Capitolo 11- Happy Birtday Bailey

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Erano passati giorni, esattamente una settimana e mezza, dal mio arrivo a Sydney. Vedevo sempre meno mio padre e molto spesso mia sorella, mi era mancato il rapporto che in quegli anni avevamo messo a tacere. Non avevo ancora degli amici ben definiti, anche se non ne avevo mai avuti in realtà, mi bastava fare un cenno ogni tanto a quelli che ormai definivo "i miei compagni di classe", gente troppo semplice e strana allo stesso tempo.
Era il 12 Novembre, il mio compleanno, ma non avevo ancora ricevuto degli auguri a parte tramite messaggio da qualche parente poco importante che stranamente si era ricordato di me, non avrei voluto fare la vittima pensando ciò, ma quel giorno per me non era mai stato tanto importante da organizzare una festa nella quale si mangiava tanto e si faceva baldoria, quando ero piccola il massimo degli invitati erano stati qualche nonno o zio. Mi ero sempre ritenuta una bambina fortunata, i miei genitori, nonostante le difficoltà economiche e psicologiche che dovevano affrontare ogni giorno, non mi avevano mai fatto mancare nulla, era il mio carattere autoritario e riservato che non accettava manifestazioni di affetto troppo invadenti.
Il centro di Sydney era gremito di gente quel pomeriggio, l'estate era alle porte ormai e mi sorpresi di vedere gente in t-shirt, con la mia giacca ero a posto.
Ero da poco uscita da scuola e stavo cercando un posto in cui mangiare guardandomi intorno. L'osservanza che mi contraddistingueva si faceva sentire, ma non avevo nessuno con cui condividere le mie critiche o i miei pensieri, infatti ero sola. Avevo deciso di andare lì sola perché non avevo bisogno di nessuno.
Vedo una pizzeria italiana in lontananza e spero che la pizza non sia un granché o che comunque costi poco perché non ho mai amato spendere tanti soldi per mangiare.
Gustavo la mia striscia di impasto seduta su un muretto quando il mio telefono squillò più volte, era mio padre. In un primo momento fui indecisa sull'ignorare la chiamata oppure rispondere... A quanto parve, però, ci misi troppo tempo a pensare perché scattò la segreteria telefonica, riposi il cellulare in tasca ma decisi di prendere nuovamente il tram che mi avrebbe portata a casa, avrei scoperto lì cosa mio padre voleva.
Suonai più volte al campanello del grande portone davanti a me quando ricordai che quella mattina avevo preso le chiavi distrattamente; appena girai il pezzo di metallo nella serratura e uno spiraglio di luce diventò sempre più grande, mia sorella si fece mostrare coperta da un asciugamano striminzito allacciato al seno e i capelli ancora bagnati.
"Auguri Piccola" si avvicinò e mi lasciò un bacio sulla guancia. "Papà ti aspetta al bar qui di sotto, credo sia importante, poi torna qui a casa però...". Annuii semplicemente sorridendole, ma quello che uscì fu più una lieve smorfia. Poi girai i tacchi e scesi nuovamente le scale del grande condominio.
Il bar aveva una luce soffusa e la musica in sottofondo, una musica rilassante, anche se i clienti avevano tutto tranne l'aspetto di gente rilassata. Individuai mio padre parlare con un ragazzo di spalle appoggiato al bancone con davanti una birra. Mi avvicinai a lui facendo un cenno.
"Ecco mia figlia", lo sentii sussurrare allo sconosciuto con cui parlava. "Ciao Bailey, come è andata a scuola? Lui è Zayn".
Squadrai per pochi secondi il ragazzo che ora si trovava di fronte a me, il suo ciuffo moro era perfettamente in linea con il colore dei suoi occhi, così scuri e profondi.
Il suo look era nero e quasi dark e i tatuaggi che fuoriuscivano dalle maniche della sua maglietta e arrivavano fino al dorso della mano lo rendevano ancora più sexy. Non c'era dubbio che quel ragazzo lavorasse per mio padre ma non riuscivo a capire il motivo per il quale avesse voluto che lo conoscessi.
"Piacere" sussurrai sperando che i vocioni degli uomini presenti nel bar non avessero sovrastato la mia voce.
Quando tornammo a casa mio padre mi disse il motivo per il quale io avrei dovuto conoscere Zayn, e subito, stranamente, mi venne in mente Michael.
"Non puoi obbligarmi ad uscire con lui!", urlai dalla disperazione.
"E perché no? È un bel ragazzo e non voglio che frequenti gente che non conosco, sei sotto la mia tutela ancora e posso decidere per te!"
"Non voglio frequentare nessuno ora, smettila di decidere per me, ho una mia vita e, chiamatasi tale, voglio gestirla io!", sbattei la porta della mia camera e cacciai ancora una volta un urlo di frustrazione prima di sedermi sul letto a fissare il vuoto.
Mia sorella entrò in camera con un pezzo di dolce al cioccolato e alla vaniglia che aveva preparato per festeggiarmi, ma, capendo che non ero nella situazione migliore per andare in cucina e applaudire al suono di quella canzoncina, se pur di rito, così fastidiosa, mi portò il piatto in camera insieme ad una bustina. La sciarpa leggera blu con degli inserti arancioni mi rese molto felice, amavo tener al caldo il mio collo e quella l'avrei usata sicuramente. Dopo pochi minuti mi resi conto che era ormai troppo tardi per continuare a rimanere sveglia, quindi mi preparai per andare a dormire con tanto di crema per il viso e pigiama. Mi misi a letto e presi il cellulare proprio quando mi arrivò un messaggio da parte di Michael, aveva sicuramente chiesto il mio numero a Brook.
-Auguri Bay, scusa ma ho saputo solo ora del tuo compleanno. Allora come va? Ci sono novità? Hai voglia di parlarne? Michael xx-

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Scusate se è dal 14 maggio che non aggiorno ma ho avuto grossi problemi e ho dovuto accantonare questa storia. Sono ritornata solo per voi e spero con tutto il cuore che continui a piacervi e che non la abbandoniate. Vi amo❤️

Through the dark// Michael CliffordDove le storie prendono vita. Scoprilo ora