma voi cosa fate durante la settimana invece di studiare?»
Vediamo: guardano cartoni animati, cantano e ballano a squarciagola sulle sigle dei cartoni, mangiano pizza all day all night, parlano con i muri, fanno uscire kebab dal bucio del culo, pregano tutti i Santi affinché la vita continui per il verso giusto, hanno crisi di indentità, si pettinano i lunghi e boccolosi capelli, giocano con gli unicorni, cantano come dei malati, strimpellano le chitarre alle 3 del mattino, donano macchine strafantastiche alle suore, guidano come ragazze mestruate con un ragno che cammina sulle loro facce e vengono nella mia camera a spaccare le porte.
«niente» dissi dopo un attimo di riflessione. Mamma annuì comprensiva e mi strinse al petto sospirando profondamente.
«hai veramente una vita difficile, nessuno vorrebbe essere al tuo posto»
Liam intanto ci osservava in un modo al quanto strano. Come se anche lui potesse capire il degrado di quella situazione.
Mi staccai dall'abbraccio e mi voltai trovando sul divano al centro della stanza Perrie Edwards che leggeva un libro capovolto.
«OMMIODDIO PERRIE EDWARDS AIUT DENTRO CASA MIA AIUT LA MIA IDOLA OMIODIO VOGLIO PIANGERE MUOIO CADO ROTOLO SVENGO MUOIO RISORGO ARIMUOIO E RISORGO E AIUT PIANGO AIUT»
«Ma se sono tua cugina e ci conosciamo da quando avevi ancora il pannolone» mi rispose lei lasciando per un secondo il libro sulle cosce. Sul suo volto c'era un'espressione indecifrabile.
«ah giusto» sorrisi e partì un flashback.
*guarda il muro alle sue spalle chiudendo gli occhi e concentrandosi*
FLASHBACK
«Hope, lei è tua cugina Perrie»
«Tao»
«TaoTao» rispose la biondina rubandomi la mia bambola preferita.
Ora la raso a zero.
